Attentato Ranucci: Lavitola dice "Non sono stato io"
Quick Look
- Valter Lavitola, indagato per la strage legata all'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, ha rilasciato dichiarazioni spontanee negando ogni coinvolgimento e affermando di non conoscere il movente.
- Si è detto "sconcertato" dall'accusa, citando i "rapporti di fraternità" con Ranucci.
- Ha spiegato la sua presenza sul luogo dell'attentato come visite al giornalista e ha chiarito il ruolo di un presunto intermediario.
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Why It Matters
Valter Lavitola è indagato per strage nell'ambito dell'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. Lavitola ha rilasciato dichiarazioni spontanee.
Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente". E' quanto avrebbe sostanzialmente detto Valter Lavitola, in base a quanto si apprende, nel corso di dichiarazioni spontanee fatte davanti ai pm della Procura di Roma che lo hanno indagato per strage nell'ambito della vicenda legata all'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci.
Lavitola si è, quindi, avvalso della facoltà di non rispondere ma si è detto "sconcertato" dell'accusa di essere il mandantte alla luce dei rapporti di "fraternità" che lo legano a Ranucci.
In merito alla sua presenza sul luogo dell'attentato circa un mese prima dei fatti, l'indagato ha sostenuto che spesso "andava lì a trovare Ranucci".
Sul ruolo del presunto intermediario, Gomes Clesio Tavares, ha spiegato di "non averlo mandato in Camerun", lui "sta spesso li e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit".
Open Questions
- Chi è il vero mandante dell'attentato?
- Qual è il movente esatto?
- Qual è il ruolo preciso di Gomes Clesio Tavares?




