Escalation in Medio Oriente: Iran chiude Hormuz, attacchi Usa e rappresaglie
Quick Look
- Nuova escalation in Medio Oriente: l'Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz e colpito navi commerciali.
- Gli USA hanno risposto con attacchi a 140 obiettivi iraniani.
- Si registrano feriti in Qatar e Oman a causa di detriti missilistici.
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Why It Matters
L'escalation in Medio Oriente vede l'Iran chiudere lo Stretto di Hormuz e attaccare navi commerciali, provocando risposte militari dagli Stati Uniti. Si registrano feriti e danni in diversi Paesi del Golfo.
È di nuovo escalation in Medio Oriente. Il consigliere militare della Guida Suprema iraniana, Mohsen Rezaei, ex capo delle Guardie Rivoluzionarie, ha dichiarato che "lo Stretto di Hormuz", punto focale delle tensioni con gli Stati Uniti, "è più importante per l'Iran del suo programma nucleare". Teheran ha richiuso lo Stretto di Hormuz e colpito due navi commerciali che tentavano di attraversarlo. Washington ha risposto con una terza ondata di attacchi contro l'Iran, comunicando di aver colpito almeno 140 obiettivi militari. Teheran ha attaccato nelle notte il quartier generale Usa in Bahrein, la base aerea Al-Adid in Qatar, oltre a due porti in Kuwait e Oman e a depositi di carburante statunitensi nella stessa area."Tre missili lanciati dal territorio iraniano sono caduti all'alba in diverse località del regno", ha reso noto l'esercito giordano. Tre persone, tra cui un bambino, sono rimaste invece ferite in Qatar a causa della caduta di schegge durante le intercettazioni dei missili. "Abbiamo preso il controllo dello Stretto di Hormuz con la forza e lo conserveremo con la forza", ha scritto intanto su X Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la politica estera e la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano.
Intanto, l'Oman ha assicurato che proseguiranno i colloqui con l'Iran dopo la riunione tecnico-politica svoltasi ieri a Muscat sul futuro della gestione dello Stretto di Hormuz, alla quale ha preso parte, almeno in parte, anche una delegazione del Qatar.
La guida suprema Mojtaba Khamenei ieri ha giurato vendetta per la morte del padre: il quotidiano Hamshari ha inserito anche Meloni tra i responsabili, pubblicando una foto della premier in tenuta arancione assieme alle immagini di Trump e Netanyahu con un bersaglio in fronte.
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L'Oman ha annunciato di aver tratto in salvo 23 membri dell'equipaggio di una nave mercantile, mentre uno risulta disperso, dopo che l'imbarcazione è stata colpita al largo della costa orientale del sultanato del Golfo. "Ventitré membri dell'equipaggio sono stati tratti in salvo e hanno ricevuto le cure mediche necessarie. Le operazioni di ricerca continuano per il membro dell'equipaggio che risulta ancora disperso", ha dichiarato il Centro di Sicurezza Marittima dell'Oman in un comunicato. L'agenzia ha affermato di aver ricevuto una richiesta di soccorso dalla GFS Galaxy, battente bandiera cipriota, a 4,4 miglia nautiche dalla costa del Governatorato di Musandam. Il segnale è giunto dopo che la nave è stata colpita durante gli ultimi scambi di fuoco tra Iran e Stati Uniti. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che la nave è stata resa inutilizzabile da un incendio e da danni alla sala macchine, accusando Teheran di averla attaccata. In precedenza, il ministero degli Esteri indiano aveva dichiarato che degli 11 cittadini indiani a bordo, 10 erano stati tratti in salvo, aggiungendo che uno risultava disperso. L'agenzia marittima britannica UKMTO ha affermato che l'equipaggio aveva abbandonato la nave e si trovava su una scialuppa di salvataggio, a circa 17 chilometri (10 miglia) a est dell'Oman. L'attacco è avvenuto mentre Teheran annunciava la chiusura dello Stretto di Hormuz e lanciava missili e droni contro i suoi vicini del Golfo in risposta ai nuovi attacchi statunitensi. Il ministero degli Esteri indiano ha definito gli attacchi contro le navi mercantili nella regione "profondamente preoccupanti". "Gli attacchi contro le navi mercantili e le infrastrutture civili nella regione devono cessare", ha dichiarato. "La navigazione libera e senza ostacoli... attraverso le vie navigabili internazionali della regione, in conformità con il diritto internazionale, deve essere ripristinata al più presto. "Lo scambio di fuoco minaccia l'accordo provvisorio volto a porre fine alla guerra in Medio Oriente, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi israelo-americani contro l'Iran, tra cui quello che ha ucciso l'ex Guida Suprema Ali Khamenei.
