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Scary Movie 6: La parodia anarchica dei Wayans torna a far ridere
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Scary Movie 6: La parodia anarchica dei Wayans torna a far ridere

Il film è un concentrato di satira sociale, riferimenti alla cultura pop e comicità scatologica, con il ritorno del cast originale e una nuova generazione di personaggi.

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«La satira è una lezione, la parodia un gioco.» Scriveva Vladimir Nabokov. E quando il gioco si fa duro, i fratelli Wayans iniziano a giocare. Scary Movie 6 è un’epifania smodata, spumeggiante, scorretta di frizzi e lazzi in cui tutte le secrezioni corporee vengono coinvolte, nessuna esclusa. La scatologia al potere. D’altronde già Rabelais, in quel monumento al godimento fisiologico che è Gargantua e Pantagruele, riservava una schidionata di pagine alla maniera più efficace di nettarsi dopo essere stati in bagno e nessuno ha mai pensato che fosse letteratura di serie B. Anzi. Che poi la sophisticated comedy non abiti stabilmente tra questi fotogrammi, lo sanno pure i sassi. Ma la parodia nella sua forma più anarchica, quella che non chiede il permesso a nessuno e ride di tutto con uguale, democratica ferocia, è forse l’unico genere che dice ancora la verità sul mondo.

E già dal prologo si capisce di che pasta è fatto il film. La divina Carmen Electra e Teyana Taylor sono impegnate a sbertucciare l’incipit di Scream 6, quello in cui Laura Crane, giovane professoressa di storia del cinema, è seduta in un locale ad aspettare un appuntamento al buio. Ci si diletta con battute sulle dimensioni, che alla fine contano sempre e comunque, sui cliché, sugli stereotipi razziali. Ma c’è spazio, come in quasi tutto il lungometraggio, per le freddure sul metacinema. A partire proprio dall’attrice di Una battaglia dopo l’altra, vincitrice di un Golden Globe ma non dell’Oscar, anche se quel globo d’oro può avere il suo peso, specie se scagliato sulla capoccia di qualche malcapitato. Roba da manuale. Ventisei anni. Tanto è passato dalla prima epifania di Ghostface in versione parodia, dal film che con meno di 20 milioni di dollari ne incassò 278 in tutto il mondo e lanciò nell’orbita commerciale una famiglia intera, ovvero, i Wayans, appunto, tribù creativa come poche se ne vedono a Hollywood. Poi la parentesi weinsteineana, il sequestro del franchise, i capitoli senza Wayans, l’inesorabile declino. E ora il ritorno. Il Core Four è di nuovo al completo: Marlon e Shawn Wayans, Anna Faris e Regina Hall. Marlon li ha definiti «The Avengers». Shawn ha corretto in tempo reale: «The Avengers with no money!» Marlon, imperterrito: «The Pretenders.»

La trama, nella misura in cui un film dei Wayans ha una trama e non una sequenza di fuochi d’artificio narrativi sparati a caso su una folla entusiasta, è presto detta. Ventisei anni dopo essere sopravvissuti a Ghostface, i Core Four si ritrovano di nuovo nel mirino. Cindy Campbell (Faris) nel frattempo è diventata una reclusa paranoica, armata fino ai denti in stile John Wick, madre trascurata e bevitrice con metodo. Brenda Meeks (Hall) ha fatto di tutto tranne la madre responsabile — e lo ha fatto benissimo. Shorty (Marlon) è diventato milionario con i live stream, simulacro perfetto dello zeitgeist contemporaneo. Ray (Shawn) riappare nella vita di Brenda durante un irresistibile send-up di Sinners in salsa chiesa battista del Profondo Sud, con tanto di predica e confessionale.

C’è poi la nuova generazione: le figlie di Cindy (Olivia Rose Keegan e Savannah Lee Nassif), i figli di Brenda (Sydney Park e Gregg Wayans), ragazzi cresciuti nell’ombra di un horror che non capiscono, armati di smartphone e privi di ogni istinto di sopravvivenza. La struttura ricalca consapevolmente Scream 5 e Scream 6, con i legacy characters che passano il testimone ai nuovi arrivati. Solo che qui il testimone viene sistematicamente preso a martellate, ribaltato, usato come arma impropria e infine lanciato in tribuna. Come da tradizione.

