Cybersecurity e AI: cresce la domanda di competenze umane ed etiche
Il report dell'AI Workforce Consortium evidenzia un aumento del 9,5% nelle offerte di lavoro e la necessità di nuove soft skill nel settore
Quick Look
- Tra ottobre 2025 e marzo 2026, gli annunci di lavoro in cybersecurity nei paesi G7 sono cresciuti del 9,5%.
- Il report di AI Workforce Consortium segnala un raddoppio delle richieste di competenze AI e una crescente necessità di ragionamento etico e pensiero critico.
AI-generated summary
Why It Matters
L'AI Workforce Consortium è stato fondato nel 2024 da Cisco e altre aziende tecnologiche per analizzare l'impatto dell'intelligenza artificiale sul mondo del lavoro.
ROMA – Fra ottobre 2025 e marzo 2026, nei Paesi G7, gli annunci di lavoro nel settore cybersecurity sono aumentati del 9,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel medesimo arco temporale la quota degli annunci che richiedono competenze di AI è addirittura raddoppiata, passando dal 14,2% al 28,5%.
Ma c’è di più: secondo i dati che emergono dal “AI Agents and the Impact on Cybersecurity”, il nuovo Spotlight Report prodotto dall’AI Workforce Consortium, il Consorzio nato nel 2024 su iniziativa di Cisco (aderiscono Accenture, Cornerstone, Eightfold AI, Google, IBM, Indeed, Intel, Microsoft, Pearson e SAP), è in atto una crescita significativa della domanda di ragionamento etico (+533% anno su anno) e di capacità di coinvolgere gli stakeholder dei progetti (+125%).
Una evoluzione che dunque acuisce la carenza già esistente di professionisti ICT specializzati in cybersecurity dotati delle competenze richieste dal mercato, rendendo sempre più urgente aggiornare la formazione delle nuove leve e del personale già operativo.
Parlando di Intelligenza Artificiale Agentica, Cisco evidenzia che i professionisti ICT sono l’elemento chiave di una catena in cui l’uomo continua ad assumere un ruolo fondamentale, quello cioè di definire a ogni stadio obiettivi e limiti, di supervisionare l’azione degli agenti, di verificare i risultati, assumere la responsabilità delle decisioni. Rivestono, quindi, sempre più importanza capacità che nei curricula formativi tradizionali della cybersecurity non sono prese esplicitamente in considerazione: pensiero critico e sistemico, giudizio, adattabilità, precisione del linguaggio, ragionamento etico.
“I dati raccolti dall’ultimo Report dell’AI Workforce Consortium ci portano a dover considerare principalmente due elementi”, dichiara Renzo Ghizzoni, Responsabile Cybersecurity Cisco Italia. “Il primo è che da quando l’Intelligenza Artificiale, e ancora di più quella agentica, è diventata una protagonista nella vita digitale, la sicurezza informatica ha dovuto cambiare pelle e dovrà farlo sempre più spesso, in linea con il rapidissimo evolversi delle minacce e degli attacchi. Il secondo elemento riguarda l’aspetto umano, nel senso più profondo del termine. Le competenze tecnologiche saranno, come è ovvio, sempre più necessarie, ma accanto ad esse serviranno quelle caratteristiche che probabilmente, almeno allo stato attuale, nessuna tecnologia è in grado di offrire, ovvero etica, giudizio e pensiero critico”.
La crescente capacità degli attaccanti di utilizzare l’intelligenza artificiale sta spingendo le aziende ad accelerare gli investimenti tecnologici. Una ricerca Cisco condotta su 8.000 responsabili della sicurezza in 30 mercati e 14 settori mostra però che le persone non sono ancora al centro delle priorità economiche per i prossimi due anni.
Infatti, il 36% degli intervistati ha indicato al primo posto sviluppare le capacità di difesa basate sull’AI, seguita dal miglioramento della capacità di rilevamento e dei tempi di risposta (32%) e dalla sicurezza delle applicazioni (27%). Solo il 25% indica tra le principali priorità l’investimento nelle persone.
Open Questions
- Come si adatteranno i programmi accademici alle nuove richieste di soft skill?







