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Ex Ilva, a Taranto e Genova operai in corteo per lo sciopero di 24 ore. Salis: “Qui non si chiuda”
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Repubblica Economia46 minutes agoLabor3 min readItaly

Ex Ilva, a Taranto e Genova operai in corteo per lo sciopero di 24 ore. Salis: “Qui non si chiuda”

Giornata di rabbia e mobilitazione per i lavoratori di Acciaierie d'Italia e dell'indotto. I sindacati definiscono insufficienti le misure del governo Meloni.

Quick Look

  • Sciopero nazionale di 24 ore proclamato da Fim, Fiom, Uilm e Usb per i lavoratori di Acciaierie d'Italia e dell'indotto a Taranto e Genova.
  • La protesta precede il varo del decreto governativo sulla cassa integrazione, giudicato insufficiente dai sindacati per la mancanza di prospettive industriali.

AI-generated summary

Why It Matters

I lavoratori dell'ex Ilva protestano per la crisi aziendale e l'insufficienza delle tutele governative sulla cassa integrazione.

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A Taranto e Genova è il giorno della rabbia. Gli operai scendono in piazza alla vigilia del decreto del governo Meloni che dovrebbe garantire la copertura della cassa integrazione per tutti sino a giugno.

Hanno cominciato a radunarsi davanti alle portinerie che non era ancora l'alba a Taranto i lavoratori di Acciaierie d'Italia e delle imprese dell'indotto-appalto per lo sciopero di oggi di 24 ore indetto dalle sigle Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb. A un mese dall'ultimo sciopero di 24 ore (era il 14 settembre), oggi, infatti, è di nuovo protesta all'ex Ilva. Allora scioperarono gli operai dell'indotto-appalto perchè minacciati da 2.500 licenziamenti collettivi e dal rischio che altri 1.700 venissero colpiti da cassa integrazione e licenziamenti, provvedimenti poi non attuati dalle imprese esterne.

Oggi, invece, sono i lavoratori diretti di Acciaierie d'Italia a scioperare insieme a quelli che lavorano nell'indotto-appalto. Ma il dato significativo è che il 14 settembre lo sciopero era solo a Taranto, oggi, invece, è nazionale, va da Taranto a Genova, e potrebbe anche essere il primo di una serie.

Aperto dallo striscione rosso conscritto 'Che l'inse’ ('Che inizi’, ndr) e dai grandi mezzi utilizzati in fabbrica tra i quali l'enorme porta-coils con il rostro ha preso il via dallo stabilimento ex Ilva di Cornigliano il corteo che porta i lavoratori davanti alla Prefettura di Genova in centro città. Al corteo oltre ai lavoratori e ai sindacati anche il governatore Marco Bucci, la sindaca Silvia Salis, alcuni parlamentari liguri, consiglieri regionali e comunali.

"Non c'è alcuna motivazione industriale per trattare in questo modo gli stabilimenti del Nord quando il mercato richiede le loro lavorazioni: basterebbe un accordo sui mercati internazionali per l'approvvigionamento delle materie prime e il problema non esisterebbe". Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis in corteo assieme ai lavoratori dell'ex Ilva."La nostra è una vicinanza sostanziale a una vertenza vissuta in modo ancora più assurdo, perché qui ci sono tutte le caratteristiche per andare avanti: lo stabilimento funziona, i lavoratori vogliono solo lavorare e il mercato richiede i prodotti realizzati a Genova”.

Lo scorso 8 ottobre si svolta un'altra riunione a Palazzo Chigi tra Governo e sindacati sull'ex Ilva dove il Governo ha riproposto quanto aveva già indicato in quella precedente del 14 settembre, ovvero la cassa integrazione, fornendo delle cifre. In pratica, l'Esecutivo ha spiegato che la copertura della cassa è per tutti sino a giugno prossimo e che ci sono 80 milioni per la cassa in deroga all'indotto-appalto (che sinora non ha alcuna protezione) e altri 45 per assicurare ai diretti di Acciaierie l'integrazione economica che consente alla loro cassa straordinaria di coprire il 70 per cento della retribuzione. Domani dovrebbe anche essere varato un decreto legge dal Consiglio dei ministri con queste misure.

Ma per le sigle metalmeccaniche, la risposta dell'Esecutivo è "del tutto insufficiente". Perchè oltre alla cassa, spiegano i sindacati, "non ha detto se e come ci sarà una prospettiva per l'ex Ilva, rinviandola a quando l'azienda sarà stata ceduta, con la gara per la vendita, a un nuovo gestore; non ha assunto impegni sulla decarbonizzazione e sui nuovi forni elettrici al posto degli altiforni; inoltre, non ha comunicato nulla, se non che la materia si sta approfondendo, sugli strumenti straordinari chiesti per i lavoratori: ovvero riconoscimento del carattere usurante del lavoro in acciaieria, esposizione all'amianto e agli agenti inquinanti, e quindi possibilità di andare in pensione prima, nonchè incentivi economici per chi volontariamente intende lasciare l'ex Ilva e dimettersi". Richieste, queste, su cui i sindacati insistono molto, anche perchè consapevoli che sono le aspettative di tantissimi lavoratori. Intanto, sono arrivate nuove richieste di cassa integrazione ordinaria dalle imprese per un totale di circa 350 addetti. Alle sette dei giorni scorsi, si sono aggiunte altre due.

Infine, gli impianti a Taranto si sono già fermati (agglomerato, altoforno 2 e acciaieria 2), da metà novembre si fermeranno pure a Genova e a Novi Ligure, mentre l'azienda ha pronta, ma non ancora inviata ai sindacati, una nuova richiesta di cassa straordinaria che innalza i numeri attuali: 4.500 nel gruppo di cui 3.800 a Taranto. Sul perchè gli impianti del siderurgico siano inattivi, AdI lo ha chiarito sabato: c'è un ordine di fermata dell'area a caldo impartito dalla Corte d'Appello di Milano che è esecutivo e scade il 25 ottobre, e a Taranto non ci sono più materie prime per la produzione. Che non sono state più acquistate essendo l'azienda ormai avviata alla fermata. Prospettiva, questa, che potrebbe evitare solo la Corte di Cassazione se nell'udienza del 20 ottobre annullasse, o annullasse con rinvio, il decreto dei giudici milanesi.

What to Watch

AI outlook — possibilities, not facts

  • Varo del decreto legge da parte del Consiglio dei ministri

    Very likely · Within days

Open Questions

  • Quali saranno le decisioni della Corte di Cassazione?
  • Come evolverà la gara per la cessione dell'azienda?

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This article was originally published by Repubblica Economia.

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