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Errore sanitario a Padova: donna subisce mastectomia per un tumore non suo
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Repubblica Cronaca4/28/2026Crime2 min readItaly

Errore sanitario a Padova: donna subisce mastectomia per un tumore non suo

Dopo sette anni di interventi e sofferenze, un test del Dna rivela lo scambio di campioni: il carcinoma diagnosticato nel 2018 apparteneva a un'altra paziente

Quick Look

  • Una donna di 51 anni ha scoperto, dopo sette anni di interventi chirurgici e traumi psicologici, che la diagnosi di tumore al seno ricevuta nel 2018 era errata.
  • Un test del Dna ha confermato che i tessuti analizzati appartenevano a un'altra paziente.

AI-generated summary

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Sette anni vissuti da malata oncologica. Interventi, paura, ricostruzioni, sofferenza fisica e psicologica. Poi, all’improvviso, la verità: quel tumore non era suo. È bastato un test del Dna, arrivato nell’aprile 2025, per ribaltare completamente la storia di una donna padovana oggi 51enne. Quella che sembrava una battaglia vinta contro il cancro si è rivelata un errore sanitario clamoroso: il carcinoma diagnosticato nel 2018 apparteneva a un’altra paziente.

Tutto comincia nell’autunno del 2018, con un controllo di routine. Lo screening individua microcalcificazioni sospette alla mammella. Scatta l’approfondimento: biopsia negli ambulatori dell’Usl euganea, analisi istologica affidata ai laboratori dell’Azienda ospedaliera. Il responso è pesante: carcinoma duttale infiltrante di terzo grado, una forma aggressiva che impone tempi rapidi. La decisione è immediata. Il 21 novembre 2018 la donna viene sottoposta a mastectomia totale della mammella sinistra in una casa di cura di Abano Terme.

Tre giorni dopo, il 24 novembre, viene dimessa. Convinta di aver superato la fase più dura. A rafforzare quella convinzione è un elemento che, col senno di poi, avrebbe dovuto accendere un allarme: l’esame istologico sul tessuto asportato non rileva cellule tumorali. Non un’anomalia, ma una presunta conferma del successo dell’intervento. Le viene spiegato così. Lei ci crede. Arriva perfino a ringraziare una dottoressa per la tempestività. In realtà, è già dentro un errore.

Tra il 2021 e il 2024 la donna affronta altri sei interventi di chirurgia ricostruttiva, tra Padova, Parma e Lecce, per correggere esiti estetici complessi. Il bilancio, come sintetizza l’avvocata Manuela Da Ruos, è pesante: una mastectomia non necessaria, sette operazioni complessive e una sofferenza psicologica profonda, alimentata per anni dalla convinzione di essere stata malata di cancro.

I primi dubbi emergono proprio durante il percorso ricostruttivo. Le perizie medico-legali individuano un’incongruenza tecnica: nella biopsia iniziale erano stati prelevati 14 frammenti di tessuto, ma solo 5 risultano analizzati dal patologo che aveva formulato la diagnosi. Un dettaglio che non torna. E che apre la strada a un’ipotesi più grave: lo scambio di campioni.

La conferma arriva con l’esame genetico. Il confronto tra il Dna della donna e il materiale biologico conservato dal 2018 è netto: quei tessuti tumorali non sono suoi. Il carcinoma appartiene a un’altra paziente. In quale fase si è verificato lo scambio? Due i passaggi ora sotto la lente della magistratura: la fase bioptica dell’Usl euganea (prelievo, identificazione, trasporto); quella diagnostica dell’azienda ospedaliera (accettazione e analisi in laboratorio). Ad oggi non risultano risposte ufficiali da parte delle strutture coinvolte.

Il caso è ora nelle mani della giustizia civile. Dopo il fallimento dei tentativi di mediazione, è stato avviato un procedimento con consulente tecnico d’ufficio nominato dal tribunale. Obiettivo: accertare le responsabilità e quantificare il danno. Se entro quattro mesi non si raggiungerà un accordo, si andrà a causa civile ordinaria. La vicenda non è solo un caso clinico. È la storia di un’identità sbagliata attribuita a un corpo. Una diagnosi che ha cambiato una vita, senza motivo.

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This article was originally published by Repubblica Cronaca.

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