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Campo largo, il dibattito sulle primarie tra Pd e M5s
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Campo largo, il dibattito sulle primarie tra Pd e M5s

Tra veti incrociati e la ricerca di una figura terza, il centrosinistra si interroga sul futuro della leadership

Quick Look

  • Il dibattito nel centrosinistra sulla leadership del campo largo si arena tra il timore di primarie divisive tra Elly Schlein e Giuseppe Conte e la difficoltà di trovare un candidato terzo condiviso.
  • Il Pd resta diviso, mentre il M5s mantiene una linea rigida.

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Why It Matters

Il centrosinistra italiano discute le modalità per definire la leadership della coalizione, oscillando tra l'ipotesi di primarie aperte e la ricerca di una figura di sintesi.

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Il Papa straniero non c'è. Nel Pd più di una voce invita a non correre verso le primarie, nel timore che un corpo a corpo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte lasci sul campo più macerie che voti. Quando dalla diagnosi si passa alla cura, però, la rosa dei possibili salvatori del campo largo appassisce in fretta. Il caos è tale che anche i prodiani si starebbero muovendo per chiedere a entrambi i leader un passo indietro. I nomi terzi affiorano, circolano e si consumano, finché sul tavolo restano sempre quelli dei due leader.

"Se dovessi scommettere, direi che alla fine i gazebo si faranno", taglia corto un dirigente dem. E dal Nazareno non arrivano segnali di ritirata: "O si fanno le primarie o va avanti chi prende più voti". Ma dalle parti del Movimento 5 stelle l'idea che la leadership possa andare in automatico al partito con un voto in più non viene neppure presa in considerazione. Nel cerchio ristretto dell'ex premier la consegna non cambia: sulle primarie la linea è granitica.

Il dibattito estivo sulla guida del campo largo si è trasformato in una girandola di formule, veti e candidati più o meno o più credibili. L'ultima provocazione del dem Roberto Speranza - evitare il duello Schlein-Conte puntando su una figura simbolica, magari "un neo diciottenne o un anziano partigiano" - ha scatenato le ironie. Ma dietro la battuta c'è il rovello di quel "correntone" che passa anche per Dario Franceschini e Andrea Orlando, che punta a disinnescare una sfida ad alto rischio per gli equilibri del partito. A rovesciare il ragionamento è però il fronte riformista, con Lia Quartapelle che - richiamando Arturo Parisi - avverte come "lo sforzo per cercare di evitare le primarie" rischi "di fare più danni che andare a confrontarsi alle primarie". Non andare ai gazebo è "un'idea dannosissima", insiste la senatrice del Pd, rilanciando anche la formula del doppio turno. Una linea che interpreta gli umori di un'area ancora orfana di un baricentro. A diventarne il possibile punto di riferimento nella corsa ai gazebo potrebbe essere - stando ad alcune indiscrezioni che puntano a Bruxelles - l'eurodeputato Giorgio Gori, capace di raccogliere consensi anche oltre il Pd, da Carlo Calenda a Pina Picierno. Nel risiko entrano anche Nicola Zingaretti e Stefano Bonaccini, ma è lo stesso presidente del Pd a raffreddare il toto-nomi e a spostare il fuoco sui contenuti. "Parlare adesso" di primarie "vuol dire mettere il carro davanti ai buoi", avverte l'ex governatore dell'Emilia-Romagna dal Meeting di Rimini, esortando a scrivere prima il programma per poi andare i gazebo "o, come in tutte le democrazie del mondo, il primo partito esprime la leadership". Perché, taglia corto, "se non uniamo le forze, Meloni può andare in vacanza e dopo le elezioni tornare a Palazzo Chigi".

Dietro le dichiarazioni pubbliche resta il lavorio attorno a una personalità terza che potrebbe consentire a Schlein e Conte di fare entrambi un passo indietro senza che questo suoni come una resa. La rosa è larga ma, per ora, nessun nome chiude la partita: da Silvia Salis a Gaetano Manfredi, passando per Antonio Decaro e l'ipotesi del "federatore" Pier Luigi Bersani.

Per funzionare davvero, ragionano fonti dem, "servirebbe una figura autorevole, incontestabile, non la carta di questa o quella corrente". Se davvero le primarie si faranno, prima bisognerà costruire il terreno su cui giocarle. Riccardo Magi incalza affinché si apra "rapidamente" un tavolo sulle coordinate essenziali, a partire dalla politica estera. Altrimenti, avverte, i gazebo rischiano di diventare "dilanianti e divisivi". Una prima finestra potrebbe aprirsi dopo Nova, la due giorni nazionale del M5s del 19 e 20 settembre. Fino a inizio ottobre, con tutta probabilità, le carte resteranno coperte. Anche quella su cui si posano più sguardi: "Un buon progetto col giusto leader ce la può fare" alle urne, si limita a scandire Salis dalla Festa dell'Unità de La Spezia, indicando una rotta che parte sempre dalla sua Genova: coalizione larga, programma condiviso, una candidatura capace di tenerli insieme. Sul nome, soprattutto il suo, lascia che siano gli altri a insistere.

What to Watch

AI outlook — possibilities, not facts

  • Definizione di un tavolo di confronto dopo il 20 settembre

    Likely · Within weeks

Open Questions

  • Si terranno effettivamente le primarie?
  • Quale sarà il ruolo di M5s nella coalizione?

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This article was originally published by ANSA Politica.

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