La lista dei bersagli è enciclopedica, e costituisce da sola un atto critico involontario sul cinema horror dell’ultimo decennio. Get Out, Nope, Longlegs, Heretic, Sinners, Terrifier 3, The Substance, M3GAN, Smile, Weapons, Halloween 2018, la saga Scream: tutto finisce nel tritacarne. Heidi Gardner parodia Maika Monroe in Longlegs in un segmento ribattezzato con arguzia «Shorthand», con Chris Elliott in drag alla Nicolas Cage — definirlo visionario sarebbe un eufemismo. Kenan Thompson interpreta un improbabile Jermaine Jackson nella parodia del biopic Michael, uscito ad aprile 2026 e già smontato a giugno: velocità di reazione da late night show, non da film.

Non manca nemmeno il cameo di Shaquille O’Neal — l’ex campione NBA che già era stato protagonista di una parodia di Saw in Scary Movie 4 —, qui di nuovo a fare la sua parte con la stessa maestosa consapevolezza di sé. La scena di Art the Clown che fa esplodere un centro commerciale con i bambini dentro, inizialmente tagliata e poi reintegrata in versione ridotta, è la cartina tornasole del metodo Wayans. C’è un metro preciso, quasi scientifico: se durante i test screening una scena è contemporaneamente la preferita e la più odiata dal pubblico, va eliminata. «Non voglio scene divisive,» ha dichiarato Marlon. Il risultato è una comicità da pugile che lui stesso descrive come «bare-knuckle boxing con i guantini da bambino.

Quello che distingue questo Scary Movie dai capitoli orfani dei Wayans è la densità satirica del testo. Covid, #MeToo, ChatGPT, i file Epstein, OnlyFans, i live streamer, i raid ICE, l’insurrezione del 6 gennaio, la battle rap Kendrick-Drake: tutto passa sotto la ghigliottina senza distinzione di censo, colore o schieramento politico. Cheri Oteri nei panni della giornalista Gail Hailstorm urla in stile Jeanine Pirro su un canale Fake News. Doofy (Dave Sheridan) si è barricato in casa con una montagna di carne in scatola accumulata durante il Covid, un moderno Oblomov che non ha alcuna intenzione di uscire. Brenda distribuisce le caramelle gommose di Shorty ai bambini del quartiere come fossero normali Halloween candy, scatenando una fuga collettiva alla Weapons che è uno dei pezzi più riusciti del film.

Siccome siamo nel 2026, grande spazio ai social. C’è pure una gag sul meme virale circolato soprattutto online e sui siti umoristici che riguarda Belinda Peregrín, una delle popstar più note del Messico: una foto particolarmente sfavorevole, diffusa anni fa, accompagnata dal commento che senza ritocchi digitali assomiglierebbe alle protagoniste di White Chicks, il film diretto da Keenen Ivory Wayans con protagonisti Marlon e Shawn. La gag funziona su più livelli, com’è nello stile della casa. Regina Hall ha spiegato la battuta su Epstein Island con nonchalance disarmante: «Brenda era orgogliosa di averci nuotato andata e ritorno. Ma funziona, perché sappiamo tutti che non è nel giusto.» Si ride. Ci si ferma un secondo. Si torna a ridere, ma in modo leggermente diverso. Questo è il segreto dei Wayans.

Anna Faris è la sorpresa emotiva del film, e non solo comica. La sua Cindy Campbell compie un arco narrativo che va da reclusa traumatizzata, paranoica e alcolizzata a macchina da guerra in stile John Wick — «quando finisco i proiettili trovo soluzioni» — passando per ogni stazione intermedia dell’assurdo. Faris ha descritto il ritorno come un atto di sopravvivenza personale prima ancora che professionale. La casa distrutta nell’incendio di Palisades a gennaio 2026. Hollywood che la stava silenziosamente mettendo nel dimenticatoio. Poi la chiamata di Marlon Wayans, un mese dopo le ceneri.

