Devastanti alluvioni in Nepal e Tibet: oltre 630 morti, migliaia di dispersi e soccorsi difficili
Il bilancio delle vittime sale drammaticamente tra Nepal e Cina dopo le inondazioni e le frane. Il governo stima 4-5 miliardi di dollari per la ricostruzione.
Quick Look
- Oltre 630 morti e 3000 dispersi in Nepal e Tibet a causa di devastanti alluvioni e frane.
- Continuano i complessi soccorsi nei tunnel idroelettrici isolati.
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Why It Matters
Devastanti alluvioni e frane hanno colpito la regione himalayana tra Nepal e Tibet, causando centinaia di vittime e isolando diverse aree.
Oltre 630 morti e 2.300 feriti: è questo il nuovo catastrofico bollettino fornito dalla polizia nepalese sui canali social. I dispersi salgono a quasi 3000.
L'esercito nepalese ha tratto in salvo 350 lavoratori e residenti rimasti intrappolati nel tunnel dell'Upper Trishuli Hydropower Project, nel distretto di Rasuwa, colpito dalla devastante piena del fiume Bhotekoshi. Le operazioni di soccorso proseguono per raggiungere oltre 100 persone ancora bloccate.
Drammatica la testimonianza di Valentina Piccinini, italiana sopravvissuta all'alluvione: "Un boato immenso e una nube marrone verso noi. Sono scappata sulle montagne, mi sono arrampicata più in alto che potevo. Senza l'aiuto dei nepalesi non sarei qui", ha raccontato all'Ansa. Dopo l'odissea vissuta, i bresciani Giovanni Fassini e Marco Lombardi oggi rientrano in Italia.
Il Nepal potrebbe aver bisogno di 4-5 miliardi di dollari per la ricostruzione dopo le devastanti alluvioni di questa settimana. Lo ha dichiarato il ministro delle Finanze Swarnim Wagle, secondo quanto riportato dai media nepalesi. Wagle ha precisato che si tratta di una stima iniziale, mentre è ancora in corso la valutazione dei danni.
Il governo nepalese ha introdotto regole stringenti per i media nazionali ed esteri che intendano coprire le recenti inondazioni a Bhotekoshi. Lo ha riferito il Kathmandu Post. Secondo quanto annunciato dal ministero dell'Informazione, i corrispondenti stranieri sono tenuti a presentare una copia del passaporto e del visto validi, insieme a una lettera della testata in cui si chiede l'accredito. Govinda Prasad Pandey, portavoce del dipartimento dell'Informazione, ha tenuto a precisare che non si tratta di nuove norme. Dopo il disastro sono arrivati molti inviati nell'area e da qui l'esigenza di controlli più rigidi. Per questo nell'elenco dei documenti richiesti vi è anche una lettera del ministero degli Esteri del paese di provenienza del giornalista o della sua ambasciata o ufficio consolare in Nepal. "Non è una regola permanente", ha detto un funzionario governativo al Post, "mira solo a semplificare la copertura del disastro". I corrispondenti stranieri devono inoltre presentare una carta d'identita' rilasciata dalla loro organizzazione e i dettagli relativi alla loro busta-paga. Gli inviati dovranno fare domanda online allegando tutti i documenti e soli dopo l'approvazione presentarsi personalmente al dipartimento per l'Informazione, con due foto formato tessera, per ritirare il badge.
Le squadre di soccorso nepalesi hanno intensificato le operazioni per raggiungere le 100 persone rimaste intrappolate nel tunnel del progetto idroelettrico Trishuli-3A, nel distretto di Rasuwa, dopo le devastanti inondazioni che hanno colpito la regione. Secondo Nepal News, il governo ha rafforzato da stamattina le attività per liberare l'ingresso del tunnel da fango e detriti. Un'unità composta da 82 uomini, tra cui 62 militari dell'esercito e 20 appartenenti alla Armed Police Force e alla Nepal Police, è impegnata nelle operazioni di scavo e ricerca. Il quotidiano riferisce inoltre che le condizioni meteorologiche avverse stanno rendendo particolarmente difficili i soccorsi. Secondo il Kathmandu Post oltre 200 persone risultano ancora non contattabili in diversi progetti idroelettrici lungo il corridoio del Trishuli.
