Governo impegnato a evitare 2.500 licenziamenti nell'indotto ex Ilva di Taranto
Quick Look
- Il ministro delle Imprese Adolfo Urso afferma che il governo sta lavorando per evitare i 2.500 licenziamenti collettivi nell'indotto ex Ilva di Taranto, annunciati da 28 imprese associate ad Aigi in vista della fermata dell'area a caldo entro fine ottobre disposta dalla Corte d'Appello di Milano.
- Urso ha convocato riunioni a Palazzo Chigi per martedì prossimo con enti locali e imprese per creare un clima di condivisione e delineare un progetto di rilancio.
- I sindacati avvertono che, anche se la fermata fosse sospesa, la fabbrica rischia comunque lo stop per mancanza di risorse per materie prime, stipendi e cassa integrazione.
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Why It Matters
La Corte d'Appello di Milano ha disposto la fermata dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto entro fine ottobre per motivi di inquinamento e danni alla salute e all'ambiente, tra cui la presenza di amianto negli altiforni e l'emissione di polveri sottili. 28 imprese associate ad Aigi hanno annunciato 2.500 licenziamenti nell'indotto in vista di questa fermata. Il governo ha autorizzato finora tre tranche di finanziamento per un totale di 349 milioni di euro nell'ambito del plafond da 390 milioni approvato dalla Commissione UE come prestito ponte in attesa della cessione dell'azienda a privati.
Il Governo vuole evitare i 2.500 licenziamenti nell’indotto ex Ilva di Taranto comunicati da 28 imprese associate ad Aigi in vista della fermata dell’area a caldo della fabbrica entro fine ottobre disposta dalla Corte d’Appello di Milano. Lo ha detto il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a margine di un incontro per Ac Boilers di Gioia Del Colle (Bari). «Noi dobbiamo assolutamente scongiurare i licenziamenti collettivi - ha affermato Urso -. Siamo impegnati per evitare che una decisione che ha innescato quella che molti hanno definito una bomba sociale e produttiva, abbia come prime vittime i lavoratori. Servirà una riunione con gli enti locali poiché dobbiamo lavorare insieme. Abbiamo convocato una serie di riunioni a Palazzo Chigi che si svolgeranno martedì prossimo. I lavoratori dell’indotto sono i primi ad essere colpiti poiché le aziende dell’indotto lavorano soprattutto nell’area a caldo che sta per essere chiusa».
Per Urso, «oggi più che mai sull’ex Ilva serve lavorare insieme», con gli enti locali «e poi ovviamente anche con le imprese, a cominciare dalle imprese dell’indotto e della filiera della manifattura italiana che usufruisce dei prodotti di Taranto». Urso, che ha evidenziato la mancanza a Taranto di un clima di condivisione per l’ex Ilva al contrario di quello che è avvenuto a Terni, Piombino ed anche a Gioia del Colle per Ac Boilers, ha così proseguito: «Se riusciamo a creare, come mi auguro sin da martedì, un clima di condivisione, riusciremo a limitare l’impatto sociale e produttivo e a delineare anche un progetto di rilancio con l’augurio che la gara internazionale che è in corso, abbia un riscontro positivo».
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I sindacati: senza risorse, la fabbrica comunque rischia lo stop
Intanto, se la Corte d’Appello di Milano dovesse eventualmente sospendere il decreto di fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva (sia Ilva che Acciaierie d’Italia hanno avanzato istanza di sospensiva) e quindi consentirne la prosecuzione, la fabbrica dell’acciaio “rischia egualmente di fermarsi a fine ottobre per mancanza di risorse”. Lo hanno evidenziato i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb nella conferenza stampa sulle procedure di licenziamento collettivo attivate per oltre 2.500 lavoratori dell’indotto-appalto.
Nell’ex Ilva, hanno detto i sindacati, “ci sono risorse per arrivare sino a fine ottobre”, che è anche la data entro cui l’area a caldo - altiforni e acciaierie - dovrà fermarsi per disposizione della Magistratura che ha addotto motivi di inquinamento e di danni alla salute e all’ambiente (amianto presente negli altiforni ed emissione di polveri sottili). Per i sindacati, dopo ottobre, anche con un esito positivo della Corte d’Appello, mancherebbero le risorse per comprare le materie prime per la produzione dell’acciaio, far marciare i pochi impianti rimasti attivi, pagare gli stipendi ai dipendenti e i fornitori e anche anticipare al posto dell’Inps, la cassa integrazione.
Sulle risorse, va detto che negli ultimi mesi il Governo, nell’ambito del plafond da 390 milioni (prestito ponte in attesa della cessione dell’azienda a privati) autorizzato dalla Commissione UE, ha autorizzato l’erogazione all’ex Ilva di tre tranche di finanziamento: 149 milioni, 100 milioni e 100 milioni. Intanto sulla cassa integrazione straordinaria, i sindacati attendono a breve che l’ex Ilva, a fronte della fermata dell’area a caldo su decisione dell’autorità giudiziaria, aumenti in modo importante i numeri. Oggi la cassa è autorizzata come numero massimo per 4.500 lavoratori nel gruppo (su circa 10.000 di organico) di cui 3.800 a Taranto (su poco meno di 8.000).
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Le posizioni dei sindacati
What to Watch
AI outlook — possibilities, not facts
Le riunioni a Palazzo Chigi di martedì prossimo porteranno a un accordo per evitare i licenziamenti collettivi nell'indotto ex Ilva.
Possible · Within days
La Corte d'Appello di Milano respingerà l'istanza di sospensiva presentata da Ilva e Acciaierie d'Italia sulla fermata dell'area a caldo.
Possible · Within weeks
Open Questions
- Quali saranno gli esiti delle riunioni a Palazzo Chigi convocate per martedì prossimo?
- La Corte d'Appello di Milano accoglierà l'istanza di sospensiva presentata da Ilva e Acciaierie d'Italia?
- Quali saranno le fonti di finanziamento aggiuntive per evitare lo stabilimento dopo ottobre, anche in caso di sospensione della fermata?
- Come verrà gestita la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori dell'indotto e dello stabilimento?






