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BackCittà resilienti al clima: depaving, rifugi climatici e innovazione per affrontare il caldo
Città resilienti al clima: depaving, rifugi climatici e innovazione per affrontare il caldo
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Sky TG247/2/2026Environment4 min readItaly

Città resilienti al clima: depaving, rifugi climatici e innovazione per affrontare il caldo

Quick Look

  • Le città affrontano il cambiamento climatico con strategie come il depaving, la creazione di rifugi climatici e l'uso di materiali innovativi.
  • Interventi mirano a ridurre le isole di calore e migliorare la vivibilità urbana, con esempi da Barcellona, Francia e Italia.

AI-generated summary

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I centri abitati sono gli ambienti in cui gli effetti del cambiamento climatico si manifestano con maggiore intensità: cemento, asfalto, superfici impermeabili, traffico e un'elevata densità edilizia accumulano calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente nelle ore notturni, dando origine alle cosiddette isole di calore. Il risultato è una città che fatica a raffreddarsi, con ripercussioni sempre più evidenti sulla qualità della vita e sulla salute dei cittadini, soprattutto anziani, bambini e persone fragili. Per gli esperti, la risposta non consiste semplicemente nell'aumentare il numero degli alberi, ma in una trasformazione più profonda della città.

Sempre più amministrazioni stanno così puntando sul cosiddetto depaving, ovvero la rimozione delle pavimentazioni artificiali per restituire spazio al terreno naturale e alle superfici permeabili. Si tratta di un approccio che modifica il rapporto tra città e clima: il suolo assorbe l'acqua piovana, favorisce la ricarica delle falde, riduce il rischio di allagamenti e contribuisce ad abbassare le temperature, mentre la vegetazione raffresca l'aria attraverso l'evapotraspirazione e crea zone d'ombra più vivibili. La rinaturalizzazione, però, non può limitarsi a interventi isolati. Parchi, aree verdi, superfici drenanti e alberature devono essere inseriti in una rete urbana continua, capace di migliorare la ventilazione, ridurre gli hotspot e rendere le città più resilienti sia alle ondate di calore sia agli eventi meteorologici estremi. A questo si affiancano materiali innovativi, pavimentazioni riflettenti, sistemi di ombreggiamento e tecnologie progettate per limitare l'accumulo di calore negli spazi pubblici.

Molte città europee stanno già sperimentando strategie di adattamento climatico. Barcellona, ad esempio, ha realizzato una rete di Refugis Climàtics (rifugi climatici): biblioteche, musei, centri civici e impianti sportivi climatizzati che, pur mantenendo la loro funzione originaria, diventano punti di ristoro durante le ondate di calore, con l'obiettivo di garantire un rifugio raggiungibile in pochi minuti a piedi.

La Francia, invece, sta investendo con decisione nella rinaturalizzazione degli spazi urbani. Diverse piazze completamente asfaltate sono state trasformate sostituendo cemento e pavimentazioni con alberature, prati e fontane. Gli interventi hanno permesso di ridurre sensibilmente le temperature superficiali estive, in alcuni casi anche di oltre 10-15 gradi, migliorando il comfort climatico delle aree più frequentate. Parigi rappresenta uno dei casi più avanzati. La capitale francese sta convertendo numerose piazze minerali in veri e propri boschi urbani attraverso un vasto programma di depaving. Tra i progetti simbolo figura quello di Place de Catalogne, dove circa 4 mila metri quadrati di cemento lasceranno spazio a quasi 500 alberi con l'obiettivo di contenere il surriscaldamento estivo e restituire ai cittadini spazi pubblici più vivibili.

In questo contesto anche l'Italia dispone di un patrimonio spesso sottovalutato. Piazze storiche, cortili, fontane e la diffusa rete di fontanelle pubbliche possono diventare autentiche infrastrutture climatiche. Servizi apparentemente semplici, come i nasoni di Roma, le vedovelle di Milano o i toret di Torino, rappresentano infatti un presidio prezioso per offrire ristoro e acqua potabile durante le giornate di caldo più intenso.

Non solo. Anche in Italia, in varie città, stanno nascendo reti di rifugi climatici a disposizione della popolazione: da Bologna a Milano, passando per Roma e Napoli.

Accanto alla trasformazione delle città, gli esperti ritengono inevitabile una progressiva diffusione dell'aria condizionata. Il percorso potrebbe ricalcare quello già vissuto dall'automobile: se fino a pochi decenni fa acquistare una vettura senza climatizzatore era una scelta comune, oggi è praticamente impensabile. Lo stesso potrebbe accadere nelle abitazioni. Come ha raccontato a Il Messaggero Francesco Petracchini, direttore del Dipartimento del Sistema Terra e Tecnologie per l'Ambiente del Cnr, questa evoluzione dovrà però procedere insieme alla diffusione delle energie rinnovabili. L'impiego di pompe di calore alimentate da impianti fotovoltaici rappresenta una delle soluzioni più efficaci per limitare l'impatto energetico della climatizzazione. Anche azzerando oggi le emissioni, osserva il ricercatore, il sistema climatico continuerebbe comunque a registrare un aumento delle temperature per diversi decenni: la sfida, quindi, non consiste soltanto nella mitigazione, ma soprattutto nella capacità di adattarsi agli effetti ormai inevitabili del cambiamento climatico.

Tra le priorità indicate dagli esperti figura l'adeguamento degli edifici pubblici. Ospedali e scuole, in particolare, dovrebbero essere dotati di impianti di climatizzazione efficienti per garantire condizioni di permanenza sicure durante l'estate, non soltanto nel Mezzogiorno ma anche nel Centro e nel Nord Italia, dove le temperature stanno raggiungendo livelli sempre più elevati. Esperienze come quelle finanziate negli anni attraverso il Fondo Kyoto, che ha sostenuto l'installazione di pompe di calore abbinate a impianti fotovoltaici in numerosi istituti scolastici, dimostrano come efficienza energetica e sostenibilità possano procedere insieme.

L'evoluzione del clima impone dunque di ripensare il modo in cui vengono progettati gli spazi urbani. Servono città con meno superfici artificiali, una migliore circolazione dell'aria, più vegetazione e infrastrutture capaci di proteggere le persone durante gli eventi estremi. La tecnologia può offrire un contributo importante, ma da sola non basta. La resilienza passa anche attraverso interventi semplici e diffusi: una panchina all'ombra, una strada alberata, una fontanella funzionante, un edificio pubblico climatizzato facilmente raggiungibile. La città del futuro non sarà giudicata soltanto per il livello di innovazione tecnologica raggiunto, ma anche per la sua capacità di rimanere vivibile in un clima sempre più instabile.

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This article was originally published by Sky TG24.

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