Estensione del dispiegamento militare statunitense in Medio Oriente fino al 2027
Il Pentagono proroga la presenza di 50.000 truppe in Medio Oriente, mentre si intensificano gli attacchi iraniani contro obiettivi statunitensi in Kuwait e si discute la fine della guerra con l'Iran
Quick Look
- Il Pentagono, guidato da Pete Hegseth, ha prorogato il dispiegamento di 50.000 truppe statunitensi in Medio Oriente fino al 2027, secondo il Wall Street Journal, per garantire flessibilità al presidente Donald Trump nella gestione del conflitto con l'Iran.
- Gli attacchi iraniani con missili e droni contro basi statunitensi in Kuwait sono proseguiti nella notte, mentre si discute privatamente alla Casa Bianca la possibilità di dichiarare la fine della guerra.
- Intanto, le emissioni di CO₂ in Cina sono calate dell'1% grazie alla riduzione del consumo di petrolio e all'aumento dell'uso di veicoli elettrici, nonostante l'aumento della produzione elettrica da carbone.
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Why It Matters
Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran è iniziato sei mesi fa con un'offensiva statunitense contro l'Iran, dopo il fallimento di un Memorandum d'intesa del 18 giugno volto a porre fine alle ostilità e riaprire lo Stretto di Hormuz. Gli scontri sono ripresi a luglio a causa di disaccordi sull'attuazione dell'accordo. Il Pentagono aveva inizialmente promesso un colpo rapido e decisivo, ma ora sta estendendo il dispiegamento militare fino al 2027.
Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, proroga fino al 2027 il dispiegamento di truppe Usa in Medio Oriente. Lo riporta il Wall Street Journal che segnala come la guerra potrebbe protrarsi fino al prossimo anno. Il mantenimento di 50.000 truppe nella regione consente al presidente americano Donald Trump la flessibilità di cui ha bisogno mentre valuta le prossime mosse. Stanotte il Kuwait è stato preso di mira da un attacco di missili e droni iraniani, a seguito di diversi scambi di raid nei giorni scorsi tra Stati Uniti e la Repubblica islamica. Steve Witkoff ha incontrato lo scorso fine settimana in Sardegna il consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti per discutere i prossimi passi sull'Iran. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali l'incontro rientra nell'ambito degli sforzi dell'amministrazione Trump di mantenere aperto lo Stretto di Hormuz.
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Almeno 18 persone sono state uccise e 142 ferite negli attacchi degli Stati Uniti in Iran tra il 30 agosto e il 2 settembre. Lo ha riferito il ministero della Salute di Teheran, precisando che sessantuno dei feriti sono donne e 44 hanno meno di 18 anni. Tra i morti figurano due donne e un bambino, si legge nel comunicato. "Dietro ogni numero c'è un essere umano e una famiglia", ha dichiarato Hossein Kermanpour, portavoce del ministero. Gli scontri in corso fanno seguito al fallimento del Memorandum d'intesa del 18 giugno, volto a porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran e a riaprire lo strategico Stretto di Hormuz. Gli scontri sono ripresi a luglio dopo che sono emersi disaccordi sull'attuazione dell'accordo.
Le emissioni di anidride carbonica della Cina sono diminuite dell'1% dopo l'inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, grazie soprattutto al calo dei consumi di petrolio e alla crescita dell'uso di veicoli elettrici e trasporto pubblico. Lo scrive il Guardian, citando un'analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air. Nel secondo trimestre Pechino ha ridotto del 32% le importazioni di petrolio, pari a circa un milione di barili al giorno, mentre i consumi petroliferi sono scesi del 9% complessivamente e del 16% nei trasporti. Secondo l'analisi, circa due terzi del calo delle importazioni derivano dalla riduzione delle scorte strategiche, mentre il resto riflette una minore domanda. Nonostante la diminuzione dell'uso di carburanti fossili, i trasporti sono aumentati grazie alla diffusione di auto, autobus, treni e camion elettrici. Il Guardian sottolinea tuttavia che la produzione elettrica da carbone è cresciuta nel trimestre, anche a causa di problemi nell'adattamento della rete alle rinnovabili.
L'Iran ha attaccato gli interessi militari statunitensi in Kuwait, nonostante le minacce di ulteriori bombardamenti lanciate da Donald Trump, rischiando una nuova deflagrazione del conflitto dopo oltre sei mesi di guerra in Medio Oriente. Il presidente americano ha avvertito ieri che gli Stati Uniti restano pronti a colpire la Repubblica Islamica "in qualsiasi momento". Oggi l'esercito kuwaitiano ha segnalato sui social media di essere sotto attacco con missili e droni in seguito all'aggressione iraniana. "In risposta ai crimini commessi dall'America contro il popolo iraniano, sono in corso attacchi missilistici e con droni contro le basi americane in Kuwait", ha confermato poco dopo la televisione di Stato iraniana sulla stessa piattaforma di social media.
