
Dagli studi negli Stati Uniti alla lunga guida del governo, fino alle recenti tensioni internazionali e alle elezioni del 2026.
Profilo biografico e politico di Benjamin Netanyahu, leader del Likud e figura centrale della politica israeliana, tra successi diplomatici, processi giudiziari, la guerra a Gaza e l'incerto esito elettorale dell'ottobre 2026.
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Netanyahu è una figura centrale della politica israeliana, leader del Likud e detentore di record di longevità al governo. La sua carriera è segnata da alleanze con la destra religiosa e da forti legami con gli Stati Uniti.
Di origini metà polacche e metà bielorusse, Netanyahu nasce l'anno successivo alla fondazione dello Stato di Israele ma trascorre una parte considerevole della sua giovinezza negli Stati Uniti. Nel 1963 segue insieme al resto della famiglia il padre, nominato docente di storia e filosofia all'Università di Denver prima e in seguito di studi ebraici all'Università Cornell, a New York. Dopo il completamento del servizio militare e un ruolo operativo nella guerra dello Yom Kippur del 1973 contro l'Egitto, torna negli States dove consegue la laurea in architettura al Massachussets Institute of Technology.
Ma il suo rapporto con il Paese a stelle e strisce non si esaurisce con gli studi universitari. Nel 1982 Netanyahu è nominato numero due della diplomazia israeliana a Washington, diventando anche un volto noto nei media americani sui quali difendeva strenuamente, in ottimo inglese, il suo Paese. Anche grazie alla padronanza della lingua e alle relazioni intessute sul suolo americano, nel 1984 diviene ambasciatore di Israele presso le Nazioni Unite, carica che conserva fino al 1988.
In patria, la popolarità di Netanyahu è legata soprattutto alla sua storia familiare. Nel 1976 suo fratello maggiore, Jonathan, viene ucciso in un’operazione di salvataggio di alcuni ostaggi nell’aeroporto di Entebbe, in Uganda. Le circostanze della morte fanno breccia nell’opinione pubblica israeliana e la figura diventa leggendaria. Benjamin si fa promotore della memoria fondando un centro anti-terrorismo dedicato al fratello scomparso.
A fine anni Ottanta, Netanyahu si iscrive al Likud del quale è tuttora il leader. Dopo aver ricoperto la carica di capo dell'opposizione, nel 1996 si aggiudica le elezioni vinte di misura con lo slogan "Una pace sicura". Dal primo mandato governativo, concluso nel 1999, in avanti sposta l’asticella sempre più a destra alleandosi con i partiti religiosi più influenti nel Paese, da Shas fino a Otzma Yehudit.
Da metà anni Novanta il Likud è rimasto uno dei protagonisti principali della politica israeliana e mediorientale, uscendo vincitore dalle urne varie volte e conservando una centralità nel sistema di potere israeliano. Netanyahu torna alla guida del governo nel 2009 e vi resta quasi ininterrottamente superando per longevità uno dei fondatori dello Stato ebraico, David Ben Gurion.
Più volte vicino all'uscita di scena, l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti nel 2016 regala a Benjamin Netanyahu un alleato prezioso. Sin dal primo mandato il tycoon offre sostegno a Israele e al suo leader, con le parole e con i fatti. Secondo il quotidiano The Guardian la lista delle concessioni fatte in dieci anni è lunga, dalla riduzione degli aiuti umanitari ai palestinesi all’accettazione di Gerusalemme a capitale dello Stato ebraico, fino al riconoscimento americano della sovranità israeliana sulle alture del Golan.
Tra i successi che Netanyahu si è intestato, con l'apporto determinante di Washington, c'è anche la firma nel settembre 2020 degli Accordi di Abramo. Emirati Arabi Uniti e Bahrein sono i primi Paesi del Golfo Persico a normalizzare le relazioni diplomatiche con Israele, seguiti da Marocco, Sudan e Kazakistan.
Dopo la parentesi del "governo del cambiamento" guidato dal tandem Naftali Bennett-Yair Lapid, a inizio 2023 Netanyahu torna alla guida dell'esecutivo appoggiato dal blocco di destra. Il 7 ottobre successivo l'attacco terroristico sferrato da Hamas con l'uccisione di oltre 1.200 israeliani dà vita a una sanguinosa guerra nella Striscia di Gaza. In tre anni di combattimenti, l'invasione e il massacro della popolazione civile causano oltre 80mila morti e, nonostante il cessate il fuoco siglato nell'ottobre 2025, il conflitto incrina l'immagine di Netanyahu in patria ma soprattutto all'estero. Nel novembre 2024 la Corte Penale Internazionale spicca un mandato d'arresto ufficiale nei suoi confronti per crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
Durante il suo lungo mandato Bibi riesce anche a sopravvivere politicamente all'incriminazione per corruzione, frode e abuso di ufficio in tre casi e all'avvio del processo, più volte sospeso. Tra gli ultimi scandali in ordine di tempo rientrano alcune rivelazioni - sempre smentite dal suo ufficio - sul fatto che fosse stato avvisato in anticipo dell'imminente attacco terroristico di Hamas.
Nel febbraio 2026 Netanyahu e Trump sferrano un attacco a sorpresa contro la Repubblica Islamica dell'Iran, nemico "storico" dello Stato ebraico, che porta all'uccisione dell'ayatollah Ali Khamenei e di molti dirigenti del regime. Israele sostiene gli Usa in tutte le fasi del conflitto, tuttora in corso, che ha portato al blocco dello Stretto di Hormuz e che potrebbe vedere un nuova recrudescenza.
Nell’ottobre del 2026 si tengono poi le elezioni politiche, le prime dallo scoppio della guerra che ormai da tre anni infiamma il Medio Oriente. Il blocco guidato dallo stesso Netanyahu, nonostante quanto avvenuto e contro quanto pronosticato dai sondaggi della vigilia, riesce a imporsi come prima coalizione con 53 seggi: non ha però la maggioranza alla Knesset, il Parlamento monocamerale di Israele composto da 120 membri. Il blocco Cambiamento di Eisenkot si è invece fermato a 48 seggi, con i partiti arabi che ne hanno ottenuto 19.
AI outlook — possibilities, not facts
Formazione di un governo di coalizione o nuove elezioni
Likely · Within weeks

Argentine President Javier Milei sent a message of congratulations to Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu for the Likud's electoral success, reaffirming the strategic alliance between Argentina and Israel against challenges to Western values.
A serious collision between two high-speed trains near Urda, Spain, has left at least 69 dead and more than 100 injured. Audio recordings indicate possible errors by the Atocha control center in managing traffic after a technical failure.

The Shin Bet released an official note regarding the investigation into alleged illicit foreign financing, specifying that the information derives from autonomous intelligence activities and not from political factions.

Foreign Minister Antonio Tajani confirmed the injury of an Italian citizen, Jeremia Contegrande, in a train accident in Spain. Two women of Italian nationality, one Italian-Argentine and one Italian-Venezuelan are missing.

Undersecretary Giovanbattista Fazzolari condemns the attack on the Dnipro station, defining the Russian strategy as a terrorist act against civilians and a sign of military weakness on the field.
A collision between a Renfe train and an Iryo convoy near Toledo, Spain, left at least 69 people dead and more than 100 injured. Among the missing there are two Italian women. The accident would be linked to human error after a failure in the signaling system.