Operazione "Ruggito del Leone": Raid su Teheran e città iraniane, escalation nel Golfo
Quick Look
- Operazione "Ruggito del Leone" (Israele) e "Epic Fury" (USA) colpiscono l'Iran il 28 febbraio, con l'obiettivo di uccidere Ali Khamenei.
- L'Iran risponde il 1° marzo con missili e droni.
- Il 4 marzo Teheran chiude lo Stretto di Hormuz, affondando i mercati.
AI-generated summary
Why It Matters
L'articolo descrive un'escalation militare tra Israele, Stati Uniti e Iran, iniziata con raid su Teheran e proseguita con attacchi missilistici e droni. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto un impatto significativo sui mercati energetici.
Nella prima mattinata del 28 febbraio, scatta l’operazione “Ruggito del Leone” o “Epic Fury”, nomi in codice assegnati rispettivamente da Israele e Stati Uniti ai raid su vasta scalata che colpiscono Teheran e molte altre città iraniane. L’obiettivo principale è l’uccisione della Guida Suprema, Ali Khamenei, e i massimi esponenti del Consiglio di Sicurezza Nazionale riuniti in un compound militare della Capitale.
In risposta all’attacco, il 1° marzo l’Iran avvia l’operazione “Vera Promessa 4” con il lancio di centinaia di missili e droni su Israele, le basi americane nell’area del Golfo e alcuni Paesi limitrofi, dal Kuwait, a Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti. In Libano, s’infiamma lo scontro tra Israele ed Hezbollah con un’impennata di attacchi verso il nord dello Stato ebraico.
Con l’escalation in corso, il 4 marzo Teheran annuncia la chiusura dello Stretto di Hormuz, porta d’ingresso per il Golfo Persico dove transita un quinto del petrolio mondiale. La decisione affossa i mercati azionari e causa un rialzo immediato del prezzo del greggio oltre i 100 dollari al barile.
Dopo circa quaranta giorni di scontri aperti culminati con la minaccia del presidente Usa, Donald Trump, di riportare l’Iran “all’età della pietra”, l’8 aprile le parti siglano un primo cessate il fuoco di due settimane. A mediare è soprattutto il governo del Pakistan che organizza a Islamabad i primi colloqui di pace diretti tra Washington e Teheran dalla rivoluzione khomeinista del 1979.
Il primo round negoziale ad Islamabad, con la delegazione americana guidata dal vicepresidente Usa J.D. Vance, naufraga sul futuro del programma nucleare iraniano e sul controllo dello Stretto di Hormuz. Il 12 aprile lo United States Central Command (Centcom) annuncia il blocco navale sul tratto di mare che separa Iran e Oman e l’interdizione del traffico via mare da e verso i porti dell’Iran.
Nonostante minacce e schermaglie intorno allo stretto, la tregua regge e il 18 maggio Trump annulla un massiccio attacco aereo sull’Iran. Determinante è l’intervento condotto da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati che avrebbero spinto il leader Usa a evitare una nuova escalation. Cinque giorni più tardi, Trump parla di “accordo ampiamente negoziato, in attesa di finalizzazione” dopo una telefonata nello Studio Ovale avuta con il primo ministro israeliano Netanyhau e i leader del Golfo.
Tra fine maggio e i primi giorni di giugno sale la tensione tra Stati Uniti e Israele dopo i continui raid dell’Idf sul Libano che rischiano di minare il negoziato in corso. Il 2 giugno il tycoon dà del “pazzo” al premier israeliano Benjamin Netanyahu in una telefonata di biasimo. Usa e Iran tornano nel frattempo ad affrontarsi, con Teheran che prende di mira le basi Usa in Kuwait e Washington che replica con raid sull’isola di Qeshm.
Pur senza giungere allo sgretolamento del cessate il fuoco, più volte prorogato, si moltiplicano gli attacchi incrociati nel Golfo. Tra il 9 e il 10 giugno Washington sferra una rappresaglia contro radar e contraerea iraniane dopo l’abbattimento di un elicottero Apache da parte del regime. Nonostante la minaccia di nuovi attacchi, Trump preme per un accordo bollando l’atteggiamento di Teheran come “perdita di tempo”.
Il presidente Usa minaccia altri attacchi notturni, mettendo nel mirino anche l’isola di Kharg e le infrastrutture petrolifere. L’11 giugno annuncia su Truth di aver sospeso i raid lasciando intendere che un’intesa è vicina. A complicare le ultime ore di trattativa sono i raid israeliani in Libano e una possibile rappresaglia iraniana. Nella notte tra il 14 e il 15 giugno il Pakistan annuncia il raggiungimento dell'accordo fra Stati Uniti e Iran "con la firma il 19 giugno in Svizzera". “Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano”, ha annunciato su X il premier pachistano, Shehbaz Sharif.
What to Watch
AI outlook — possibilities, not facts
Possibile ripresa delle tensioni se l'accordo non sarà pienamente rispettato.
Possible · Within months
Aumento della cooperazione USA-Iran su temi specifici, nonostante le divergenze.
Speculative · Long term
Open Questions
- Quali saranno le conseguenze a lungo termine dell'accordo?
- Il programma nucleare iraniano sarà effettivamente controllato?
- La stabilità nel Golfo Persico sarà duratura?




