La clausola di salvaguardia nazionale finanzierà 7,2 miliardi di spese per la difesa nel 2027 e 2028
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Il Governo ha approvato la relazione sullo scostamento che prevede l'utilizzo della clausola di salvaguardia nazionale per finanziare spese per la difesa pari a 7,2 miliardi nel 2027 e altrettanti nel 2028, includendo anche spese correnti come quelle per il personale, dopo la revisione al ribasso dei piani iniziali a causa del deficit 2025 fissato al 3,1%.
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Why It Matters
Il Governo ha approvato la relazione sullo scostamento che prevede l'utilizzo della clausola di salvaguardia nazionale per finanziare spese per la difesa, dopo aver rivisto al ribasso i piani iniziali a causa del deficit 2025 fissato al 3,1%, in linea con le nuove regole della governance fiscale comunitaria sulla traiettoria di spesa netta.
Uscito ridimensionato rispetto alle ipotesi di agosto dalla revisione dei piani seguita alla conferma del deficit 2025 al 3,1%, il capitolo dedicato alla difesa nella clausola di salvaguardia del Patto dovrà comunque agire a tutto campo. E sarà quindi chiamato a occuparsi anche di spese già previste nel bilancio pubblico: comprese quelle per il personale.
L’indicazione è chiara nella relazione sullo scostamento, approvata dal Governo giovedì sera nel consiglio dei ministri che ha esaminato il nuovo programma dei conti.
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Non solo investimenti
Gli interventi, c’è scritto nella rapida sintesi offerta dal testo che andrà approvato in entrambe le Camere con la maggioranza assoluta dei componenti, riguarderanno «la componente in conto capitale, finalizzata alla realizzazione e al rifinanziamento di programmi di investimento pluriennali». Ma non si dimenticheranno della «componente corrente, con riferimento in particolare al personale, all’esercizio e alle esigenze operative».
Costretta da necessità finanziarie e da esigenze politiche a ridursi alle stesse dimensioni previste per l’extradeficit da dedicare all’energia, la parte offerta alla difesa dalla clausola di salvaguardia finanzierà uscite per 7,2 miliardi nel 2027 e altrettanti nel 2028, perdendo rispetto alle ipotesi estive un altro tassello da 7,2 miliardi nell’ultimo dei due anni.
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Il salva-conti
Spetterà a lei, però, il compito di abbracciare nella deroga al Patto Ue una parte di spese già messe in conto con le manovre degli ultimi anni. Che, ricorda il Documento programmatico di finanza pubblica, da sole «mostrano un significativo aumento rispetto al 2024». E questo incremento, «scorporato dall’indicatore, riporterebbe il tasso di crescita della spesa netta entro il limite raccomandato».
Il punto è tecnico, ma ha un rilievo politico. Accanto al deficit che ha agitato le scorse settimane dopo i dati Istat sul mancato raggiungimento del 3% nel 2025, la nuova governance fiscale comunitaria ha costruito il parametro della traiettoria di spesa netta, che impone a ogni Stato di rispettare i limiti annuali e cumulati di aumento pensati per garantire la sostenibilità del debito pubblico. L’anno prossimo, complice il vento soffiato dall’inflazione nelle vele di pensioni e assegno unico universale, l’Italia secondo i calcoli del Governo sforerebbe il tetto fissato nel Piano di bilancio strutturale del 2024. A meno che, appunto, una quota di queste uscite non si trasferisca nella clausola di salvaguardia nazionale, che le esclude dai calcoli sulla traiettoria di spesa.
Incognite pre elettorali
What to Watch
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Il Parlamento approverà la relazione sullo scostamento con la maggioranza assoluta richiesta
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- Quale sarà l'impatto preciso sulle finanze pubbliche italiane a lungo termine?
- Come reagiranno gli altri Stati membri dell'UE all'utilizzo italiano della clausola di salvaguardia?
- Quali saranno le contropartite politiche richieste dalle forze di maggioranza per approvare la misura in Parlamento?







