Attivista fermato in Cisgiordania, 'picchiati e umiliati in carcere'
Il racconto di Marco Cola: perquisizioni, interrogatori e denudamenti senza avvocato
Quick Look
- Marco Cola, attivista bresciano fermato in Cisgiordania mentre raccoglieva olive con altri italiani, è rientrato in Italia.
- Denuncia detenzione segnata da privazione del sonno, minacce e umiliazioni.
AI-generated summary
Why It Matters
Attivisti italiani fermati dalle autorità israeliane in Cisgiordania durante la raccolta delle olive.
"Ci hanno perquisito, interrogato, scannerizzato e denudato, senza mai darci la possibilità di parlare con un avvocato". È il racconto di Marco Cola, uno dei due attivisti bresciani fermati venerdì dalle autorità israeliane in Cisgiordania insieme alla compagna Paula Jesus e ad altri quattro italiani, mentre raccoglievano olive in un campo palestinese a una ventina di chilometri da Ramallah.
I due sono rientrati questa mattina in Italia con un volo da Israele, atterrato all'aeroporto di Venezia, e hanno già raggiunto Brescia.
Cola parla di una detenzione segnata da privazione del sonno, minacce e umiliazioni: "Ogni venti minuti venivano a svegliarti, con le luci sempre accese, rumori, insulti e derisioni. La prima notte siamo rimasti senza acqua e non ci hanno dato da mangiare fino alle sette del mattino successivo. Abbiamo chiesto anche della carta igienica, ma non c'era. Ora sono pieno di bolle su tutto il corpo", racconta.
Le donne del gruppo italiano, precisa, non sarebbero state picchiate, mentre i proprietari palestinesi dei terreni sarebbero stati "massacrati di botte".
Open Questions
- Quali sono le motivazioni ufficiali del fermo?
- Qual è la situazione degli altri italiani coinvolti?







