
L'ANCI chiede al Governo di colmare il divario negli organici delle polizie locali, di aumentare stabilmente il Fondo per la sicurezza urbana e di destinare almeno 400 milioni in maniera stabile per assunzioni e prevenzione, sottolineando che la sicurezza non si garantisce solo con la repressione ma con investimenti strutturali in politiche sociali, educazione e inclusione.
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L'ANCI rappresenta i comuni italiani e chiede al Governo interventi sulla sicurezza urbana, evidenziando che le attuali risorse sono insufficienti e che il Fondo per la sicurezza urbana è fermo a 25 milioni di euro, con un incremento solo per il 2026 di 32 milioni.
Quali richieste fate al Governo?
Abbiamo chiesto innanzitutto di colmare il divario negli organici delle polizie locali. Ma chiediamo anche un incremento stabile del Fondo per la sicurezza urbana, fermo a 25 milioni di euro e incrementato per il solo 2026 di ulteriori soli 32 milioni. Secondo le nostre stime servirebbe il raddoppio del Fondo sicurezza Urbana e un piano straordinario con almeno 400 milioni da destinare in maniera stabile, e non una tantum per le assunzioni. Sono risorse che verrebbero investite dai sindaci sulla prevenzione che richiede investimenti strutturali nelle politiche sociali, nell’educazione, nell’inclusione e nel sostegno alle fasce più fragili della popolazione. Non possiamo pensare di affrontare fenomeni così complessi affidandoci esclusivamente alla repressione.
A quali fenomeni pensa in particolare?
Penso, ad esempio, al tema dell’immigrazione. Da una parte si chiede ai sindaci di gestire le conseguenze dei fenomeni migratori sui territori, dall’altra si riducono le risorse destinate alla seconda accoglienza, proprio quella che dovrebbe favorire percorsi di inclusione sociale. Ad oggi le politiche di integrazione sociale sono completamente assenti. È una contraddizione evidente, perché indebolire gli strumenti di integrazione significa rischiare di alimentare nuove situazioni di marginalità e disagio. E sappiamo bene che l’inclusione sociale rappresenta anche uno degli strumenti più importanti per costruire città più sicure comunità più coese.
Nell’ultimo anno sono calate le denunce per furti e rapine, ma i valori dei reati di strada restano molto superiori ai livelli pre-covid (rispettivamente +14% e +4,8% sul 2019): come è cambiato il crimine su scala urbana e perché si fatica a ridurre queste tipologie di “violenze” su strada?
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Credo che la risposta vada cercata innanzitutto nella genesi e nella gestione di questi fenomeni. Dobbiamo chiederci perché determinate forme di criminalità di strada continuino a essere così diffuse e, in alcuni casi, sempre più violente. La risposta, a mio avviso, è la mancata presa in carico dei soggetti e la conseguenza è ricadere nella recidiva di comportamenti sbagliati. Molti reati vengono commessi da soggetti che fanno uso abituale di sostanze stupefacenti a basso costo oppure da piccoli spacciatori reclutati come manovalanza dalle organizzazioni criminali. Parliamo spesso di persone che entrano ed escono abitualmente dalle carceri e vivono ai margini della società e che diventano facilmente vittime esse stesse delle organizzazioni criminali più strutturate. Se non interveniamo sulle cause profonde di queste dinamiche, attraverso la prevenzione, il contrasto alle dipendenze e il recupero delle situazioni di marginalità, continueremo a inseguire le conseguenze senza riuscire ad arginare un fenomeno che rischia di assumere proporzioni sempre più preoccupanti. Bisogna intervenire nelle carceri con un grande lavoro che abbatta la recidiva.
Danneggiamenti e percosse il livello più alto degli ultimi otto anni. Quali interventi comunali potrebbero aiutare a ridurre questi fenomeni? Presenza degli agenti, illuminazione, recupero degli spazi, maggiori servizi sociali...
