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BackDon Mattia Ferrari: La visita del Papa a Lampedusa è un messaggio per l'umanità
Don Mattia Ferrari: La visita del Papa a Lampedusa è un messaggio per l'umanità
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Repubblica Cronaca7/2/2026World4 min readItaly

Don Mattia Ferrari: La visita del Papa a Lampedusa è un messaggio per l'umanità

Quick Look

  • Don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea, vede la visita di Papa Francesco a Lampedusa come un "messaggio fortissimo" contro la "globalizzazione dell'indifferenza".
  • Sottolinea le "rotte comuni" tra il Mediterraneo e le periferie USA, dove movimenti e clero supportano migranti e famiglie deportate, contrastando l'individualismo e promuovendo solidarietà.

AI-generated summary

Why It Matters

Don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea, visita città statunitensi su invito di diocesi e movimenti popolari per sostenere il lavoro a supporto dei migranti. La visita del Papa a Lampedusa è vista come un forte messaggio contro l'indifferenza.

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“La visita di Papa Leone a Lampedusa è un messaggio fortissimo, disarmato e disarmante, per tutta l’umanità. Ricorda che solo se ripartiamo dagli ultimi riusciamo a ricostruire quella magnifica umanità che oggi è in grande crisi”. Parla dagli Stati Uniti don Mattia Ferrari, cappellano di bordo di Mediterranea, che su invito di diocesi e movimenti popolari sta visitando città e metropoli per sostenere il loro lavoro a supporto dei migranti da mesi ormai nel mirino dell’Ice. Da coordinatore della piattaforma dei movimenti popolari, di cui anche il Pontefice ha sottolineato importanza e ruolo, insieme a Luca Casarini e César Piscoya, il giovane sacerdote ha incontrato parroci, vescovi e comunità di quindici città e da quelle periferie guarda a Lampedusa, dove più e più volte è arrivato a bordo delle navi e barche dell’ong reduci da missioni di soccorso e dove Leone XIV sarà in visita, dopo aver declinato l’invito del presidente Trump alle celebrazioni del 4 luglio. “Dal Mediterraneo alle periferie statunitensi, ci sono rotte comuni”, dice il giovane sacerdote.

Quali sono i punti di contatto?

“Qui vescovi, preti e movimenti accompagnano le persone alle udienze davanti alla commissione Ice. È un gesto semplice e al tempo stesso radicale e ricorda molto le visite di Francesco e di Leone a Lampedusa, perché anche qui si tratta di andare, visitare, incontrare, stare con loro, abbracciare gli ultimi, vedere quello che si cerca di voler cancellare”.

Cosa non viene visto nel Mediterraneo ma anche negli Stati Uniti?

“La sofferenza delle persone, il loro grido di dolore, che tanto negli Usa, come in Europa vengono ignorati. Nel Mediterraneo stiamo avendo il record di naufragi, una violenza che cresce in Libia ma non se ne parla, non si fa nulla. Qui negli Usa abbiamo raccolto tantissime lacrime di persone che hanno persino paura di andare al lavoro, di bambine che hanno avuto il padre deportato. La visita del Papa a Lampedusa ci ricorda che dobbiamo vincere la globalizzazione dell'indifferenza e tornare ad essere capaci di ascoltare il grido di chi si trova in situazione di sofferenza, di esclusione, di oppressione”.

A suo parere, questa indifferenza ha una radice comune?

“Nasce dal fortissimo individualismo che si è diffuso da tempo nelle nostre società. Papa Francesco diceva che l'individualismo radicale è il virus più difficile da sconfiggere, ma soprattutto dall'avvento del neoliberismo, è diventato l'ideologia su cui viene costruita la società. E tu lo vedi purtroppo appunto nella grande facilità con cui ci rendiamo complici, consapevoli o inconsapevoli, di sistemi sociali, economici, finanziari, scartano, escludono, opprimono le persone. Lo stiamo vedendo anche in Europa con il Patto migrazione e asilo”.

In che misura?

“Noi siamo molto preoccupati perché la direzione in cui ci si incammina lentamente è rinunciare ad essere umani. Per noi che siamo cristiani di fatto significa rinunciare a Cristo, perché se tu rinunci alla relazione con i poveri, con gli ultimi, di fatto rinuncia a Cristo. Per chi è laico, è una rinuncia alla nostra umanità. Per l'Europa, significa anche rinunciare alle nostre stesse radici classiche, umanistiche”.

In concreto, recuperare l’umanità cosa significa?

“Sul medio-lungo termine bisogna assolutamente lavorare per costruire quelle condizioni di giustizia che possono consentire appunto alle persone di non essere costrette, come in molti casi sono appunto costrette, a migrare. Nell'immediato, nel Mediterraneo quello che si può e deve fare subito è, da una parte, missioni europee di soccorso, dall’altra l'apertura dei canali legali di accesso, che è l'unico vero modo per togliere il terreno ai trafficanti, insieme alla sospensione degli accordi con la Libia”.

Crede sia possibile?

"Anche in un momento così difficile, in cui veramente ti sembra di vedere la notte della storia, c’è una luce. Negli Stati Uniti d'America Chiesa e movimenti popolari stanno mettendo in campo una risposta forte e bellissima. Nel momento di massima umiliazione e sofferenza, le persone si trovavano di fianco il vescovo, i preti gli, attivisti. È una umanità che resiste e si organizza dal basso, a livello comunitario per vivere profondamente questa solidarietà. È una dinamica molto simile a quello che avviene nel Mediterraneo con Mediterranea e le altre ong della flotta civile, che riunisce persone dalle provenienze più diverse, dalla chiesa ai centri sociali, che uniscono le forze per soccorrere”.

Lei personalmente tornerà in mare?

"E’ sempre difficile programmare cosa succederà i tempi delle missioni di soccorso, ma quando mi viene chiesto di essere a bordo, io ci sono”.

What to Watch

AI outlook — possibilities, not facts

  • Apertura di canali legali di accesso per i migranti.

    Possible · Medium term

  • Sospensione degli accordi con la Libia.

    Possible · Medium term

Open Questions

  • Quali saranno le conseguenze concrete del Patto migrazione e asilo europeo?
  • Come si evolverà la situazione dei migranti in Libia?
  • Quali altre azioni intraprenderanno i movimenti popolari negli USA?

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This article was originally published by Repubblica Cronaca.

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