Si è concluso ieri al Cairo un nuovo round di colloqui tra i mediatori e Hamas, alla presenza dell'inviato del Board of Peace per Gaza Nickolay Mladenov. Le trattative si sono svolte mentre in parallelo nella capitale eigiziana si trovava anche una delegazione israeliana per discutere del futuro del piano di Donald Trump per Gaza. Secondo quanto riportato da Haaretz, la Roadmap di 15 punti presentata a maggio al Consiglio di Sicurezza Onu da Mladenov, resta bloccata principalmente su due punti chiave. Il punto 8, il più spinoso, riguarda il disarmo di Hamas: il movimento non accetterebbe di consegnare le armi alla Forza di Stabilizzazione Internazionale, prevista dalla Roadmap, nonché chiede che il disarmo avvenga in parallelo - e non come premessa - a un ulteriore ritiro dell'Idf dalle aree in cui ancora si trova a Gaza (circa il 60% dell'enclave). L'altra disputa centrale riguarda il punto 5: Hamas chiede che il Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza (Ncag) - il governo di tecnocrati guidato da Ali Shaath che dovrebbe subentrare nel governo della Striscia di Gaza - si faccia carico dei debiti pregressi del movimento islamico verso i propri funzionari, incluso il pagamento retroattivo di stipendi a decine di migliaia di dipendenti di Hamas a Gaza. Il Board of Peace respinge la richiesta, secondo fonti interne all'organismo citate da Haaretz. Il quotidiano riporta tuttavia che Hamas potrebbe ammorbidire le proprie posizioni sotto una duplice pressione: da un lato il timore della ripresa di una nuova offensiva dell'Idf nella Striscia di Gaza, legata al calcolo che Netanyahu possa intraprendere il passo in vista delle elezioni israeliane; dall'altro la preoccupazione che il Board of Peace proceda comunque, senza attendere un'intesa, con un primo progetto pilota di costruzione di un nuovo campo profughi a Rafah, a ridosso della Linea Gialla che separa le forze israeliane da quelle di Hamas. Un'area che sarebbe sottoposta al controllo dello Ncag e della forza multinazionale. Secondo fonti palestinesi citate da Haaretz, gli Stati Uniti starebbero valutando, per il finanziamento di questo progetto, di attingere alle entrate fiscali dell'Autorità Nazionale Palestinese trattenute da Israele da oltre un anno.
