
Episodi a Reggio Emilia, Piove di Sacco e Marostica; Nursind chiede braccialetti Sos e posto di polizia 24 ore al pronto soccorso
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Le aggressioni al personale sanitario sono in aumento costante, alimentate da un clima di odio e diffidenza verso gli operatori sanitari, aumentati soprattutto dopo il Covid, e dallo stress legato alle lunghe attese nei pronto soccorso. Spesso arrivano persone in stato emotivo alterato a causa di alcol o stupefacenti.
Sono avvenuti nell'arco di poche ore, fra la serata di sabato 7 novembre e domenica, le quattro aggressioni a infermieri in servizio: intorno alle 22 al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia una minorenne ha picchiato due infermiere, una delle quali ha una mandibola fratturata e 30 giorni di prognosi, di 7 giorni la sua collega; era circa l'una di notte quando al pronto soccorso dell'ospedale di Piove di Sacco (Padova) un uomo in stato confusionale ha danneggiato i servizi igienici del locale e rotto uno specchio, minacciando persone in attesa e sanitari con i frammenti; sempre in Veneto, a Marostica (Vicenza), poco dopo le 10,30 un operatore del Servizio di emergenza 118 è stato aggredito con un coltello dal figlio di un paziente.
Sono gli episodi più recenti di un fenomeno in aumento costante, dice all'ANSA Natascia Cersosimo, segretaria provinciale del sindacato degli infermieri Nursind di Reggio Emilia. Le aggressioni, fisiche e verbali, sono alimentate da "un clima di odio e diffidenza verso gli operatori sanitari, aumentati soprattutto dopo il Covid", e dallo stress legato alle lunghe attese: "per questo proponiamo di introdurre figure che aiutino le persone a capire il percorso da fare, soprattutto quando i tempi di attesa lunghi spazientiscono i pazienti e i loro parenti". La scintilla dell'aggressività scatta anche perché spesso nei pronto soccorso arrivano persone in stato emotivo alterato a causa di alcol o di stupefacenti: "in questi casi - osserva Cersosimo - basta poco a far scattare la scintilla che fa esplodere la violenza".
Il sindacato Nursind Reggio Emilia ha chiesto "interventi immediati e concreti per garantire la sicurezza" di medici e infermieri: "dispositivi indossabili per tutto il personale, come braccialetti dotati di pulsante Sos, per consentire l'attivazione tempestiva degli allarmi", un posto di polizia attivo 24 ore su 24 presso il pronto soccorso, corsi di formazione, compresi i percorsi di autodifesa, oltre al personale dedicato a informare e rassicurare i pazienti in attesa.
Al momento i dati più aggiornati sulle aggressioni al personale sanitario risalgono al 2025, diffusi dal ministero della Salute, con quasi 18.000 segnalazioni che hanno coinvolto 23.367 operatori sanitari. In oltre il 70% dei casi sono state aggressioni verbali e quelle fisiche equivalgono a un caso su sei. Gli infermieri sono la categoria più esposta (dal 55% al 64% dei casi), seguiti dai medici e chirurghi (15-20%) e operatori sociosanitari.
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Il sindacato Nursind otterrà un incontro o un provvedimento sulle misure di sicurezza richieste
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