L'ultimo racconto di Francesco Guccini: "Calde le pere!"
Pubblicato da Giunti, il nuovo romanzo breve del cantautore e scrittore è un omaggio al Reno, al dialetto e alla memoria popolare emiliana.
Quick Look
- A meno di un mese dalla scomparsa, Francesco Guccini pubblica con Giunti "Calde le pere!
- Storia di un fiume e di una integerrima fanciulla", un romanzo breve che unisce il paesaggio emiliano, la lingua del dialetto e la memoria popolare.
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Why It Matters
Il libro raccoglie i temi della scrittura di Guccini, come il paesaggio emiliano, il dialetto e la memoria popolare.
A meno di un mese dalla sua scomparsa, Francesco Guccini affida ai lettori il suo ultimo racconto, un piccolo romanzo che sembra raccogliere tutti i temi più cari della sua scrittura: il paesaggio emiliano, la lingua del dialetto, la memoria popolare e il Reno come luogo dell’anima. Calde le pere! Storia di un fiume e di una integerrima fanciulla, pubblicato da Giunti, nasce da un’antica storia orale e prende vita con un’immagine destinata a restare impressa: una ragazza che attraversa Casalecchio sul Reno in bicicletta, gridando un misterioso “Calde le pere!”. Da quell’apparizione si dipana una vicenda che intreccia ironia, sensualità e tradizione, ispirata anche alla leggenda di una giovane ritenuta irreprensibile che rimane incinta dopo un bagno nel fiume. Guccini trasforma questi racconti popolari in una novella dal sapore classico, dove il Reno diventa il teatro di un’umanità vivace, sospesa tra realtà e mito.
Il Reno, il dialetto e l’eredità di uno scrittore
Più che un semplice racconto, il libro è il testamento letterario di uno scrittore che ha sempre considerato le parole un patrimonio da custodire. I capitoli sono costruiti come piccoli quadri, con titoli e didascalie ironiche che richiamano la narrativa di Laurence Sterne e Jerome K. Jerome, mentre il paesaggio dell’Appennino pistoiese riaffiora attraverso i nomi pavanesi di erbe, fiori e frutti. È la stessa lingua che aveva animato Cròniche epafàniche e Tralummescuro: un lessico capace di conservare non solo i luoghi, ma anche il modo in cui una comunità li ha vissuti e nominati. In queste pagine il Reno smette di essere soltanto un fiume e diventa una biografia: un asse ideale che unisce Pavana, Modena e Bologna, dove la geografia coincide con la memoria e il racconto popolare si trasforma, ancora una volta, in letteratura.
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