Il governo del Qatar, Paese mediatore tra Washington e Teheran, ha condannato con fermezza i "rinnovati attacchi" lanciati domenica dall'Iran contro il proprio territorio e altri Paesi della regione, avvertendo che si riserva "il diritto di rispondere". "Il Qatar si riserva il pieno diritto di rispondere, in conformita' con il diritto internazionale, e di adottare tutte le misure necessarie per proteggere la propria sovranita', la propria sicurezza, l'integrita' territoriale e i propri cittadini", ha affermato il ministero degli Esteri qatariota in un comunicato. Doha ha definito l'offensiva iraniana una "palese violazione" della sovranita' degli Stati della regione e ha accusato la Repubblica islamica di essere "pienamente responsabile di questi attacchi e delle loro ripercussioni e conseguenze". La reazione del Qatar arriva dopo che la caduta di detriti provocati dall'intercettazione dei missili iraniani ha causato almeno tre feriti sul territorio qatariota, nell'ambito di una serie di attacchi che ha colpito anche altri Paesi vicini. Secondo l'emirato, l'azione militare contro il proprio territorio e contro quello di Paesi come Giordania, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Oman e Kuwait rappresenta "una pericolosa escalation" che ostacola "gli sforzi per contenere le tensioni e compromette le iniziative diplomatiche" in Medio Oriente. Il Qatar ha inoltre ribadito la propria "piena solidarieta' ai Paesi fratelli" e il sostegno a qualsiasi misura legittima che essi decideranno di adottare per difendersi, chiedendo al tempo stesso l'immediata cessazione delle ostilita' e un ritorno "serio" al dialogo.
Il governo indiano ha confermato la scomparsa di un proprio cittadino e il salvataggio di altri dieci dopo l'attacco al mercantile Gfs Galaxy al largo delle coste dell'Oman, episodio che ha spinto gli Stati Uniti a lanciare una nuova massiccia ondata di bombardamenti contro l'Iran. "Condanniamo l'attacco contro la nave commerciale Gfs Galaxy al largo delle coste dell'Oman, avvenuto nelle prime ore di oggi. Degli undici cittadini indiani presenti a bordo, dieci sono stati finora tratti in salvo, mentre un cittadino indiano risulta disperso", ha dichiarato il governo di Nuova Delhi in una nota. L'attacco alla nave, battente bandiera cipriota, ha innescato una nuova escalation nella regione, con uno scambio di attacchi che ha coinvolto diversi Paesi del Golfo dopo le rappresaglie iraniane contro basi in Bahrein, Kuwait, Giordania, Qatar e Oman. Sebbene la Marina dei Guardiani della rivoluzione abbia affermato di aver attaccato e fermato una nave nello Stretto di Hormuz perche' navigava lungo una "rotta non autorizzata", il governo indiano non ha attribuito responsabilita' per l'accaduto e ha sollecitato una soluzione negoziata per evitare un ulteriore allargamento del conflitto. Nel comunicato, Nuova Delhi ha inoltre chiesto il rapido ripristino della liberta' di navigazione e del commercio attraverso le "rotte marittime internazionali" della regione. "I continui episodi di attacchi contro la navigazione commerciale nella regione sono motivo di profonda preoccupazione. Rinnoviamo il nostro appello a un'immediata de-escalation delle tensioni e alla conclusione dei negoziati in corso per raggiungere una soluzione diplomatica, affinche' pace e stabilita' possano tornare nella regione", si legge nella nota.
L'Oman ha assicurato che proseguiranno i colloqui con l'Iran dopo la riunione tecnico-politica svoltasi ieri a Muscat sul futuro della gestione dello Stretto di Hormuz, alla quale ha preso parte, almeno in parte, anche una delegazione del Qatar. "Le due parti hanno concordato di proseguire questi colloqui a livello tecnico e politico per raggiungere gli accordi necessari nel rispetto del diritto internazionale", ha affermato il ministero degli Esteri omanita in una nota. Secondo il comunicato, i colloqui tra funzionari iraniani e omaniti erano finalizzati a coordinare le azioni dei due Paesi rivieraschi dello Stretto di Hormuz riguardo agli accordi sulla gestione del traffico marittimo. Le parti hanno inoltre deciso di continuare il dialogo a livello politico e tecnico-giuridico per raggiungere un'intesa comune sulle modalita' per garantire la sicurezza della navigazione nello stretto. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, citato dall'agenzia di stampa statale Irna, ha dichiarato che "la futura gestione del traffico nello Stretto di Hormuz dovra' essere definita attraverso consultazioni tra i due Paesi rivieraschi, tenendo conto degli sviluppi degli ultimi mesi, in particolare della guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime sionista (Israele) e delle sue conseguenze sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz". Baghaei ha inoltre confermato che una delegazione del governo del Qatar, uno dei Paesi mediatori tra Washington e Teheran, ha preso parte a una parte dei colloqui, circostanza che Doha non ha confermato.