Il regista Michael Tiddes ha detto di lei qualcosa che vale più di una recensione: «Anna ha questa rara capacità di rendere Cindy esilarante, vulnerabile e cattiva allo stesso tempo. Dal primo giorno sembrava non stesse tornando a un personaggio, ma riconnettendosi a una vecchia amica che aveva ancora molte sorprese in serbo.» Tra le righe si legge il ritratto di un’attrice che il sistema aveva sottovalutato per anni, e che si è ripresa la scena con la stessa determinazione con cui Cindy Campbell è tornata a fare fuoco. Nessuno mette Cindy in un angolo. E nessuno mette Anna Faris in un angolo.

Se Cindy è il cuore sentimentale, Brenda Meeks ne è la spina dorsale comica. Regina Hall arriva a Scary Movie reduce da Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson. Hall si butta nel personaggio con la stessa totale assenza di inibizioni che ha reso Brenda un’icona in quattro film, più questo quinto di ritorno. «Brenda è la peggior amica, di nuovo, in ogni film. Farà di tutto per non aiutare Cindy.» Detto con un sorriso che contiene universi.

La comicità di Hall funziona per accumulo e per contrasto. Mentre Cindy si lancia in sequenze action sempre più improbabili, Brenda trova sistematicamente il modo di rendersi indisponibile nel momento del bisogno, per poi riapparire con il tempismo di chi non ha mai avuto un dubbio sulla propria priorità. Il loro legame, nonostante la disfunzionalità cosmica, è l’asse affettivo. attorno a cui ruota tutto, tra battute, esplosioni e disastri assortiti.

Michael Tiddes è l’uomo invisibile di questo film, nel senso migliore e più nobile possibile. La sua regia non si impone mai sul testo: lo serve, lo asseconda, gli corre dietro quando accelera, lo sorregge quando rischia di cadere. Lavora con i Wayans da quando Marlon e lui hanno collaborato per la prima volta dopo Scary Movie 2, e ha sviluppato una telepatia comica che pochi si possono permettere. I Wayans gli consegnano ogni volta una sceneggiatura da 200 pagine — «una Bibbia della comicità», dice Tiddes — e il processo di lavorazione consiste nel trovare, per progressiva eliminazione, il meglio del meglio. Il primo montaggio era lungo tre ore. Ne è uscito un film di 96 minuti. Da qualche parte esiste un film fantasma di novantaquattro minuti che non vedremo mai, e mi dispiace per noi.

Le riprese sono cominciate il 1° ottobre 2025 ai Tyler Perry Studios di Atlanta e si sono concluse il 24 novembre, con un’ulteriore tornata ad aprile 2026 per inserire le parodie di Sinners, Weapons e Michael. La velocità è parte integrante del progetto artistico. Come ha detto Hall: «La commedia è più efficace quando è connessa alla cultura.» Una parodia vecchia di due anni è già un referto autoptico.

Immaginate di entrare in un bar e ordinare qualcosa che non esiste sul menù. Il bartender vi guarda. Voi gli spiegate. Lui annuisce lentamente, con l’aria di chi ha visto cose, e comincia a lavorare. Ecco: Scary Movie 2026 sarebbe quel cocktail lì, e lo chiameremo Rabelais Fizz.

Base: rum scuro jamaicano, perché profuma di ammutinamento, di pirateria, di personaggi che non obbediscono agli ordini di nessuno e si portano appresso una storia di soprusi da vendicare. Un generoso goccio di hot sauce, tributo diretto alla scatologia rabelaisiana che impregna ogni fotogramma. Acqua tonica in abbondanza, per quella leggerezza di fondo, la stessa dei Wayans che rende il tutto bevibile anche alle tre del pomeriggio, in compagnia. Un’oliva nera, per il retrogusto amaro: quel momento in cui ridi e poi ti fermi un secondo e capisci che stai ridendo di qualcosa di molto reale. E infine, indispensabile, una spruzzata di Aperol: quella nota arancione, sfacciata e vagamente italiana, che rimanda alla commedia all’italiana, a Risi che ride del miracolo economico mentre il miracolo economico accade, a Monicelli che ride della morte mentre la morte bussa alla porta.

