
Il presidente cubano smentisce il rischio di crollo economico e respinge l'ipotesi di un intervento militare statunitense simile a quello in Venezuela.
Il presidente cubano Díaz-Canel dichiara che non vi sono progressi nel dialogo con gli USA, smentisce il collasso del Paese e definisce la situazione economica complessa ma resiliente, negando riforme capitaliste e respingendo le accuse di repressione della dissidenza.
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Le relazioni tra Cuba e Stati Uniti sono segnate da decenni di embargo economico e tensioni politiche. Il governo cubano definisce la propria linea economica come un processo di ricostruzione socialista.
"C'è la volontà di avviare un dialogo e alcuni funzionari del nostro governo hanno parlato con il governo statunitense, ma non sono stati ancora fatti progressi. Non esiste un'agenda definita". Lo ha affermato il presidente cubano Díaz-Canel in un'intervista concessa alla testata brasiliana 'Folha de S.Paulo' in cui smentisce inoltre che Cuba sia "sull'orlo del collasso".
Il presidente cubano ha quindi escluso che a Cuba si possa replicare l'operazione militare statunitense condotta in Venezuela con la cattura di Nicolás Maduro. "Se arriverà il mio momento, arriverà. Ma non sarà per debolezza o codardia, sarà combattendo", ha detto, assicurando che anche le Forze Armate sono preparate per reprimere un'intervento Usa.
Il presidente cubano ha quindi definito la situazione economica dell'isola come "complessa" ma caratterizzata anche "da un'enorme creatività e dall'eroica resilienza del popolo", accusando nuovamente Washington di portare avanti un "tentativo di soggiogare la nazione".
Sulle riforme economiche avviate di recente dal suo governo, il capo dello Stato ha negato che si tratti di una "restaurazione capitalista". "Siamo in un processo di ricostruzione socialista", ha detto, insistendo sul fatto che "a Cuba c'è meno disuguaglianza sociale che in un paese capitalista." Díaz-Canel ha infine minimizzato la repressione della dissidenza e delle proteste da parte del governo comunista. "Le richieste vengono prese in considerazione, non represse", ha detto, accusando quindi gli Stati Uniti di promuovere "azioni sovversive a Cuba, approfittando dei problemi che la nostra società ha dovuto affrontare a causa del blocco".

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