Crisi di Hormuz: doppio effetto sul commercio globale e vantaggio cinese in tecnologie pulite
Quick Look
La crisi di Hormuz potrebbe frenare il commercio globale a breve termine ma accelerare gli investimenti in rinnovabili, rafforzando il vantaggio industriale della Cina nelle tecnologie energetiche pulite.
AI-generated summary
Why It Matters
La crisi di Hormuz ha iniziato a influenzare il commercio globale.
La crisi di Hormuz potrebbe produrre un doppio effetto: frenare nel breve termine il commercio globale attraverso il caro energia, ma accelerare nel medio periodo gli investimenti mondiali in rinnovabili, accumuli ed elettrificazione. Una dinamica che rischia di rafforzare ulteriormente il vantaggio industriale della Cina nelle tecnologie energetiche pulite. È la lettura di Goldman Sachs Research, secondo cui l’aumento dei prezzi energetici e le tensioni sulle forniture di petrolio stanno già indebolendo la domanda nei principali partner commerciali della Cina, soprattutto nelle economie emergenti fortemente dipendenti dalle importazioni di greggio e gas. Secondo gli analisti della banca americana, il conflitto in Medio Oriente e le interruzioni nei flussi energetici stanno creando nuove pressioni inflazionistiche e rischi di stagflazione in diverse aree del mondo, dall’Asia meridionale e sudorientale all’America Latina fino ad alcune economie dell’Europa centro-orientale. Paesi che insieme rappresentano oltre metà delle esportazioni nominali cinesi nel 2025. L’impatto energetico rischia quindi di riflettersi direttamente sulla crescita cinese. Goldman Sachs prevede che il Pil reale della Cina rallenti al 4% nel secondo trimestre 2026, contro il 5,3% del trimestre precedente. A pesare sono soprattutto flessione della domanda globale, calo del reddito reale delle famiglie e difficoltà economiche dei Paesi importatori di energia. Il punto, però, è che la crisi energetica potrebbe accelerare una trasformazione strutturale molto più ampia. Secondo Goldman Sachs, gli shock sui combustibili fossili stanno spingendo molti governi a rafforzare gli investimenti in sicurezza energetica, rinnovabili, elettrificazione e tecnologie alternative per ridurre la dipendenza dagli idrocarburi e dall’instabilità geopolitica. Ed è qui che la Cina potrebbe trarre vantaggio. Pechino oggi domina gran parte delle filiere industriali della transizione energetica. Nel 2024 la Cina ha rappresentato circa l’86% della produzione mondiale di moduli fotovoltaici, l’80% delle batterie agli ioni di litio e il 68% dei veicoli elettrici, secondo Goldman Sachs Research. Settori ribattezzati i “new three”, le nuove tre colonne dell’export cinese green. Questi comparti valgono già circa il 4% delle esportazioni nominali cinesi e hanno contribuito per circa un punto percentuale alla crescita dell’export del Paese nel 2025. L’analisi mostra inoltre come le esportazioni dei cosiddetti “new three”, dopo il rallentamento del 2023-2024, siano tornate a crescere rapidamente tra 2025 e 2026, segnalando come la crescente domanda globale di sicurezza energetica possa rafforzare ulteriormente il vantaggio industriale di Pechino.
What to Watch
AI outlook — possibilities, not facts
Accelerazione degli investimenti in rinnovabili
Likely · Within months
Rafforzamento del vantaggio industriale della Cina
Very likely · Within years
Open Questions
- Quale sarà l'impatto a lungo termine sulla crescita globale?






