Indagini su Venditti: Proposta di Archiviazione e Riflessi Procedurali
Quick Look
- La Procura di Brescia valuta l'archiviazione per Venditti, indagato per corruzione.
- La decisione potrebbe spostare l'inchiesta a Pavia e aggrava la posizione di alcuni carabinieri.
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Secondo le ipotesi, Venditti avrebbe ottenuto una mazzetta da Giuseppe Sempio, il padre di Andrea, il quale si era difeso specificando che “la frase dovrebbe essere una previsione di spesa che avevamo fatto noi in casa, su quanto avremmo dovuto pagare agli avvocati alla fine della faccenda". Secondo quanto riportato nell'informativa depositata, non sarebbero però emersi elementi sufficienti a sostenere l'ipotesi accusatoria nei confronti di Venditti, che ha sempre sottolineato di aver archiviato la posizione di Sempio perché convinto della responsabilità di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l'omicidio.
La valutazione degli inquirenti potrebbe orientarsi verso una richiesta di archiviazione della posizione di Venditti da parte dei pubblici ministeri Donato Greco e Alessio Bernardi. Una decisione che potrebbe avere riflessi procedurali sull'intero fascicolo: verrebbe infatti meno il presupposto dell'articolo 11 che aveva radicato la competenza a Brescia per la presenza di magistrati del distretto milanese tra gli indagati. In questo caso, l'inchiesta potrebbe tornare alla Procura di Pavia per competenza territoriale. Contemporaneamente, l'informativa depositata oggi a Brescia aggraverebbe le posizioni di alcuni carabinieri coinvolti nell'inchiesta e sulla cui posizione ora la Procura guidata da Francesco Prete sta valutando l'ipotesi di contestare nuove accuse.
Il legale di Venditti, l'avvocato Domenico Aiello, ha dichiarato che "forse finalmente qualcuno ha colmato delle lacune e ha compiuto quegli accertamenti che avrebbero dovuto essere disposti prima dell'invio della notizia di reato da Pavia a Brescia". Secondo Aiello, "solo quando si è veramente sicuri che c'è stata una violazione così grave di legge da parte di un servitore dello Stato era possibile mandare un'informativa di reato a Brescia, non prima. E, invece, si è proceduto a fare una perquisizione in diretta televisiva senza avere neanche individuato la figura e il nome del corruttore". Per l'avvocato, l'ex procuratore generale di Pavia "ha ricevuto danni irreversibili, gli stessi danni che un uomo che ha fatto una carriera immune da macchia per 42 anni servitore dello Stato si trova ad essere distrutto nella reputazione, trattato come un bandito”. Poi ha concluso: “Il fatto era comunque del 2017, quindi pericolo di reiterazione o pericolo di fuga non li vedevo".