Le risorse del Pnrr ci stanno consentendo di riqualificare numerose aree delle nostre città, con interventi particolarmente significativi proprio nei grandi centri urbani. Restituire qualità agli spazi pubblici, migliorare l’illuminazione, recuperare luoghi abbandonati e renderli nuovamente fruibili dai cittadini rappresenta certamente un contributo importante alla sicurezza urbana. Ma tutto ciò da solo non basta. Registriamo un innalzamento dei reati sui minori e di quelli commessi da minori ed il peggiore campanello d’allarme per un sindaco. Alla rigenerazione fisica dei luoghi deve necessariamente accompagnarsi una rigenerazione sociale. Occorre un’azione più ampia, capace di coinvolgere associazioni, scuole, famiglie e tutte le realtà che operano quotidianamente nei territori. Il problema, però, torna sempre allo stesso punto: senza risorse adeguate i Comuni non possono farcela da soli.
A cosa potrebbero servire maggiori risorse?
Proprio in questi giorni il presidente dell’ANCI e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha richiamato l’attenzione su quattro emergenze che riguardano direttamente le amministrazioni comunali: l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, l’assistenza scolastica agli alunni con disabilità, il costo dell’energia e il rafforzamento degli organici della Polizia locale. Per affrontarle ha chiesto al Governo un miliardo di euro da stanziare nella prossima Legge di Bilancio. Sono questioni concrete che incidono sulla capacità dei Comuni di garantire servizi, diritti e sicurezza. Serve una presa di coscienza collettiva da parte di tutte le istituzioni, in primis del Governo. Le emergenze non si risolvono scaricando le responsabilità su chi amministra i territori, ma mettendolo nelle condizioni di intervenire.
Qual è la prima richiesta dell’Anci al Governo in tema di sicurezza?
Tutte quelle che ha citato, perché sono aspetti diversi di un unico problema. Il disegno di legge di riforma dell’ordinamento della Polizia locale avrebbe potuto rappresentare un’occasione importante per correggere molte delle storture dell’attuale sistema, riconoscendo finalmente agli agenti strumenti, tutele e prerogative adeguati alle funzioni che quotidianamente svolgono. E invece, nonostante se ne discuta da anni, continuiamo a registrare ritardi e resistenze. A volte viene persino il dubbio che non si voglia riconoscere pienamente il ruolo che la Polizia locale già svolge nella sicurezza delle nostre città, quasi si temesse di attribuirle una dignità e un peso paragonabili a quelli delle altre forze di polizia. Nessuno chiede di creare una nuova forza di polizia statale, ma non possiamo continuare ad affidare agli agenti responsabilità sempre maggiori senza garantire loro strumenti e tutele adeguati.
Un po’ come è accaduto con i decreti sicurezza, abbiamo assistito a molto rumore per nulla. Al di là dei proclami e delle dichiarazioni di vittoria, i passi avanti sono stati davvero modesti rispetto alle necessità reali dei territori. Si continua a privilegiare una modalità muscolare nell’affrontare il tema della sicurezza, fatta di annunci e inasprimenti delle pene, come se bastasse mostrare i muscoli per risolvere problemi che hanno radici profonde nella società. Ma la sicurezza non si garantisce soltanto attraverso la repressione: servono prevenzione, investimenti, personale e un lavoro quotidiano di presidio e cura dei territori.
Nel frattempo, il dibattito nazionale sulla sicurezza sembra essersi concentrato più sulla costruzione di centri di trattenimento dall’altra parte dell’Adriatico che sulle esigenze quotidiane delle nostre città. Ma la domanda che dovremmo porci è molto semplice: tutto questo ha davvero migliorato la sicurezza dei cittadini? Io credo che la risposta sia sotto gli occhi di tutti.
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AI outlook — possibilities, not facts
Il Governo accoglierà parcialmente le richieste dell'ANCI aumentando il Fondo per la sicurezza urbana nella prossima Legge di Bilancio.
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