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Mark Covell: «Dopo 25 anni le cicatrici della Diaz, ma i ragazzi di oggi sono la nuova rivoluzione»
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Repubblica Cronaca22 hours agoPolitics3 min readItaly

Mark Covell: «Dopo 25 anni le cicatrici della Diaz, ma i ragazzi di oggi sono la nuova rivoluzione»

Quick Look

  • Mark Covell, vittima del pestaggio alla Diaz nel 2001, ricorda l'irruzione 25 anni dopo, portando ancora cicatrici.
  • Sottolinea l'importanza di non dimenticare Genova per la democrazia e incoraggia le nuove generazioni a riprendere i temi dei movimenti, come il clima e le migrazioni, per una "nuova rivoluzione".

AI-generated summary

Why It Matters

Mark Covell, giornalista freelance di Indymedia Uk, fu gravemente pestato dalla polizia durante l'irruzione alla scuola Diaz a Genova nel 2001, un evento noto come "macelleria messicana". L'anniversario dei 25 anni riaccende il dibattito sulla giustizia e la memoria.

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Non racconterò per l’ennesima volta la mia storia, usiamo le nostre energie per continuare a chiedere quello che manca ancora, giustizia». Mark Covell spunta nell’afa del primo pomeriggio davanti alla scuola Diaz, si ferma nei pressi di quella stessa cancellata davanti alla quale il 21 luglio di 25 anni fa fu pestato «come una palla da football» – è il suo ricordo – dagli agenti del reparto mobile della polizia impegnati nell’irruzione della “macelleria messicana”, la notte più buia della democrazia. E da lì riflette, dice lui, «più del futuro che del passato».

Allora Covell aveva 33 anni, era arrivato a Genova per seguire il G8 e le manifestazioni del movimento come giornalista freelance del collettivo Indymedia Uk, il pestaggio dei poliziotti lo ridusse in coma e ne segnò per sempre la vita. Oggi ne ha 58, si è sposato con una genovese e vive a Londra, dove lavora come «bike courier» e continua la sua militanza in campo ambientale. «Spero in una riapertura delle indagini sul mio caso, – dice nel giorno del corteo nazionale dell’anniversario – dopo 25 anni porto ancora sul corpo e nella mente le cicatrici di quello che è successo allora, e la rabbia per il fatto che i poliziotti che mi hanno fatto finire in coma abbiano fatto carriera invece che essere puniti mi spinge a lottare ancora». Ma insieme, prova a rilanciare: «I ragazzi di oggi sono la nuova rivoluzione».

Perché è ancora importante, nonostante tutto questo tempo, ricordare Genova? Gli anniversari rischiano sempre di anestetizzare, cristallizzare la memoria, questo ha ancora tanto da dire. “Brucia ancora”, è così?

«Sì. Perché c’è stata un’Italia prima di Genova e c’è una diversa Italia dopo Genova. Quello che è successo in quei giorni di luglio fa parte della storia e dell’identità di un Paese, ormai, e deve ricordarci come la democrazia e il diritto vadano protetti. Personalmente, non dimenticherò mai la notte della Diaz, ma penso sia più utile raccontare e incoraggiare i ragazzi di oggi. Che conoscono la storia del G8, se ne interessano, sono arrabbiati come noi, e dobbiamo aiutare a prendere spazio».

È questa, la ragione più urgente per ricordare il 2001?

«Ce ne sono molti, di motivi per cui aveva una grande importanza, essere qui in questi giorni. C’è il bisogno di mettere a rete i movimenti che stanno crescendo, i No Kings, la Global Sumud Flotilla, i collettivi ambientalisti. C’è da ricordare la sospensione dei diritti di allora perché non ricapiti più. C’è da riprendere i temi di 25 anni fa e riconquistare le piazze in modo rumoroso, colorato, pacifico per ricordare quello che hanno fatto a Carlo Giuliani e a tutti noi».

È possibile, ricordare i temi di allora, in mezzo alla memoria di tutta quella violenza, davanti alle carriere dei poliziotti coinvolti nei pestaggi, ancora in cerca di verità e giustizia?

«Genova è stata e sarà “l’università dei movimenti”, i problemi del mondo del resto sono gli stessi, pure peggiori, di quelli che il movimento del 2001 portava in piazza. Il cambiamento climatico, lo strapotere delle multinazionali e della finanza corporativa, le crisi delle migrazioni, le guerre. La nuova generazione, la Gen Z, ha i mezzi per riprendere la rivoluzione, ma insisto: dobbiamo aiutarli».

Come è possibile, aiutare queste nuove generazioni che vediamo riprendersi le piazze anche in questi giorni di anniversario?

«Forse per anni non ci sono stati grandi movimenti di piazza, ma oggi vediamo una rinascita della partecipazione. Penso ai No Kings, che da Palazzo Ducale all’assemblea di sabato scorso hanno mandato un messaggio molto forte contro le politiche mondiali, contro Trump così come contro Meloni in Italia. Penso, ribadisco, alle piazze per Gaza e per la Flotilla. Tutte proteste nel mondo portate avanti dalla GenZ, dai ventenni di oggi, e non è un caso che tanti esponenti di quei movimenti siano in piazza con noi a Genova in questi giorni. Ripartiamo da lì».

Open Questions

  • Quali azioni concrete verranno intraprese per riaprire le indagini sul caso Covell?
  • Come si concretizzerà la "nuova rivoluzione" delle nuove generazioni?

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This article was originally published by Repubblica Cronaca.

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