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José Mourinho: Amore per il Real Madrid e la filosofia del vincere
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ANSA Sport25.6.2026Sport2 Min. LesezeitItaly

José Mourinho: Amore per il Real Madrid e la filosofia del vincere

Auf einen Blick

  • José Mourinho, neo-allenatore del Real Madrid, ha rilasciato la sua prima intervista a Vanity Fair, esprimendo amore per il club e stima per il Barcellona.
  • Ha ribadito la sua filosofia incentrata sulla vittoria e la volontà di aiutare i giocatori, incluso Kylian Mbappé, a migliorare.

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Parole d'amore per il Real Madrid e di stima per il Barcellona in cui cominciò la carriera, la promessa di entrare in punta di piedi nello spogliatoio delle Merengues, una postilla a quel soprannome - The Special One - con cui ha fatto la storia del calcio, perché "ero uno di loro".

Ma anche la difesa di una storia di successi e durissimi scontri e di un obiettivo, vincere, che è "la natura stessa dello sport". José Mourinho ha rilasciato a Vanity Fair la sua prima, lunga intervista da allenatore del Real. E se 22 anni fa, all'epoca al Chelsea, si era presentato in conferenza stampa come un giovane sfrontato che aveva vinto la Champions col Porto, rilasciando dichiarazioni che sono la genesi del suo soprannome, stavolta le parole del tecnico portoghese, che di anni ne ha 63, sono più misurate. A partire dalla ricetta per risollevare una squadra reduce da un'annata deludente, con la stella Kylian Mbappé in ombra: "Quello che voglio fare è aiutare i giocatori a essere migliori, aiutare la squadra a essere migliore, aiutare il club a essere migliore - promette Mourinho -. Sono lì per aiutare tutti: non per criticare, non per parlare, ma per ascoltare. Kylian Mbappé è un giocatore fenomenale, e cercherò di aiutarlo a essere ancora migliore di così".

Resta l'amore sconfinato per le maglie bianche, la cui storia "non si può paragonare a nessuno". Eppure "non ho assolutamente cattivi sentimenti verso il Barcellona", dove fu viceallenatore tra il 1996 e il 2000 quando Pep Guardiola e Luis Enrique erano ancora protagonisti in campo.

Oggi lo Special One nega di essersi mai visto come il protagonista della scena: "Non ho mai voluto essere più importante dei miei giocatori - assicura -. Non penso di esserlo mai stato, e non voglio esserlo. Penso che i giocatori più importanti nel gioco siano, ovviamente, i giocatori". Persino l'etichetta di Special One è messa in discussione: "Ho la consapevolezza che non sono l'unico, ero uno di loro. Ma penso che io e alcuni altri abbiamo segnato un periodo in cui gli allenatori sono diventati più protagonisti".

Poi c'è il vecchio Mourinho, quello che difende l'Arsenal dal gioco poco spettacolare: "Oggi, ma anche prima, c'era una teoria sciocca secondo cui 'puoi essere grande senza vincere'. Per me è del tutto assurda. Va contro la natura stessa dello sport, perché nello sport l'obiettivo è vincere". Quello che ricorda che "la squadra che ha segnato più gol nella storia del calcio spagnolo è stato il mio Real Madrid nel 2011-12, con 121 gol e 100 punti in una stagione". Quello che considera la semifinale dell'Inter contro il Barcellona "una delle migliori prestazioni difensive di sempre". E quello nostalgico della rivalità col Barcellona: "Mi piaceva giocare quelle partite". Oggi "la gente non guarda più ai Clásico come li guardava allora. Il mondo si fermava. Non era solo Madrid e Barcellona, o la Spagna. Era il mondo". E chissà che con lo Special One, pacificato ma fino a un certo punto, Real Madrid-Barcellona non torni a essere la partita dell'anno.

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This article was originally published by ANSA Sport.

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