Migliaia di soccorritori hanno intrapreso una difficile marcia nel cuore dell'area devastata dalla frana in Tibet nel tentativo di ritrovare alcuni dei 554 dispersi, secondo quanto riportato dai media statali cinesi. Un'enorme ondata di fango e detriti ha travolto mercoledi' l'imponente posto di frontiera cinese di Gyirong, situato a un'altitudine di 1.830 metri (3.000 piedi) vicino al confine con il Nepal, anch'esso gravemente colpito dal disastro. Il bilancio delle vittime cinesi, ancora provvisorio, e' di 7 morti e 554 dispersi, secondo quanto riferito da Xinhua. Non e' stato specificato il numero delle vittime straniere, ma in precedenza era stata segnalata la scomparsa di 260 stranieri. Un totale di 2.141 soccorritori sono attualmente sul posto, insieme a 86 esperti incaricati di monitorare i rischi geologici che potrebbero minacciare le operazioni di soccorso, che procedono con cautela, come riportato da Xinhua. Secondo l'agenzia, poco piu' di 500 soccorritori sono riusciti a raggiungere il centro della zona disastrata, vicino al valico di frontiera devastato di Gyirong, ma non senza notevoli difficolta'. Le operazioni di soccorso sono ostacolate dalla pioggia, dalla chiusura delle strade di accesso, dal terreno impervio e dal rischio di esondazione di un bacino idrico. Vigili del fuoco, militari e civili sono quindi costretti ad avventurarsi su pericolosi sentieri di montagna. L'emittente statale Cctv ha trasmesso immagini di vigili del fuoco con i caschi che attraversano un torrente in piena a bordo di gommoni neri o che vengono trasportati uno alla volta sull'altra sponda da un potente drone. Il canale ha anche mostrato escavatori e bulldozer intenti a riaprire le vie di accesso, nonche' squadre di soccorso al lavoro con generatori temporanei e antenne per le telecomunicazioni, mentre elaboravano una strategia per la loro avanzata. "La sfida piu' grande e' innanzitutto garantire la sicurezza del nostro personale militare", ha dichiarato a Cctv Jiang Wanqiang, membro della Polizia Armata Popolare, impiegata durante le calamita' naturali. "Rischiamo il cedimento del bacino idrico - ha sottolineato - nonche' frane e valanghe, che potrebbero causare ulteriori crolli dei pendii a monte". I servizi meteorologici cinesi prevedono piogge da leggere a moderate e possibili temporali isolati nella maggior parte della regione fino a domenica.
L'esercito del Nepal ha intensificato le operazioni di ricerca e soccorso dopo la devastante alluvione lampo nell'Himalaya, ma sta incontrando grandi difficoltà, tra cui spessi strati di fango e persone intrappolate nei tunnel di montagna. Lo afferma il portavoce delle forze armate Raja Ram Basnet, spiegando che il fango rende difficile per i quattordici elicotteri di soccorso attualmente operativi nella regione atterrare e decollare nelle aree colpite, tra cui Temure, Syabrubesi e Mailung.
I tunnel della regione montuosa rappresentano un altro ostacolo, ha detto Basnet, dato che delle persone sono intrappolate al loro interno. Venerdì mattina il bilancio di individui tratti in salvo da quella particolare situazione si limitava a quattro, ha aggiunto, precisando che si ritiene che molti altri siano ancora intrappolati. Difficile dire quanto a lungo sarebbero continuate le operazioni di soccorso, ha dichiarato in seguito il portavoce. L'autorità nepalese per la gestione dei disastri ha dichiarato che più di 4.400 persone sono state salvate dall'inizio della crisi alla serata di venerdì.
Il Nepal ha bisogno di assistenza straniera per il salvataggio delle persone rimaste intrappolate in un tunnel, nonché per l’identificazione e la conservazione dei corpi, in seguito all'alluvione-lampo che ha colpito il confine himalayano con la Cina. Lo dichiara il ministro degli Esteri nepalese Shisir Khanal, spiegando che il Nepal ha inoltre già presentato richieste di aiuto dall'estero in ambiti specializzati e tecnici nei quali non dispone delle necessarie competenze, ma non nelle operazioni di ricerca e soccorso, stando a quanto riporta il Guardian.
L’esercito nepalese ha avviato una pericolosa e difficile operazione per salvare le persone intrappolate nel tunnel di un progetto idroelettrico nel distretto di Rasuwa, colpito dall’alluvione. Khanal ha dichiarato anche che il Nepal ha chiesto a India e Cina di fornire ponti Bailey, ponti reticolari portatili e prefabbricati composti da pannelli standardizzati e rapidamente assemblabili, per ripristinare quanto prima i trasporti e le comunicazioni nell’area colpita dal disastro, dove sono stati distrutti almeno venti ponti.
What to Watch
AI outlook — possibilities, not facts
Richiesta formale di fondi internazionali per la ricostruzione stimata a 4-5 miliardi
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