Rapporto Besa3: varianti low-carbon possono tagliare emissioni fino al 66,7% nell'acciaio e 42,3% nelle traverse ferroviarie
Studio di Fondazione Ecosistemi analizza il carbonio incorporato nei materiali ferroviari e le strategie di decarbonizzazione delle infrastrutture europee
Quick Look
- Secondo il rapporto Besa3 di Fondazione Ecosistemi, l'adozione di varianti a minore intensità carbonica potrebbe ridurre le emissioni del 66,7% nell'acciaio e del 42,3% nelle traverse ferroviarie in cemento armato precompresso.
- Lo studio evidenzia il ruolo chiave di acciaio, cemento e calcestruzzo nelle emissioni delle infrastrutture di trasporto europee e sottolinea le potenzialità dell'Italia nella siderurgia a basso impatto.
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Con l’implementazione di varianti a minore intensità carbonica si potrebbero ridurre le emissioni fino al 66,7% nel caso dell’acciaio e del 42,3% nelle traverse ferroviarie in cemento armato precompresso. È questa la fotografia contenuta nel rapporto Besa3 di Fondazione Ecosistemi che sarà presentato oggi durante la seconda giornata del Forum Compraverde Buygreen di Roma. Lo studio contiene un’analisi del carbonio incorporato nei materiali ferroviari e delle possibili strategie di decarbonizzazione delle infrastrutture europee.
L’analisi prende innanzitutto in esame l’impegno messo in campo dai governi europei e dall’Ocse sul fronte della decarbonizzazione delle infrastrutture di trasporto, pari a circa 120 miliardi di euro, e sottolinea che l’80% circa delle emissioni collegate a questi asset - ferrovie, strade, ponti, gallerie e reti pubbliche di mobilità - deriva proprio da acciaio, cemento e calcestruzzo. Due comparti che, da soli, rappresentano rispettivamente il 5% e il 4% delle emissioni complessive di gas serra dell’Unione Europea.
I numeri del rapporto raccontano la dimensione industriale del fenomeno: nel solo 2024, nell’ambito delle infrastrutture ferroviarie italiane, sono state gestite 259.250 tonnellate di acciaio per armamento ferroviario e 149.077 tonnellate di traverse in cemento armato precompresso. Nel settore ferroviario europeo, il fabbisogno annuo raggiunge, invece, circa 2,2 milioni di tonnellate di acciaio e 5,5 milioni di tonnellate di cemento.
E l’Italia? A differenza di molti Paesi europei ancora fortemente legati alla produzione tradizionale da altoforno, l’Italia si colloca tra le siderurgie più avanzate sul piano dell’economia circolare grazie alla prevalenza della produzione da forno elettrico alimentato da rottame ferroso riciclato. Secondo i dati riportati nello studio, oltre l’85% dell’acciaio italiano è infatti prodotto da acciaio secondario, contro una media europea del 44 per cento. Con il risultato che la siderurgia italiana è oggi tra quelle più virtuose potendo contare sulla minore intensità emissiva al mondo: circa 0,7 tonnellate di CO2 per tonnellata di acciaio prodotto, contro una media globale di 1,5 tonnellate. Un patrimonio industriale che può rappresentare un assist competitivo per la siderurgia nella partita della futura trasformazione green delle infrastrutture europee. Che deve, però, fare i conti con la pressione dell’import extra Ue: dal 2008 la produzione europea di acciaio è diminuita del 30%, mentre le importazioni da Paesi esterni all’Unione hanno superato i 30 milioni di tonnellate annue. Parallelamente, l’import europeo di cemento da Paesi extra Ue è cresciuto del 260% dal 2016.
Ma quali sono le strategie su cui si può accelerare per favorire la svolta green? Lo studio si sofferma, in particolare, sul ruolo strategico del green public procurement (gli appalti pubblici verdi), vale a dire il sistema attraverso cui la Pa utilizza bandi e gare per premiare prodotti, materiali e servizi a minore impatto ambientale. E che, se ulteriormente implementato, consentirebbe una riduzione delle emissioni del 21% nel settore del cemento e del 18% in quello dell’acciaio.







