
Il centro Lgbtqia+ bolognese critica la risposta del governo e di Fratelli d'Italia dopo i recenti episodi di violenza in città.
Dopo tre aggressioni omofobe a Bologna, il centro Lgbtqia+ Il Cassero contesta le politiche di sicurezza del governo e respinge la strumentalizzazione politica di Fratelli d'Italia, invocando inclusione sociale anziché repressione.
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Tre aggressioni omofobe si sono verificate a Bologna nel centro città nel corso di meno di tre settimane.
BOLOGNA – “Non ci aspettiamo che le soluzioni arrivino da Piantedosi. Vogliamo che la nostra città si schieri apertamente contro la violenza, contro il razzismo e al fianco di tutte le minoranze”. Il Cassero prende la parola dopo le tre aggressioni omofobe registrate a Bologna in meno di tre settimane, “in pieno centro contro persone queer che passeggiavano per strada in compagnia di amiche o del loro partner”. E attacca il governo: “Non abbiamo bisogno di più polizia nelle strade, di più zone rosse e di un progetto di sicurezza repressivo, che invece la ricetta di Piantedosi, firmatario di ben 5 decreti sicurezza che sfidano i nostri principi costituzionali”.
Quella del centro della comunità Lgbtqia+ di Bologna è un appello al sindaco Matteo Lepore alla luce della reazione di Fratelli d’Italia ai tre episodi. Fratelli d’Italia “ha presentato un’interrogazione consiliare per esprimere una solidarietà strumentale alla comunità queer, spesso invece bersaglio delle politiche del partito di governo, nonché di attacchi anche a livello cittadino”. Per il Cassero “l’unico obiettivo di questa presa di posizione è quella di additare la comunità musulmana e l’immigrazione come responsabili del clima d’odio che le persone queer vivono sulla loro pelle. Siamo nauseate da questa ipocrisia e rifiutiamo la lettura miope e ottusa che FdI propone: non sono le persone straniere a rappresentare un pericolo per noi, ma le politiche del nostro governo nazionale”.
E da qui l’appello “al sindaco e alle istituzioni cittadine di respingere con forza e chiarezza questa visione”. “Se l’amministrazione comunale vuole rispondere ai bisogni della comunità, garantisca più spazi per le attività, i progetti, la socialità, l’incontro e lo scambio. La sicurezza per tutt* si fa attraverso la creazione di comunità, attraverso l’incontro e la creazione di legami tra culture e valorizzando le differenze”. E ancora: “Alimentare paura e divisioni, aumentare il controllo e la repressione, creare un capro espiatorio nelle persone più marginalizzate non risolverà il problema della violenza. Ridurre le disuguaglianze e lavorare perché tutt* possano sentirsi cittadin* allo stesso modo favorisce un clima di convivenza e di rispetto”.

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