
Il corpo di Maria Vittoria Carbone presentava un grave trauma facciale. Interrogati l'ex marito e il figlio di 30 anni.
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La vittima è stata trovata morta giovedì 20 agosto a Tito. Il corpo presentava un grave trauma facciale che ha indotto gli inquirenti ad aprire un'indagine per omicidio.
C’è la pista della tragedia consumata in ambito familiare al vaglio degli investigatori che indagano sulla morte di una donna di 57 anni, Maria Vittoria Carbone, trovata a Tito, in provincia di Potenza. Il corpo è stato rinvenuto nella serata di ieri, giovedì 20 agosto quando sanitari del 118, chiamati dall’ex marito e dal figlio della vittima, hanno tentato invano di rianimare la 57enne: presentava un gravissimo trauma facciale e questo spinge gli inquirenti a ritenere che sia stata assassinata. Il figlio di 30 anni è stato interrogato dagli inquirenti. Secondo una prima ricostruzione, Maria Vittoria Carbone si era recata in casa dell’uomo che abita in un appartamento adiacente a quello del padre, dal quale era divorziata da tempo. I carabinieri e il pm Francesco Russo, hanno sentito anche l'ex marito, che si trovava nell'appartamento accanto, e alcuni amici e familiari della donna.
Le indagini
I carabinieri stanno ricostruendo la dinamica con il coordinamento del procuratore del capoluogo lucano, Camillo Falvo, che è sul posto insieme ai militari del Nucleo investigativo. In questi minuti vengono ascoltati come testimoni familiari, vicini e amici della vittima. “È una tragedia che colpisce nel profondo la nostra comunità. Sono in corso accertamenti per delineare ciò che è successo. Rimane il dolore e il cordoglio per i familiari”, dice il sindaco di Tito, Fabio Laurino. “Sicuramente questo episodio deve portarci a riflettere non solo oggi, ma una riflessione quotidiana è necessaria per aiutarci a conoscere situazioni di disagio che si nascondono tra le mura domestiche", conclude il sindaco.
Il cordoglio
Segue “con profonda attenzione e partecipazione” quanto accaduto a Tito anche il Garante regionale per le Vittime di reato. “Nel massimo rispetto dell'autorità giudiziaria e con piena fiducia nell'operato della Magistratura e delle Forze dell'Ordine”, sottolinea il Garante, “è necessario attendere che le indagini in corso facciano piena chiarezza sulle circostanze dell'accaduto". Il Garante espresse quindi "la più sentita vicinanza alla famiglia della donna, ai suoi affetti e all'intera comunità di Tito, che in queste ore vive sentimenti di dolore e sgomento”.

I genitori di Anna Rosa Bartolotta, deceduta a 4 anni per difterite a Palermo, sono indagati per omicidio colposo. La bambina non era stata vaccinata per scelta dei genitori, nonostante l'obbligo vaccinale in Italia.

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