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Imprese italiane: il 75,5% punta su sostenibilità e crescita
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Il Sole 24 Ore6/18/2026Business2 min readItaly

Imprese italiane: il 75,5% punta su sostenibilità e crescita

Quick Look

  • Un rapporto di TEHA Group ed Erion rivela che il 75,5% delle imprese italiane intende mantenere o aumentare gli impegni di sostenibilità.
  • La transizione sostenibile è vista come un fattore di competitività globale e solidità creditizia.

AI-generated summary

Why It Matters

Il 75,5% delle imprese italiane vorrebbe mantenere o incrementare gli impegni di sostenibilità. La transizione sostenibile è vista come un fattore di competitività globale e solidità creditizia.

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Il 75,5% delle imprese vorrebbe mantenere o incrementare gli impegni di sostenibilità. A rivelarlo è il Rapporto Strategico 2026 “Le priorità non negoziabili per le imprese e il futuro della transizione sostenibile” realizzato da TEHA Group (The European House-Ambrosetti) in collaborazione con Erion. I dati emersi dall’indagine sono stati presentati in occasione del Forum Erion 2026, che si è tenuto il 17 giugno a Roma alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha ribadito che «la transizione energetica a livello europeo non è facile. È una sfida che si gioca negli accordi e negli equilibri tra le istanze dei diversi paesi. Abbiamo l’importante dovere di trovare questi punti di equilibrio in concetti come sostenibilità e innovazione».

All’indagine da cui è nato il report hanno preso parte 108 aziende dell’ecosistema Erion coinvolte attraverso una survey dedicata, 11 leader d’impresa riuniti nella prima Erion Leaders’ Roundtable, 4 key opinion leader. I risultati sono poi stati integrati con fonti proprietarie su 17 anni di percepito dei cittadini europei, 281 politiche Esg europee e italiane e oltre 50 studi e report.

Secondo lo studio di Teha ed Erion, la transizione sostenibile rappresenta il nuovo terreno della competizione economica globale e le imprese sono ormai pienamente consapevoli della sua rilevanza. Non si tratta più di una semplice risposta alle sfide ambientali. Otto aziende su 10, infatti, indicano energia, innovazione sostenibile e standard ambientali di prodotto come i principali ambiti di pressione rispetto ai competitor globali.

Nel rapporto viene poi sottolineata l’importanza della transizione sostenibile: le aziende che adottano modelli di economia circolare sono del 28% più solide da un punto di vista creditizio, risultando di conseguenza più appetibili per gli investimenti privati, e, rispetto ai competitor tradizionali, generano in media 1,5 volte più cassa, si indebitano del 6% in meno e dimostrano maggiori capacità di coprire il debito con il risultato operativo. Più del 68% delle imprese dichiara infatti di aver rafforzato le proprie politiche Esg negli ultimi tre anni.

Danilo Bonato, direttore Sviluppo strategico e Relazioni istituzionali Erion Compliance Organization, ha spiegato che «la transizione sostenibile non può essere interpretata come un costo da subire, perché costituisce condizione essenziale per preservare la capacità industriale e garantire uno sviluppo di lungo periodo». E in un contesto simile, secondo Bonato, «la sfida per l’Europa, e per l’Italia, consiste nel costruire un nuovo patto competitivo, in cui sostenibilità e crescita non siano obiettivi alternativi, ma elementi integrati della stessa strategia industriale».

Open Questions

  • Quali accordi specifici verranno presi a livello europeo?
  • Come si tradurrà il nuovo patto competitivo in Italia?

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This article was originally published by Il Sole 24 Ore.

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