Berlino e Parigi puntano a svolgere un ruolo di primo piano nel processo di pace tra Libano e Israele, facendo leva sui rispettivi rapporti storici con le due parti per imprimere un'accelerazione ai difficili negoziati verso un accordo definitivo sui principali dossier: un cessate il fuoco permanente, il ritiro israeliano dal sud del Libano e il disarmo di Hezbollah. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha annunciato, in un'intervista pubblicata ieri dal quotidiano tedesco 'Tagesspiegel', che Berlino intende "elaborare una politica comune con la Francia" sul Libano, con l'obiettivo di rafforzare le prospettive di pace in Medio Oriente. Wadephul ha spiegato che il Consiglio dei ministri franco-tedesco, in programma il 17 luglio, sara' l'occasione per lanciare iniziative congiunte volte a rafforzare il ruolo dell'Europa in politica estera. I dossier riguarderanno gli sviluppi in Iran, la guerra in Ucraina e la situazione in Medio Oriente. L'iniziativa dell'asse Berlino-Parigi per una pace duratura nella regione, e in particolare tra Libano e Israele - si legge in un'analisi di Aljazeera - si fonda sulle specificita' dei due Paesi europei e sulle leve diplomatiche di cui dispongono. La Francia conserva con il Libano legami storici risalenti al periodo del mandato seguito alla dissoluzione dell'Impero ottomano. Parigi resta oggi uno dei principali punti di riferimento europei per Beirut, grazie a una forte presenza culturale e a un'influenza economica e politica legata ai propri interessi strategici nella regione. La Francia e' inoltre considerata dal Libano un interlocutore internazionale affidabile durante le crisi. L'elezione nel gennaio 2025 di Joseph Aoun, comandante dell'esercito sostenuto dalla Francia, alla presidenza della Repubblica libanese e' stata ampiamente interpretata come un ulteriore elemento di rafforzamento di questo rapporto. Il presidente francese Emmanuel Macron ha cercato di mantenere una forte presenza di Parigi nel Paese, subordinando il sostegno alla ricostruzione al ripristino della sovranita' nazionale e all'attuazione di riforme strutturali di lungo periodo. Il rapporto della Germania con Israele e, piu' in generale, la politica mediorientale di Berlino sono invece profondamente segnati dalla responsabilita' storica tedesca per la Shoah. Da decenni i politici tedeschi collegano il sostegno alla sicurezza di Israele al concetto, dai contorni ampi, di "ragion di Stato". Secondo gli osservatori, la Germania dispone a Gerusalemme di un'influenza politica, economica e nel campo della sicurezza che pochi altri Paesi europei possono vantare. Berlino sarebbe quindi nella posizione di svolgere un ruolo complementare a quello francese, aumentando la pressione sul governo di destra del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo un'analisi del sito tedesco 'Internationale Politik', Berlino deve prendere sul serio le esigenze di sicurezza di Israele, ma deve allo stesso tempo collegarle alla stabilita' del Libano e al rafforzamento delle sue istituzioni statali. L'iniziativa franco-tedesca acquista ulteriore importanza alla luce del possibile vuoto di sicurezza lungo il confine israel
What to Watch
AI outlook — possibilities, not facts
Possibile aumento dei prezzi del petrolio e delle assicurazioni marittime.
Likely · Short term
Intensificazione degli sforzi diplomatici per evitare un conflitto su larga scala.
Possible · Medium term
Open Questions
- Quali saranno le prossime mosse di USA e Iran?
- L'escalation si estenderà ad altri attori regionali?
- Quali saranno le conseguenze economiche a lungo termine?






