Salim El Koudri, l'attacco di Modena e il paradosso dell'esclusione
Quick Look
- La polizia indaga sull'attacco di Modena, cercando dati da Meta su Salim El Koudri, che usava profili social per truffe sentimentali.
- El Koudri si sentiva escluso in Italia nonostante fosse cittadino italiano per discendenza, un paradosso emerso dalle sue conversazioni e dal suo passato.
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Why It Matters
Salim El Koudri, autore di un attacco a Modena, utilizzava numerosi profili social per truffe sentimentali. Nonostante fosse nato e cresciuto in Italia e avesse la cittadinanza italiana per discendenza, si sentiva escluso e discriminato per le sue origini marocchine.
Salim El Koudri era uno. Ma era anche decine di identità diverse. Aveva infatti molti profili social — tra Instagram e Facebook — che apriva e chiudeva con estrema facilità. Li ha trovati la polizia scandagliando la sua vita. Senza però riuscire a recuperare tutto quello che lì dentro c’era. Per questo l’Antiterrorismo ha chiesto in queste ore a Meta di fornire tutti i dati: conversazioni, chat, contenuti cancellati di cui al momento non c’è più traccia. Gli investigatori vogliono passare tutto al setaccio, per essere certi che dietro l’attacco di Modena non si nasconda qualcosa di diverso da quello che appare. Al momento, però, non è emerso nulla che faccia pensare a una regia esterna. Nessun elemento che porti a qualcuno che lo abbia teleguidato. E soprattutto nessun contenuto che avrebbe potuto far scattare segnali preventivi: fotografie a sfondo terroristico, iscrizioni a chat fondamentaliste, contatti sospetti. Niente. Al contrario: da quello che emerge finora, El Koudri usava quei profili soprattutto per truffe telematiche sentimentali, fingendosi persone che non era.
Eppure lì dentro, in quelle conversazioni cancellate, potrebbe esserci il seme di una rabbia covata per anni. Frammenti di un rancore rimasto confinato nei social. Diversi testimoni, sentiti dalla polizia nelle ore successive all’attacco, raccontano di un ragazzo che in più occasioni aveva mostrato segni di insofferenza. Attribuiva i suoi fallimenti lavorativi — lui che era laureato, bravo a scuola, con un’intelligenza brillante — alla difficoltà italiana di integrare davvero i figli degli immigrati.
Nelle ultime settimane, secondo chi lo conosceva, ci sarebbe stata un’escalation. Ma nessun segnale concreto era mai arrivato alle forze dell’ordine. Ed è forse questo, come ha spiegato a Repubblica l’ex capo della Polizia e prefetto di Roma Lamberto Giannini, «un limite dell’intero sistema, perché la prevenzione non può essere soltanto nelle mani delle forze dell’ordine». D’altronde nessun allarme era scattato neppure nell’aprile del 2021, quando El Koudri inviò quattro mail all’università di Modena, oggi all’attenzione degli inquirenti. Le mail partono il 27 aprile, tra le 19.28 e le 20.38. «Dovete farmi lavorare come impiegato, non magazziniere, capito? E qua a Modena, non in culo al mondo dove ti rimangono in tasca 500 euro al mese se ti va bene». Poi, pochi minuti dopo, ancora: «Fatemi lavorare». E nella terza email: «Bastardi cristiani di merda, voi e il vostro Gesù Cristo in croce lo brucio». Infine le scuse: «Mi dispiace per la maleducazione». El Koudri si sentiva discriminato per quel primo passaporto marocchino. Lui che si percepiva, a tutti gli effetti, soltanto italiano. E italiano, nei fatti, lo era.
Tant’è che — nonostante quanto sostenuto nei giorni scorsi da Matteo Salvini — oggi appare quasi impossibile privarlo della cittadinanza. Nato in Italia, aveva avuto il passaporto marocchino perché nel nostro Paese non esiste lo ius soli. Ha frequentato scuole italiane, parlava un italiano perfetto ed era considerato uno studente modello, come hanno potuto ricostruire in queste ore anche gli investigatori, che stanno passando al setaccio il suo percorso personale e scolastico. Nel 2009 ha poi ottenuto automaticamente la cittadinanza attraverso il padre, che nel frattempo era diventato italiano.
La normativa italiana prevede infatti la revoca della cittadinanza solo in casi molto specifici: terrorismo internazionale, reati contro lo Stato, condanne particolarmente gravi legate alla sicurezza nazionale. E soprattutto nei confronti di chi la cittadinanza l’ha acquisita successivamente. Non per chi, come El Koudri, è italiano di fatto per discendenza di padre. È un dettaglio tecnico, ma decisivo. Perché dentro questa vicenda — oltre alla violenza e alle polemiche politiche — resta il paradosso di un ragazzo cresciuto in Italia, nato in Italia, italiano per legge, che però continuava a sentirsi straniero. E che proprio sui social, tra profili falsi e rabbia, aveva costruito il suo racconto di esclusione. Senza che nessuno si accorgesse mai davvero di lui.
Open Questions
- Quali erano le reali motivazioni dietro l'attacco di Modena?
- Ci sono stati segnali di radicalizzazione o intenti terroristici non intercettati?
- Quali sono i limiti del sistema di prevenzione in Italia riguardo all'integrazione e alla radicalizzazione?
- Quali dati specifici Meta fornirà all'Antiterrorismo?






