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BackEnrico Brignano presenta "Bello di mamma!": "Uno spettacolo che parla ai cuori"
Enrico Brignano presenta "Bello di mamma!": "Uno spettacolo che parla ai cuori"
Culture
Sky TG246/21/2026Culture5 min readItaly

Enrico Brignano presenta "Bello di mamma!": "Uno spettacolo che parla ai cuori"

Quick Look

  • Enrico Brignano racconta il suo nuovo spettacolo "Bello di mamma!", dedicato alla madre scomparsa.
  • Lo spettacolo affronta temi come l'intelligenza artificiale e le origini, partendo dal sentimento per arrivare al pubblico.
  • Brignano ripercorre la sua carriera, dagli inizi a Dragona al palcoscenico del treno, fino al laboratorio di Gigi Proietti, sottolineando l'importanza del teatro e della narrazione.

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Why It Matters

L'intervista a Enrico Brignano verte sul suo nuovo spettacolo teatrale "Bello di mamma!". Lo spettacolo, che toccherà tutta Italia e la Svizzera, è dedicato alla madre scomparsa e affronta temi come l'intelligenza artificiale, intrecciando sentimento e riflessione personale.

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L'intervista

Al centro dell’intervista c’è il nuovo spettacolo “Bello di mamma!”, che farà tappa in tutta Italia e anche in Svizzera. “Questo spettacolo parla innanzitutto ai cuori, più che alle menti. Parte dal sentimento, ma affronta anche temi come l’intelligenza artificiale. L’ho dedicato a mia madre e alla sua scomparsa. Lei è stata l’unica persona al mondo a chiamarmi davvero ‘bello di mamma’. Per arrivare a raccontarlo ho dovuto ripercorrere chi sono, la strada che ho fatto, in salita e in discesa. È un racconto condiviso con il pubblico”. Un titolo che racchiude molto di più di una semplice espressione affettuosa, perché “’Bello di mamma’ è il conforto di una frase che arriva al cuore. Lo spettacolo è una sintesi di come eravamo, di come siamo e di come vorremmo essere. Ho voluto fare il punto della situazione partendo proprio da questa dedica, così come feci per mio padre con ‘Tutto suo padre’”. Parlando della perdita dei genitori, Brignano riflette su un dolore che non si supera mai del tutto: “Solo chi lo prova sa cosa significa. Non credo che questo dolore smetta davvero. Mi considero fortunato perché ho due figli ai quali posso raccontare dei loro nonni, delle loro origini e delle storie di due fruttivendoli straordinari”.

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Carriera, origini e ricordi personali

Il racconto torna poi alle sue radici, nel quartiere romano di Dragona. “È sempre stata una zona ai margini di Roma, con pochi servizi. Quando ero bambino non c’era nemmeno l’acqua potabile. Ho raccontato una Dragona fatta di necessità e sacrifici. I miei genitori sono stati sempre molto presenti: ero un bambino sorvegliato a vista, anche quando passavo le giornate al campetto o per strada con gli amici”. Ripercorrendo gli inizi della sua carriera, Brignano ricorda come il suo primo palcoscenico sia stato un treno: “Prendendo ogni giorno il trenino che collegava Acilia a Roma Piramide per andare a scuola, scoprii la mia attitudine al racconto. Al ritorno, con la complicità di un amico che fingeva di insistere perché mi esibissi, iniziavo con le imitazioni dei professori e dei compagni. Avevo 5 fermate per strappare un applauso prima di scendere”. Anche gli anni da studente sono ricordati con ironia, dato che “a scuola bisognava essere scaltro e sapersi destreggiare tra interrogazioni e compiti. Io studiavo nei dieci minuti tra l’Almanacco del giorno dopo e il telegiornale, con risultati spesso discutibili. Però la capacità di raccontare mi ha salvato molte volte: alle interrogazioni riuscivo sempre a ricamare qualcosa. Col tempo ho capito quanto lo studio sia importante”. Arrivano poi i primi provini e “Il primo lo ricordo benissimo. Una persona che mi aveva visto esibirmi durante una festa di piazza mi portò dal regista Ninì Grassia. Fu una tragedia: tornai a casa convinto che il cinema mi avesse già chiuso la porta in faccia”. In realtà era soltanto l’inizio. “Per anni ho continuato a presentarmi a produzioni e casting. Ogni volta c’era un motivo diverso per cui il film non si faceva: una guerra che doveva scoppiare, una che era appena scoppiata, un’altra che era finita. A un certo punto pensai: fatemi partire soldato almeno trovo una parte”. Poi la svolta, quando “ho capito che il teatro era il mio rifugio, la mia casa. Il cinema è arrivato dopo”. Tra i ricordi più felici della sua vita c’è il giorno in cui fu ammesso al laboratorio di Gigi Proietti: “Quando lessi la parola “ammesso”, la prospettiva della mia vita cambiò completamente”. ”. Nel corso della conversazione si parla anche della sua esperienza da regista con ‘Si fa presto a dire amore’: “È stato il primo e l’ultimo film che ho diretto. Il cinema è una macchina complicata. Fare già l’attore è complesso; aggiungere anche la regia sarebbe stato troppo. La verità è che il mio habitat naturale resta il teatro. Lì, in qualche modo, faccio già il regista”. Brignano ricorda inoltre il successo ottenuto prestando la voce a Olaf e racconta che “ancora oggi i bambini mi chiedono di rifare la voce al telefono. Anche i miei figli, all’inizio, erano affascinati dal fatto che la mia voce potesse diventare quella di un pupazzo”. Parlando della comicità, rivela uno dei suoi cavalli di battaglia: “La barzelletta sul pesciolino quando si va a pesca. È quella che ti chiedono sempre per capire se sei bravo. Ma non conta tanto la battuta finale, conta come la racconti”. Tra grandi successi teatrali come ‘Ma diamoci del tu’ e ‘I 7 re di Roma’, Brignano racconta anche il suo rapporto con il palcoscenico e spiega che “a un certo punto la paura svanisce e si trasforma in gioia. Oggi salire sul palco è un privilegio. Dico sempre: provateci voi ad arrivare a 43 anni di carriera”. Non manca l’ironia quando immagina il proprio funerale: “Lo immagino a pagamento. Quando qualcosa costa molto significa che ha valore. Quindi direi: funerale a vostro buon cuore. Poi, l'altro giorno mio figlio mi ha detto ‘papà io non voglio che voli in cielo’, ecco - gli ho risposto - siamo in due”. Tra i talenti meno conosciuti, invece, c’è una vera passione per la pulizia e per il bricolage: “Ho la ‘sindrome della pezzetta’ e sono bravissimo ad aggiustare le cose” ha raccontato. “Lavoro con colle, legno, ferro, alluminio e plastica. So saldare, montare viti, restaurare oggetti e perfino furgoni”. Infine, la sua paura più grande: “Non ricordare più I 7 re di Roma, dimenticare le battute o perdere la capacità di raccontare. Gli aneddoti sono belli soltanto se riesci ancora a ricordarli”.

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This article was originally published by Sky TG24.

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