Per Italia ed Egitto "il banco di prova più urgente è Gaza", e "la priorità resta la tutela della popolazione civile palestinese e la riduzione della violenza": è quanto sostiene il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un editoriale pubblicato sul giornale egiziano Al Ahram, in occasione della missione odierna al Cairo insieme ai ministri dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e alla ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone. "Ma dobbiamo contemporaneamente guardare al futuro - prosegue Tajani - "il lavoro è ancora lungo e il disarmo di Hamas rappresenta un passaggio fondamentale per costruire condizioni durature di sicurezza e restituire una prospettiva politica alla regione". In questo senso, a detta del ministro, "l'Egitto svolge un ruolo di mediazione essenziale, che l'Italia riconosce e sostiene". "Mentre lavoriamo alla politica, non possiamo dimenticare chi soffre. L'Egitto sta sostenendo uno sforzo enorme a favore della popolazione palestinese. Anche l'Italia sta facendo la propria parte. Con 'Food for Gaza' abbiamo mobilitato assistenza umanitaria e siamo il primo Paese occidentale per evacuazioni mediche dalla Striscia: abbiamo accolto 260 piccoli pazienti palestinesi e oltre 700 accompagnatori", afferma in aggiunta Tajani.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta avendo colloqui privati con i suoi più stretti collaboratori sull'opportunità di dichiarare la fine della guerra con l'Iran. Lo hanno riferito funzionari americani al corrispondente del Wall Street Journal Alex Ward. Le fonti hanno indicato che Trump si è detto favorevole all'idea di dichiarare la fine della guerra e che crede che la pressione economica costringerà il regime a smantellare il suo programma nucleare, altrimenti collasserà.
Hegseth ha esteso il dispiegamento in Medio Oriente fino al 2027, deliberando la proroga delle missioni militari fino al prossimo anno. Lo scrive il Wall street journal, ricordando che quando gli Stati Uniti hanno lanciato la loro offensiva contro l'Iran sei mesi fa, il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, aveva promesso un colpo rapido e decisivo che avrebbe evitato un lungo e protratto conflitto. Ora, invece, sta silenziosamente estendendo il dispiegamento delle truppe, un segnale che il conflitto potrebbe protrarsi fino al prossimo anno, secondo fonti a conoscenza dei fatti. Secondo quanto riferito da alcune fonti, si tratta di una strategia militare a lungo termine, concepita per offrire al presidente Trump diverse opzioni in vista della guerra. Tuttavia, il dispiegamento di 19 navi da guerra, unità di difesa aerea, squadroni di caccia e paracadutisti nella regione sta mettendo a dura prova i militari e le loro famiglie, creando un arretrato di manutenzione che potrebbe richiedere anni per essere smaltito.
"Abbiamo colpito" l'Iran "duramente e siamo pronti a farlo ancora in ogni momento". Lo ha detto Donald Trump. A chi gli chiedeva quanto potrebbe protrarsi la sua nuova campagna con l'Iran, Trump ha detto: "non credo molto a lungo, non so quanto altro possano sopportare". "Controlliamo lo Stretto di Hormuz. Ogni giorno facciamo transitare molte navi cariche di milioni di barili di petrolio e nella maggior parte dei casi questo avviene senza problemi - ha osservato Trump -. Di tanto in tanto però lanciano qualche drone e noi lo abbattiamo. Abbiamo un controllo molto saldo".
Stanotte il Kuwait è stato preso di mira da un attacco di missili e droni iraniani, a seguito di diversi scambi di raid nei giorni scorsi tra Stati Uniti e la Repubblica islamica. "Le difese aeree del Kuwait stanno contrastando la spregevole aggressione iraniana", ha scritto l'esercito del Kuwait su X. "In risposta ai crimini commessi dall'America contro il popolo iraniano, sono in corso attacchi missilistici e con droni contro le basi statunitensi" nella zona, ha confermato la televisione di stato iraniana sullo stesso social network.
What to Watch
AI outlook — possibilities, not facts
Gli Stati Uniti dichiareranno la fine della guerra con l'Iran entro i prossimi 3 mesi
Possible · Within months
Gli attacchi iraniani con missili e droni contro obiettivi statunitensi in Kuwait continueranno nelle prossime settimane
Likely · Within weeks
L'Italia e l'Egitto intensificheranno i loro sforzi umanitari congiunti per l'evacuazione di pazienti palestinesi da Gaza nei prossimi 2 mesi
Likely · Within months
Open Questions
- Quali sono le condizioni precise per dichiarare la fine della guerra con l'Iran?
- Come verrà gestito l'arretrato di manutenzione delle forze statunitensi in Medio Oriente?
- Quali sono i dettagli dell'accordo tra Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz?
- Come influenzerà la proroga del dispiegamento militare le famiglie dei soldati statunitensi?






