
Luiz Inacio Lula da Silva batte Flavio Bolsonaro e diventa presidente per la quarta volta, nonostante le turbolenze sui mercati finanziari.
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Lula ha vinto le elezioni brasiliane superando Flavio Bolsonaro con il 51,74% dei voti. Si tratta del suo quarto mandato presidenziale.
Luiz Inacio Lula da Silva ha trionfato nelle elezioni brasiliane, con una insperata ed epocale rimonta su Flavio Bolsonaro: milioni di sostenitori hanno festeggiato tutta la notte tra domenica e lunedì il loro amato presidente operaio. Un voto che Donald Trump ha definito "truccato" pur ammettendo la sua simpatia per Lula: "Vado d'accordo con lui", ha detto il tycoon. Quanto allo sconfitto, la polizia gli ha tolto i passaporti e gli ha proibito di lasciare il Paese, mentre il suo braccio destro, l'influencer Nicolas Ferreira ha ammesso quello che è chiaro a tutti da ore: non c'è alcuna possibilità che il voto venga annullato.
Intanto, i mercati reagiscono male all'elezione di Lula: la Borsa è crollata quasi del 17%, e ha sospeso le contrattazioni.
A picco anche la valuta brasiliana: il dollaro s'è impennato del 12,04% raggiungendo 5,597 sul real. Per gli esperti è "un aggiustamento di posizione" di fronte alla grande sorpresa delle urne e non un problema strutturale. Ad ogni modo Lula starebbe valutando di affidare l'Economia al suo vice, il moderato Geraldo Alckmin, per dare un segnale rassicurante a Faria Lima, il distretto finanziario di San Paolo.
Detto questo, la vittoria dell'ultima icona della sinistra mondiale è stata straordinaria: si è confermato per la quarta volta presidente del Brasile. Il dato finale gli attribuisce il 51,74% delle preferenze contro il 48,2% del rivale, uno scarto netto, ben superiore al testa a testa previsto alla vigilia.
Lula ha fermato anche l'avanzata della destra trumpiana nell'America Latina. E dopo aver ammesso di non avere mai avuto uno smartphone, ha battuto anche Meta e le sue interferenze sulla sua campagna elettorale. Una buona notizia anche per la comunità Lgbt, per i diritti delle minoranze, degli indigeni. E anche per le politiche ambientali a difesa dell'Amazzonia. Ma la vittoria é storica anche per le sue modalità: mai in Brasile un candidato ha vinto dopo aver perso al primo turno. E mai conquistando tanti voti, oltre 64 milioni. Dietro la vittoria di questo highlander del progressismo mondiale c'è certamente il boom della partecipazione: l'astensione è crollata di due punti, segno che è stato votato anche da chi è rimasto a casa il primo turno, ma ha cambiato idea forse spinto dalla paura di un altro Bolsonaro alla presidenza. Così il Paese più cattolico al mondo non sarà guidato per la prima volta da un evangelico.
La rimonta poi è figlia della mobilitazione popolare nelle strade come in rete. Grazie al contributo del suo "esercito" online e del via libera a riforme sociali (pensiamo alla settimana corta) Lula è riuscito a recuperare una situazione che sembrava assolutamente senza speranza: la notte del primo turno era indietro di circa due milioni di voti rispetto al suo avversario. Bolsonaro era sicuro di avere la vittoria, convinto di incassare i nove milioni di voti dei candidati esclusi, tutti di centrodestra.
Ma anche stavolta, l'anziano leader che domani compie 81 anni, dopo Jair ha battuto un altro Bolsonaro. Ora dovrà governare un Paese con un Parlamento in mano alla destra e mantenere le promesse della campagna elettorale. Inoltre sa di non avere a disposizione un altro mandato e certamente dovrà occuparsi della sua successione. Ma ci penserà da domani. Per ora si gode la festa. Milioni di brasiliani hanno colorato Copacabana come la Avenida Paulista di San Paolo con loro magliette rosse, come se il Brasile avesse vinto la sesta coppa del Mondo, felici e orgogliosi, facendo la 'L' con la mano, simbolo del loro leader. Un presidente ancora in sella, malgrado in tanti alla viglia pensassero che fosse ormai un leader del passato, da relegare tra le figure del Novecento. É invece, a sorpresa, il popolo brasiliano, attraverso il voto, ha risposto diversamente.

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