La crisi del ceto medio in Italia, tra problemi economici, disagio emotivo e senso di solitudine
Il rapporto Ipsos per Legacoop evidenzia la scomparsa del ceto medio e un diffuso peggioramento delle condizioni di vita degli italiani.
Quick Look
- L'indagine FragilItalia 2026 di Ipsos per Legacoop rivela un crescente impoverimento e isolamento sociale in Italia.
- Oltre due italiani su tre si sentono più fragili rispetto a cinque anni fa, con una significativa riduzione del ceto medio e difficoltà diffuse.
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Why It Matters
L'indagine FragilItalia 2026 analizza lo stato socio-economico della popolazione italiana, evidenziando la progressiva erosione del ceto medio.
Italiani sempre più poveri, sempre più soli, sempre più vulnerabili. Sono dati preoccupanti quelli diffusi da Ipsos nell’indagine FragilItalia 2026, realizzata per Legacoop. Numeri impietosi che lasciano emergere una progressiva scomparsa del ceto medio e un diffuso peggioramento nella scala sociale.
Il fenomeno è noto come “de-cetomedizzazione”: nella rilevazione, il 54% degli intervistati si colloca sotto al ceto medio, con il 34% di essi che si definisce “in caduta”. Di contro, ad aver migliorato la propria posizione è solo il 7%. E, rispetto a cinque anni fa, oltre due italiani su tre si sentono economicamente più fragili. “Questi numeri ci dicono che dobbiamo cambiare il modo in cui guardiamo alla povertà”, afferma il presidente di Legacoop, Simone Gamberini. “Non riguarda più soltanto chi si trova ai margini. Il problema si sta diffondendo e riguarda una parte crescente della società che lavora, ha una casa, costruisce una famiglia, ma sente progressivamente ridursi le proprie sicurezze. È una povertà di reddito, certamente, ma anche di opportunità, di relazioni e, soprattutto, di futuro”.
L’analisi rileva come un italiano su quattro abbia difficoltà ad arrivare a fine mese. Questo ha un impatto significativo anche sui bisogni essenziali: il 19% si trova costretto a rinunciare a spese necessarie e il 17% non sarebbe in grado di sostenere una spesa improvvisa di 600 euro. Ad aver rinunciato a cure mediche o dentistiche per ragioni economiche è il 26%, percentuale che sale al 57% nel ceto popolare. Nel 29% dei casi viene trascurata anche la manutenzione dell’automobile o dell’abitazione, mentre l’acquisto di vestiti e calzature è stata rinviato dal 22% degli intervistati. Le difficoltà, specie negli strati più economicamente fragili della popolazione, si estendono anche alle scelte relative alla varietà e qualità dell’alimentazione, ridotte nel 23% dei casi.
La questione però non si ferma solo al lato materiale, ma coinvolge anche la sfera emotiva. Partendo dalla mancanza di socialità, problema sentito dal 24% degli intervistati: nello specifico, il 23% dichiara di essersi “sentito solo” nell’ultimo anno. Dopo le difficoltà economiche, infatti, le condizioni di disagio più diffuse sono quelle relative al senso di vuoto o alla mancanza di prospettive (21%), all’accesso alle cure sanitarie (19%) e alla solitudine (15%).
Come sottolinea il presidente di Legacoop, “il dato che deve interrogarci di più è forse proprio questo intreccio tra fragilità economica e fragilità sociale. Quando diminuiscono contemporaneamente il potere d’acquisto, l’accesso alle cure, la sicurezza abitativa, le relazioni e la fiducia nel futuro, non siamo davanti a una somma di problemi individuali. Siamo davanti a una questione che riguarda il modello di sviluppo del Paese”.
Con queste premesse, la povertà non è più inquadrabile come una condizione statica, ma rischia di diventare una prospettiva di discesa sociale preoccupantemente diffusa. Diventa quindi comprensibile che, soprattutto tra i ceti popolari (48%), ci sia il concreto timore che i propri figli siano condannati a un futuro ancora peggiore. La risposta, come spiega Gamberini, non può essere solo di tipo assistenziale: “Occorre ricostruire condizioni che consentano alle persone di tornare a progettare il proprio futuro: lavoro dignitoso, casa accessibile, salute, servizi, comunità e possibilità di partecipare. È su questo terreno che la cooperazione può dare un contributo al Paese: infatti non è più soltanto povertà di reddito. È una progressiva perdita di sicurezza, relazioni e fiducia nel futuro. Il Paese deve reagire”.
E conclude: “Non servono solo soluzioni di breve periodo in vista delle scadenze elettorali. Facciamo decollare il Patto per l’Italia che abbiamo lanciato pochi giorni fa durante la nostra Biennale dell’Economia Cooperativa”.
Open Questions
- Quali misure concrete prevede il Patto per l'Italia?
- Come reagirà la politica alle scadenze elettorali citate?