Il Rabelais Fizz non si serve con ghiaccio , non è un drink da meditazione solitaria. Va ingollato in gruppo, con qualcuno accanto che ride più forte di voi. Come insegna il grande Marlon, la formula segreta dei Wayans è una sola: «Se abbiamo un film di un’ora e mezza, vogliamo 88 minuti di battute e due minuti di cuore.» Shawn corregge: «30 secondi di cuore e cinque minuti di peti.» Anche questa è una ricetta. Anche questo è un cocktail

La storia che sta dietro questo ritorno è quasi più interessante del film stesso, e ne costituisce il sottotesto emotivo non dichiarato. Nel 2001, dopo Scary Movie 2, il franchise venne sostanzialmente sottratto ai suoi creatori dalla Dimension Films dei fratelli Weinstein. Comunicato stampa di Capodanno. Silenzio. Marlon ha definito i Weinstein «un regime del male», e la sua risposta all’offerta al ribasso fu una frase che meriterebbe di stare su un muro: «Se non volete pagare le battute, fatele scrivere a qualcun altro.» Qualcun altro lo fecero. Scary Movie 3 e 4 esistono, e Faris e Hall le portarono sulle spalle con professionalità, ma qualcosa mancava. Il sale.

Il ritorno diventa possibile solo dopo la caduta di Harvey Weinstein — arrestato nel 2018, condannato nel 2023 e travolto negli anni successivi da ulteriori vicende giudiziarie —, il fallimento della Weinstein Company e la chiamata del nuovo CEO di Miramax, Jonathan Glickman.

Marlon cita anche le parole del padre, Howell Stouten Wayans, morto nel 2023, come ultima spinta. «Io e la mia famiglia non serbiamo rancori.» Il titolo senza numerom semplicemente Scary Movie, come nel 2000 è un gesto simbolico che vale più di mille interviste: il reset, il ritorno al nome originale, la cancellazione silenziosa degli anni di separazione. Il franchise è tornato a casa.

Scary Movie 2026 non è un capolavoro. Non vuole esserlo, e sarebbe disonesto pretenderlo. È un divertissement triviale, sboccato, anarchico, punk, piacevolmente infantile, un guilty pleasure da godersi senza preoccuparsi troppo di ridere sguaiati di fronte a un’antologia di barzellette triviali eppure assai spassose. Chi cerca coerenza narrativa, profondità psicologica dei personaggi o eleganza formale ha sbagliato sala, ha sbagliato film, ha sbagliato genere, ha sbagliato decennio. Quello che offre è qualcosa di più raro nel panorama comico contemporaneo dominato dall’ironia difensiva e dal piagnisteo metacinematografico: una comicità fisiologica, viscerale, democraticamente offensiva, che non distingue tra vittime buone e cattive. I Wayans sono offensori equi. La loro risata è circolare: torna sempre indietro.

I difetti ci sono e non si nascondono: il ritmo è inevitabilmente ondivago, il meccanismo della parodia a sketch tende all’esaurimento verso il finale, e alcune gag pesano più di altre nel montaggio. Ma quando funziona — e funziona spesso, più spesso di quanto la critica seria sia disposta ad ammettere — Scary Movie è un documento generazionale: uno specchio deformante puntato su un’epoca che ha perso il filo e cerca disperatamente qualcuno che glielo restituisca sotto forma di battuta grassa, di peto cosmico, di risata liberatoria. Come diceva l’inarrivabile Mae West — e qui il cerchio si chiude, come nei migliori giochi: «Too much of a good thing can be wonderful.» La parodia è un gioco. I giochi migliori, quelli che si ricordano, li vince sempre chi ci mette il cuore. O come direbbe Shawn, cinque minuti di peti. Fa lo stesso.

This article was originally published by Sky TG24.

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