
Ricostruzione degli eventi che hanno segnato l'inizio del conflitto tra Israele e Hamas
Il 7 ottobre 2023, Hamas ha lanciato un massiccio attacco contro Israele, sfondando la barriera di Gaza, assaltando kibbutz e il festival Nova, e prendendo in ostaggio 253 persone, dando inizio al conflitto in corso.
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L'attacco del 7 ottobre 2023 ha segnato l'inizio di una vasta operazione militare israeliana nella Striscia di Gaza.
Tutto incomincia alle 6:29 di sabato 7 ottobre 2023. Le sirene d'allarme aereo risuonano in tutto Israele. Sotto la copertura di un massiccio lancio di razzi, i terroristi di Hamas stanno sfondando la barriera di sicurezza che separa Gaza dallo Stato ebraico. Nei minuti successivi la recinzione viene sfondata in oltre 60 punti dagli aggressori (che usano anche ruspe ed escavatori), mentre altri entrano in Israele con parapendii o su motociclette.
Con la barriera di confine che ha definitivamente ceduto, i terroristi possono fare rapidamente irruzione nelle zone residenziali vicini al confine. A essere assaltati sono soprattutto i kibbutz - il termine significa “ritrovo” -, dei piccoli villaggi israeliani autosufficienti, molto spesso a vocazione agricola, dove la vita si basa di solito sulla condivisione dei beni. Kfar Aza e Nir Am sono i primi da cui partono gli allarmi, seguiti, dalle 6:39 in avanti, da molti altri. Nei kibbutz, generalmente, c'è una squadra di sicurezza interna, e, proprio le persone che ne fanno parte, provano a rispondere all'assalto degli uomini di Hamas.
Quella notte, poco lontano dal confine, in Israele era andato in scena anche un festival musicale, il Nova, che aveva radunato migliaia di ragazzi a ballare all'aperto. La festa viene interrotta intorno alle 7.05, pochi minuti dopo l'attivazione delle sirene. Alcuni dei partecipanti se ne vanno subito. Altri rimangono invece sul posto o restano bloccati nel traffico mentre cercano di lasciare il festival: ed è proprio in quel momento che arrivano i terroristi. Il Nova diventa il teatro del peggior massacro della storia di Israele: lì vengono uccisi almeno 347 israeliani.
Nella prima fase del suo attacco, gli uomini di Hamas procedono indisturbati. Di sabato e durante le festività ebraiche, infatti, l'esercito israeliano (IDF) è solito ridurre il numero di militari nell'area di confine con Gaza, concedendo spesso contemporaneamente la licenza a un numero considerevole di soldati e comandanti. Di conseguenza, al momento dell'attacco del 7 ottobre, l'esercito si è ritrovato scoperto rispetto a una giornata normale. E questo ha inciso, e parecchio, sulla tempestività della rispota di Israele nei primi attimi dopo l'inizio dell'attacco.
Pochi istanti dopo che la recinzione viene superata dei terroristi, le postazioni dell'IDF lungo il confine o nelle sue immediate vicinanze vengono prese d'assalto. I soldati di presidio si trovano subito in inferiorità numerica, così come le forze di supporto e di soccorso che arrivano lentamente in loro aiuto. Alcuni soldati vengono uccisi dopo aver esaurito le munizioni, altri combatteranno con pochi mezzi per lunghe ore.
Nelle ore successiva all'attacco, emerge anche un altro fronte: quello dei rapimenti. Hamas ha preso in ostaggio alcuni dei sopravvissuti e li ha portati a Gaza durante la sua fuga dopo il massacro. In totale 253 israeliani e cittadini stranieri, vivi o morti (tra cui anche bambini e anziani) sono stati rapiti e portati nella Striscia. Oltre cento di loro hanno fatto ritorno in Israele, la stragrande maggioranza nell'ambito di accordi sugli ostaggi siglati tra Israele e Hamas nei mesi e negli anni successivi.
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