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Le due anime della Puglia: tra trasformazione e arcaicità
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Repubblica Cronaca6/16/2026Travel4 min readItaly

Le due anime della Puglia: tra trasformazione e arcaicità

Quick Look

  • La Puglia vive una profonda trasformazione turistica, con masserie di lusso e lidi social.
  • Tuttavia, persistono tratti arcaici, sia nella campagna con l'aridocoltura, sia nei vicoli di Bari Vecchia dove il tradizionale 'panaro' viene usato per scambi contemporanei.

AI-generated summary

Why It Matters

La Puglia è una regione in profonda trasformazione, con un turismo in crescita che convive con tratti arcaici, sia nella campagna che nei centri storici.

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La Puglia vive una fase di profonda metamorfosi. Lo dicono i numeri del turismo, le masserie trasformate in resort di lusso, i lidi diventati set per i social, l'inglese che nei vicoli si mescola al dialetto. Eppure, sotto la superficie sopravvivono alcuni tratti arcaici. Li associo alle due anime della regione: da una parte quella rurale, scandita da ritmi d'altri tempi; dall'altra quella dinamica dei centri urbani, dove la vita viscerale non si piega, nemmeno sotto il flusso dei visitatori. Del resto, come circoscrivere a una sola essenza una terra così composita? Non per niente, per secoli, sulle carte geografiche compariva al plurale: le Puglie. C'è un doppio movimento — del resistere e del cambiare — che si manifesta in due situazioni per me emblematiche, una di campagna e l'altra di città.

Attraverso il Parco delle dune costiere, nel tratto che unisce i territori di Fasano e Ostuni. Lo percorro nel tardo pomeriggio, in quel limbo di tempo tutto per me che riesco talvolta a rubare alla routine degli spostamenti tra Bari e Lecce, dove vive mia figlia Eva. Una radura punteggiata da sparsi ulivi monumentali, solcata da lame carsiche e presidiata da antiche masserie in semiabbandono. Un paesaggio assolato che evoca suggestioni ancestrali, quasi africane: se in quel silenzio abbacinante incrociassi dei pastori Masai con il loro gregge, non sembrerebbe un miraggio. Qui si coltiva ancora il pomodoro Regina con l'antichissima tecnica dell'aridocoltura, simbolo di adattamento climatico, si respira il profumo del mirto selvatico mescolato all'odore acre del letame.

Ecco misurata l'esatta distanza tra le due Puglie di oggi: a pochi chilometri in linea d'aria, la stessa campagna viene impacchettata e venduta come "esperienza", mentre qui continua semplicemente a esistere. L'hotellerie ha trasformato i trulli in suite e i muretti a secco in quinte scenografiche. Ma basta una piccola deviazione per ritrovare la regione che non si è messa in posa: quella parte agricola e immobile, presidiata da alberi millenari sottoposti alla dura prova dall'antropocene. La seconda situazione è nel cuore di Bari vecchia.

Vi conduco per mano così come un amico, Flavio, ha fatto con me qualche mese fa: «Devo fare una commissione a Bari vecchia, mi accompagni». Da largo Chiurlia ci inoltriamo nei primi vicoletti, battuti da comitive di turisti vestiti di chiaro e armati di bottigliette d'acqua: gironzolano senza pensieri tra orecchiette stese ad asciugare e botteghe di souvenir. Infiliamo una calle strettissima che neanche Venezia, e sbuchiamo in una piazzetta isolata. Flavio lancia un breve fischio verso l'alto. Da un balconcino si affaccia un ragazzotto; il mio amico tende indice e medio facendo il segno del due. Il giovane scompare, un attimo dopo si riaffaccia e cala un panaro. È uno di quei cestini di vimini annodati all'estremità di una fune che mia madre usava dal balcone per farsi recapitare, da noi bambini che giocavamo in strada o dal garzone della salumeria, uova, pane e latte mentre era affaccendata in cucina di ritorno dal lavoro. Flavio infila nel cesto una banconota da venti euro. Il ragazzo lo tira su lesto, prende i soldi, inserisce due bustine di erba e manda giù il carico. Flavio intasca la merce e con un cenno di saluto conclude una transazione tanto antica nella forma quanto contemporanea nella sostanza.

Torniamo sui nostri passi incrociando altri ragazzi stranieri che cercano la dritta con la dovuta circospezione e in un attimo dal dedalo medievale ci riaffacciamo nella rumorosa città ortogonale. Mi congedo da Flavio e resto solo con la mia riflessione sociologica da strapazzo: nel suq della città vecchia i turisti biondi cercano l'esperienza autentica e, a seconda delle età, il vicolo gliela serve su un piatto di orecchiette — unica concessione alla modernità i condimenti più assurdi — o dentro un cesto di vimini. I tavolini dei ristoranti esondano su piazze e marciapiedi, i b&b colonizzano i palazzi con ascensori panoramici in vetro, eppure a due vicoli di distanza dallo struscio il panaro continua a salire e scendere per gli affari di sempre.

Open Questions

  • Quale sarà l'impatto a lungo termine di questa dualità sulla regione?
  • Come si bilancerà ulteriormente il turismo con la conservazione delle tradizioni?

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This article was originally published by Repubblica Cronaca.

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