
La valuta iraniana ha raggiunto un nuovo minimo storico sul mercato non regolamentato, scambiata a 1,992 milioni per dollaro, in seguito all'annuncio di nuove misure economiche statunitensi contro Teheran.
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Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato la scorsa settimana una nuova operazione economica contro Teheran.
La valuta iraniana crolla al minimo storico contro il dollaro, nel mezzo di una crescente offensiva degli Stati Uniti che punta a mettere in ginocchio l'economia dell'Iran.
Secondo i dati del sito di monitoraggio Bonbast, riferiti da Bloomberg, il rial iraniano viene scambiato a 1,992 milioni per dollaro sul mercato non regolamentato, segnando un calo del 4,5% da quando il presidente degli Usa, Donald Trump, ha annunciato la settimana scorsa una "schiacciante operazione economica" contro Teheran.

La Borsa di Milano chiude in ribasso dello 0,24%, influenzata dalle tensioni tra Usa e Iran e dal fermento nel settore bancario. Prysmian registra un forte calo, mentre Nexi e Unicredit chiudono in positivo. Lo spread Btp-Bund si attesta a 82 punti.

La Borsa italiana apre con un cauto rialzo per MPS (+0,5%), in linea con il settore bancario. Mediobanca (+1,2%), Intesa (+0,2%) e Unicredit (+0,1%) guadagnano terreno, mentre Banco BPM (+0,4%) e Generali (+0,2%) seguono la tendenza.

Shein, rivenditore di moda online, si quota alla Borsa di Hong Kong dal 1 settembre, con obiettivo di capitalizzazione fino a 23 miliardi di euro.

Il mercato del lavoro italiano soffre di un crescente divario tra competenze richieste e candidati disponibili. Ingegneria, tecnologia e sanità sono i settori più colpiti, con il reliability engineer in cima alla lista delle figure professionali più difficili da reperire.

Le borse asiatiche chiudono in negativo in una settimana dominata dalle trimestrali. Crollano Samsung (-9%) e Alibaba (-10%) dopo l'offerta secondaria a Hong Kong. Segno meno per Tokyo, Hong Kong, Shanghai, Shenzhen e Seul.

La Cna stima un aggravio di 11,6 miliardi di euro per l'Italia nel semestre marzo-agosto a causa della crisi in Iran. I costi maggiori riguardano carburanti (5,8 miliardi), elettricità (3,8 miliardi) e gas (2,2 miliardi), pesando su famiglie e imprese.