Genocidio in Palestina: "Ambiente di tortura collettiva"
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La relatrice speciale delle Nazioni Unite, Francesca Albanese, denuncia un genocidio in Palestina come stadio finale di un progetto di tortura collettiva, con 9.000 palestinesi detenuti e 4.000 "desaparecidos".
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La storia potrebbe anche ricordare questo genocidio come lo stadio finale di un progetto più lungo e sistematico: l'imposizione deliberata di un ambiente di tortura collettiva, come lo chiamano gli esperti, ad un intero luogo, un ambiente in cui la vita quotidiana viene trasformata in sofferenza organizzata, in cui il dolore fisico, psicologico ed esistenziale non è un effetto collaterale della violenza, ma ne è il metodo". Lo ha detto la relatrice speciale delle Nazioni Unite, Francesca Albanese in un incontro per la presentazione del suo rapporto sui territori palestinesi occupati - già presentato ufficialmente nel marzo scorso - in Senato a Roma. Per Albanese dall'ottobre del 2023 la violenza "ha assunto nuovi livelli. La finalità è costringere la gente ad abbandonare la loro terra. Sono 9.000 palestinesi che restano detenuti, la metà senza processo e detenuti 'amministrativamente'. Poi ci sono 4.000 'desaparecidos', persone arrestate ma che non si sa che fine hanno fatto. La violenza sessuale è divenuta diffusa e usata come strumento di umiliazione e di dominio". "Bisogna fare pressione sull'Unione Europea, affinché ponga in essere lo statuto di blocco dell'effetto delle sanzioni statunitensi in territorio europeo. Non c'è per il momento altra soluzione, ma anche questa è una soluzione di breve periodo. Lo statuto di blocco già c'è, va allargato ai giudici e ai procuratori della Corte Penale Internazionale, a me e alle organizzazioni palestinesi che sono state che sono state punite", ha aggiunto Albanese commentando il fatto di essere sottoposta a sanzioni da parte della amministrazione Trump. "La mia famiglia ha deciso di ricorrere alla giustizia statunitense, anche se è oneroso, perché si è verificato quello che non doveva succedere" ha spiegato aggiungendo che "io sono stata sanzionata per il lavoro che ho fatto come relatrice speciale". "Dopo essere stata punita per il mio lavoro, le Nazioni unite non sono riuscite a proteggermi, sono sotto tiro è il multilateralismo che abbiamo costruito in 80 anni rischia di collassare" ha detto, aggiungendo che "l'Italia non ha fatto nulla, l'Europa non ha fatto nulla". Albanese ha aggiunto di essere ora "privata della possibilità di funzionare nello spazio civile, ho la stessa indipendenza che avevo da minorenne", invitando l'Europa a riflettere sulla propria sovranità e chiedendo retoricamente "come sia possibile che delle sanzioni comminate da un Paese terzo abbiano valore in Italia".







