Cnel: fuga di cervelli costa 16 miliardi l'anno, chi parte chiede stipendi alti e merito
Un'indagine del Cnel evidenzia l'emorragia di giovani qualificati dall'Italia. Tra il 2011 e il 2024 persi 441 mila giovani, con un costo annuo stimato di 16 miliardi di euro.
Quick Look
- Il Cnel evidenzia che la fuga di cervelli costa all'Italia 16 miliardi l'anno in capitale umano.
- Tra il 2011 e il 2024 persi 441 mila giovani.
- Per il rientro chiedono stipendi più alti, merito e opportunità adeguate.
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Why It Matters
Il Cnel ha analizzato il fenomeno della fuga di cervelli e l'andamento dei flussi migratori giovanili in Italia tra il 2011 e il 2024.
Il 93% del campione esaminato è laureato, con il 45% in possesso di una laurea magistrale, il 22% di un master, il 14% di una laurea triennale e il 12% di un dottorato. Il 58% ha lasciato l'Italia appena terminati gli studi, senza averci mai lavorato. L'87% dei rispondenti vive in un Paese europeo (il 60% nell'Unione europea, il 27% in Europa extra-UE) e l'8,5% in Nord America. Per il presidente del Cnel Renato Brunetta si tratta di “sedici miliardi l'anno di capitale umano formato in Italia e messo a frutto altrove” che rappresentano “un'emorragia che nessuna economia della conoscenza può permettersi”. Brunetta sottolinea che “quasi due terzi di chi ha risposto dichiara che tra cinque anni sarà dove ci saranno le opportunità migliori: quindi anche in Italia, se sapremo crearle".
I cosiddetti cervelli in fuga, per tornare in Italia, chiedono principalmente un aumento consistente delle retribuzioni, giudicata estremamente rilevante dall'83% dei rispondenti. Sommando i giudizi di rilevanza, le opportunità di lavoro adeguate al proprio profilo arrivano all'88% e il merito al 79%. Seguono gli incentivi al rientro con il 75% e la conciliazione tra vita e lavoro con il 72%, mentre alloggi accessibili e servizi pubblici efficienti, gli ambiti di competenza più diretta dell'attore pubblico, chiudono la graduatoria con il 63% e il 62%.
Nel rapporto si segnala che retribuzioni e merito sono le cause che spiegano la fuga dall'Italia. Le basse retribuzioni sono estremamente rilevanti per quattro rispondenti su cinque, seguite dalla cultura del lavoro giudicata arretrata e dalla scarsa valorizzazione delle competenze. Il 49% indica la lentezza della burocrazia e il 48% il peso di clientelismo e raccomandazioni, quota che cresce sensibilmente tra chi è partito dal Mezzogiorno. Alla domanda su quale singolo intervento avrebbe la precedenza assoluta, oltre la metà dei rispondenti (53%) sceglie le retribuzioni, quasi uno su cinque (19%) le opportunità di lavoro, il 6% la meritocrazia in senso stretto. Al Nord la priorità retributiva raccoglie il 55%, nel Mezzogiorno scende al 48% e lascia spazio proprio alle richieste di merito e di stabilità dell'impiego.
L’indagine si innesta sul quadro statistico elaborato dal Cnel, che fotografa una vera e propria emorragia generazionale: tra il 2011 e il 2024 l'Italia ha perso, al netto dei rientri, 441 mila giovani tra i 18 e i 34 anni, con un saldo negativo record di oltre 61 mila unità nel solo 2024. A certificarne l'anomalia è l'Indice Sintetico dei Flussi Migratori (Isfm) ideato dal Cnel: per ogni coetaneo che arriva da un'economia avanzata, partono più di 14 giovani italiani (14,5), a fronte di un rapporto sostanzialmente paritario (attorno all'unità) nelle altre grandi nazioni europee.
Il valore del capitale umano perso è stimato in 159,5 miliardi di euro nel periodo 2011-2024, pari a circa 16 miliardi l'anno secondo i trend più recenti. A parità di potere d'acquisto, tra il 2000 e il 2024 lo svantaggio salariale dell'Italia è peggiorato verso tutti i principali partner europei: da un vantaggio dell'1% a un ritardo del 7% rispetto alla Spagna, da un divario del 14% al 36% verso la Germania, fino a salire dal 39% al 71% nei confronti della Svizzera.
Secondo la professoressa Ordinaria di Economia Politica e Rettrice dell'Università di Milano-Bicocca, Giovanna Iannantuoni, “negli ultimi 25 anni, l'economia italiana ha mostrato una dinamica insoddisfacente della produttività, accompagnata da una debole capacità di innovazione e da una progressiva difficoltà nel valorizzare pienamente le competenze disponibili”. In pratica capitale umano e innovazione tecnologica sono le chiavi per sviluppare un’economia dinamica e attiva. Per far crescere il paese sarebbero perciò necessari investimenti e strategie per recuperare i cervelli in fuga.
Open Questions
- Quali misure concrete adotterà il governo per arginare la fuga?
- Come verranno finanziati gli incentivi al rientro?







