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Liliana Segre, prima condanna per diffamazione aggravata dall'odio razziale
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Sky TG242h agoCrime2 min readItaly

Liliana Segre, prima condanna per diffamazione aggravata dall'odio razziale

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  • A Milano è arrivata la prima condanna per diffamazione aggravata dall'odio razziale contro Liliana Segre.
  • Un imputato è stato condannato a 4 mesi con pena sospesa e risarcimento, mentre altri hanno ottenuto la messa alla prova.

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Il procedimento giudiziario è scaturito da un'inchiesta della procura di Milano su una serie di insulti via social rivolti a Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta all'Olocausto.

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È arrivata a Milano la prima condanna nell'ambito del maxi procedimento scaturito da un'inchiesta della procura con al centro l'accusa di diffamazione aggravata dall'odio razziale per raffiche di insulti via social a Liliana Segre.

Uno degli imputati, l’unico che in questo filone aveva scelto il rito abbreviato, è stato condannato a 4 mesi, con pena sospesa, e al pagamento di un risarcimento di 1.500 euro, che la senatrice a vita devolverà in beneficenza.

Per un altro hater, invece, è stata disposta la messa alla prova con lavori di pubblica utilità e un risarcimento alla Fondazione Memoriale della Shoah.

Si è chiuso così a Milano il primo processo nato da uno dei filoni della maxi inchiesta della Procura, avviata dopo le denunce presentate da Segre, assistita come parte civile dall'avvocato Vincenzo Saponara.

Il procedimento vedeva imputate otto persone.

Già nelle precedenti udienze, davanti alla giudice Francesca Ghezzi della sesta sezione penale, alcuni imputati avevano presentato lettere di scuse e versato risarcimenti alla Fondazione Memoriale della Shoah, con somme comprese tra 500 e 2mila euro.

Questi passaggi avevano portato alla remissione delle querele e, quindi, per quelle posizioni il processo si era chiuso con la dichiarazione di “non doversi procedere”.

Altri imputati, invece, sono stati ammessi alla messa alla prova, un istituto che sospende il processo e che, se l’esito è positivo, porta all’estinzione del reato.

Oggi la giudice ha stabilito 12 mesi di lavori di pubblica utilità alla Caritas, oltre al versamento di 300 euro alla Fondazione e ad un percorso psicologico.

Per l'unico che aveva scelto di essere giudicato, invece, è arrivata appunto la condanna.

Questo primo processo era scaturito da uno dei filoni che, nell'aprile 2025, erano passati anche per la decisione del gip Alberto Carboni, dopo le istanze di opposizione dell'avvocato Saponara contro le richieste di archiviazione del pm Nicola Rossato.

Intanto, per un’altra tranche dell’inchiesta, è stata fissata un’udienza davanti al gup Fabrizio Filice il primo ottobre.

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This article was originally published by Sky TG24.

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