Chef condannato a Trento per annuncio discriminatorio: selezionava personale escludendo comunisti e persone LGBTQ+
Il tribunale ha condannato Paolo Cappuccio a risarcire la Cgil con 6.000 euro per i criteri di selezione ritenuti illegittimi pubblicati su Facebook per un hotel di Madonna di Campiglio
Quick Look
- Il tribunale di Trento ha condannato lo chef Paolo Cappuccio per aver pubblicato un annuncio di lavoro discriminatorio su Facebook per un hotel di Madonna di Campiglio.
- Il post richiedeva di escludere persone con posizioni politiche comuniste, scarsa propensione alle rivendicazioni sindacali e nessun problema legato all'orientamento sessuale.
- La Cgil del Trentino ha presentato ricorso, ottenendo una sentenza che obbliga lo chef a risarcire 6.000 euro e a pubblicare la condanna su testate nazionali.
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Il tribunale di Trento ha condannato lo chef Paolo Cappuccio per contenuti ritenuti discriminatori diffusi durante una selezione per lavorare in un hotel di Madonna di Campiglio. Al centro della vicenda ci sono i requisiti indicati dallo chef per entrare nella sua brigata: niente persone con posizioni politiche comuniste, scarsa propensione alle rivendicazioni sindacali e nessun “problema” legato all’orientamento sessuale. Indicazioni che, secondo il giudice, configurano una selezione basata su criteri discriminatori.
I fatti risalgono al 4 luglio dello scorso anno, quando Cappuccio pubblicò su Facebook un annuncio per reclutare chef e pasticceri in vista della stagione invernale. Il contenuto venne ripreso dalla stampa locale e rilanciato anche a livello nazionale, oltre a essere ribadito dallo stesso chef in diverse interviste, tra cui la trasmissione radiofonica La Zanzara e un articolo su Il Giornale.
La vicenda è approdata in tribunale dopo il ricorso presentato dalla Cgil del Trentino, assistita dagli avvocati Giovanni Guarini e Alberto Guariso. La giudice Giuseppina Passarelli ha definito le dichiarazioni dello chef come discriminatorie, emettendo una sentenza considerata tra le poche in Italia su casi simili.
Il tribunale ha condannato Cappuccio a risarcire il sindacato con una somma di 6.000 euro, oltre alle spese legali. Non solo: la sentenza dovrà essere pubblicata su una testata nazionale, tra cui Corriere della Sera, Repubblica, Il Sole 24 Ore, La Stampa o Il Fatto Quotidiano, per garantirne la massima diffusione.







