Ex Ilva, spenta l'area a caldo. Tavolo sulla cigs aggiornato al 10 novembre
Sindacati senza intesa al ministero del Lavoro, gara per le offerte vincolanti scade l'8 novembre
Quick Look
- Tutti gli impianti dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto sono spenti, come confermato dal direttore generale di Acciaierie d'Italia Maurizio Saitta.
- I sindacati non hanno raggiunto un'intesa al ministero del Lavoro sulla cassa integrazione per 8.622 lavoratori.
- Le offerte vincolanti scadono l'8 novembre, con Jindal e il gruppo Flacks in gara.
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Why It Matters
Gli impianti dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto sono stati spenti in attuazione di quanto stabilito dai giudici di Milano in seguito alla pronuncia della Cassazione, che ha confermato il decreto della Corte d'Appello. Al ministero del Lavoro è in esame la richiesta di cassa integrazione straordinaria per un massimo di 8.622 lavoratori, comunicata dall'azienda il 17 ottobre. La gara per le offerte vincolanti scade l'8 novembre.
Gli impianti dell'area a caldo dell'ex Ilva sono tutti spenti. "Da questa mattina non c'è più nulla di acceso" ha confermato il direttore generale di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria Maurizio Saitta, mentre il futuro dello stabilimento di Taranto continua a tracciarsi attraverso il destino dei lavoratori e gli esiti della gara, a due giorni dal termine ultimo per presentare le offerte vincolanti. Lo spegnimento degli altoforni rappresenta la piena attuazione rispetto a quanto stabilito dai giudici di Milano in seguito alla pronuncia della Cassazione, che ha confermato il decreto della Corte d'Appello.
La conferma è arrivata ai sindacati durante il tavolo al ministero del Lavoro, mentre era in corso l'esame della richiesta di cassa integrazione straordinaria per un massimo di 8.622 lavoratori dell'ex Ilva, che l'azienda ha comunicato lo scorso 17 ottobre. Un tavolo che si è concluso senza un'intesa e che si riaggiornerà la prossima settimana.
"Non sono stati in grado di darci tutte le garanzie che chiedevamo in merito alle retribuzioni dei lavoratori - ha detto il coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom Loris Scarpa -. Presumiamo che non ci sono le condizioni per divenire ad alcun tipo di accordo se qui non ci garantiscono un futuro per riprendere con il lavoro". Sulla stessa linea si è espresso anche Guglielmo Gambardella, segretario nazionale della Uilm, "come prevedevamo, purtroppo, le condizioni per fare una discussione compiuta non ce n'erano e questo è stato confermato dalle interlocuzioni che abbiamo avuto con i tecnici del ministero".
"Ci sono ancora tanti aspetti da chiarire, soprattutto per i lavoratori dell'indotto - ha invece sottolineato il segretario nazionale della Fim Cisl Valerio D'Alò -. Abbiamo bisogno che tutti i dubbi che abbiamo posto su questo sistema siano tolti dal tavolo". L'elemento mancante resta quello che emergerà alla fine della gara. L'8 novembre, infatti, scade il termine per presentare le offerte vincolanti e gli attori in gioco sono sempre gli stessi, Jindal da una parte e il gruppo Flacks dall'altra, dopo che ha recentemente chiarito di non aver fatto nessun dietrofront. I dubbi continuano invece a circondare la cordata italiana guidata da Federacciai, alimentando la possibilità di un ritiro dalla gara. Per il passo successivo bisognerà poi aspettare una nuova riconvocazione del tavolo sulla vertenza a Palazzo Chigi che, come già chiarito dal governo, sarà verso la metà di novembre.
Durante l'ultimo incontro l'esecutivo ha confermato il proprio impegno rispetto all'emergenza occupazionale, riguardo il rilancio industriale attraverso il coinvolgimento di aziende come Leonardo, Ferrovie dello Stato, Fincantieri e Rheinmetall, e anche sulla decarbonizzazione. Ed è proprio sul tema della transizione che si è acceso il dibattito. Al governo è stato infatti contestato il dirottamento delle risorse destinate agli interventi di decarbonizzazione della siderurgia verso il Fondo per la crescita sostenibile del Mimit, nell'ambito di uno spostamento tecnico in manovra. Risorse che potrebbero essere reintegrate con i contratti di sviluppo, nonostante i sindacati abbiano più volte ribadito la necessità di un impegno maggiore per la transizione. Nell'ultimo incontro con i sindacati, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano aveva confermato l'impegno del governo "per assicurare prospettive industriali a Taranto, con forni elettrici e decarbonizzazione", ma c'è ancora da attendere per un vero e proprio cronoprogramma.
What to Watch
AI outlook — possibilities, not facts
Il tavolo al ministero del Lavoro si riaggiornerà la prossima settimana senza un'intesa immediata.
Very likely · Within days
Una nuova riconvocazione del tavolo sulla vertenza a Palazzo Chigi avverrà verso la metà di novembre.
Very likely · Within weeks
Open Questions
- Chi si aggiudicherà la gara per le offerte vincolanti entro l'8 novembre?
- Quale sarà il cronoprogramma per la decarbonizzazione e i forni elettrici a Taranto?
- Le risorse destinate alla decarbonizzazione saranno reintegrate con i contratti di sviluppo?
- La cordata italiana guidata da Federacciai si ritirerà dalla gara?





