
L'ipotesi è un'imposta sostitutiva per regolarizzare le posizioni irregolari ed evitare recuperi sanzionatori ai cittadini in buona fede
Il Governo valuta una norma per permettere ai cittadini di regolarizzare le posizioni irregolari legate al Superbonus tramite un'imposta sostitutiva, evitando così pesanti contenziosi e sanzioni per i contribuenti in buona fede.
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Il Superbonus richiedeva il miglioramento di due classi energetiche. Molti contribuenti affrontano contestazioni per irregolarità nei SAL o nelle asseverazioni.
Restituire una parte del Superbonus incassato e chiudere così le proprie pendenze con il fisco. L’ipotesi era stata studiata già a febbraio, nel perimetro del decreto Fiscale. Ora però, con il passare dei mesi, le contestazioni avanzate a livello territoriale dall’agenzia delle Entrate ai contribuenti, soprattutto nei condomini, si diffondono e prendono consistenza, in base alla documentazione raccolta da «Il Sole 24 Ore» negli ultimi giorni. Così, per evitare una pioggia di recuperi ai danni di cittadini che hanno agito in buona fede, il Governo ha riaperto il dossier, nell’ambito della legge di Bilancio, per arrivare a una norma “salvagente” che servirà a liberare i proprietari degli immobili dalle responsabilità incolpevoli legate alle irregolarità nell’utilizzo della maxi agevolazione. Anche perché, dopo le scorie lasciate sui conti pubblici, il superbonus rischia di provocare conseguenze sociali soprattutto sui cittadini più fragili o vulnerabili, già maggiormente esposti in questa fase alle difficoltà provocate dal caro vita. Una vera e propria beffa per tutti quei cittadini truffati che ora si trovano anche a dover fare i conti con i recuperi del Fisco. Del resto, in base alle regole attualmente in vigore l’amministrazione finanziaria non può far altro che procedere a recuperare i crediti d’imposta non spettanti.
L’idea del Governo è quella di riprendere una serie di proposte presentate in fase di conversione del decreto fiscale nei mesi passati, consentendo di regolare eventuali posizioni sanzionabili con il versamento di un’imposta sostitutiva parametrata al beneficio incassato irregolarmente. Una sorta di “scudo” consentirebbe di chiudere le pendenze con il fisco e di evitare contenziosi. L’aliquota della sostitutiva è ancora oggetto di attenta valutazione, in una manovra in cui il sentiero è strettissimo, considerando i margini finanziari ultra ristretti. Alcune delle proposte per il decreto fiscale avevano ipotizzato una sorta di ravvedimento operoso speciale, ottenibile con il pagamento di un decimo dell’ammontare del credito non spettante. E qui si annida il problema principale. La nuova imposta, come tutte le sostitutive, comporterà una rinuncia alle entrate potenziali legate alle contestazioni (l’Erario perderebbe gli incassi di sanzioni e interessi). Le esigenze in questo senso vanno attentamente soppesate, però, alla luce del rischio che tanti cittadini inconsapevoli o incolpevoli si trovino davanti un conto salatissimo da pagare.
Per capire qual è il potenziale dei contenziosi basta un elemento: i cantieri non completati, collegati al superbonus, sono migliaia in tutta Italia e sono diffusi soprattutto in tre regioni: Campania, Lazio e Lombardia. Per ottenere il superbonus era obbligatorio completare il percorso che portava al miglioramento di due classi energetiche dell’immobile. Di fatto, chi non ha ottenuto il miglioramento delle prestazioni della sua casa, non ha maturato il requisito essenziale per incassare la detrazione. Sulle base delle norme attualmente vigenti è il cittadino ad essere esposto alle contestazioni delle Entrate, che possono rivalersi sui beneficiari dei lavori agevolati, cioè i condomini. E il conto per il contribuente in questi casi potrebbe essere anche particolarmente salato, visto che l’Agenzia recupera non solo l’importo del credito ma applica anche sanzioni e interessi.
Il problema, però, non riguarda solo chi ha lasciato le opere a metà, ma anche chi le ha portate a conclusione in un modo che, secondo l’amministrazione finanziaria, è irregolare. I casi ricorrenti nelle contestazioni di queste settimane sono molti. E riguardano anzitutto la formazione dei Sal. La cessione dei crediti di superbonus era legata al raggiungimento di un certo stato di avanzamento lavori, pari almeno al 30 per cento. Alcuni elementi, però, sarebbero stati conteggiati nei Sal in modo illegittimo: succede, ad esempio, per i materiali e gli impianti consegnati in cantiere e fatturati, ma non installati. Questa modalità di calcolo è stata ampiamente utilizzata, in una fase nella quale le consegne ritardavano a causa della grande quantità di lavori avviati in tutta Italia. Ora, però, i cittadini, del tutto ignari perché si erano affidati all’impresa, all’amministratore o al responsabile dei lavori, scoprono che la procedura non è legittima in base ai rilievi mossi dalle Entrate.
Ci sono, poi, tutte le contestazioni che riguardano le asseverazioni. In qualche caso, infatti, succede che gli interventi non coincidano in maniera esatta con il contenuto della documentazione comunicata alle Entrate. Peraltro, per verificare le difformità in modo più efficace, l’amministrazione finanziaria si sta muovendo anche con strumenti innovativi, come gli incroci con le foto di Google maps. In situazioni di questo tipo, per il committente scatta la decadenza dalle agevolazioni.
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Introduzione di una norma di sanatoria nella legge di Bilancio
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