Medici italiani in Venezuela: assistenza a La Guaira dopo il terremoto
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Medici italiani e venezuelani collaborano a La Guaira, Venezuela, per fornire assistenza sanitaria di primo soccorso e terapie continuative a centinaia di persone colpite da un terremoto, affrontando anche il rischio alluvioni e ricordando la tragedia del 1999.
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Why It Matters
A una settimana esatta da un terremoto che ha causato dolore e devastazione a La Guaira, Venezuela, medici italiani e venezuelani collaborano per fornire assistenza sanitaria di primo soccorso e terapie continuative alla popolazione colpita.
Al centro della piazzetta svetta la statua di José Gregorio Hernández, il 'Santo del popolo'. Quel popolo che, da una settimana esatta, fa i conti con il dolore e la devastazione. Ai piedi di quella scultura, nel cuore della città di La Guaira, medici italiani e venezuelani sono fianco a fianco, pronti a fornire assistenza alle centinaia di persone che si radunano fuori dall'ospedale inagibile. "Siamo venuti per aiutare un Paese in ginocchio", dicono i sanitari dell' 'equipo medico italiano', come recita il cartello scritto a penna sotto il gazebo dalla copertura blu.
Assistenza sanitaria di primo soccorso, di prossimità. Un aiuto a chi non può più proseguire le terapie o a chi ha bisogno di farmaci o consulti medici. Ma spesso qui a fare la differenza è un sorriso. Quello con cui i sanitari accolgono i pazienti facendoli accomodare sulle sedie scambiando due chiacchiere con loro. C'è chi ha dolori per un'ernia inguinale, e chi, invece, chiede assistenza pediatrica per i propri figli. "La maggior parte degli accessi che abbiamo registrato sono bambini con patologie respiratorie e anziani con patologie croniche", spiega Annalisa Montanari, responsabile sanitaria della missione italiana coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile.
"Gestiamo sia urgenze sia terapie continuative per chi in questo momento non ha più contatto con la propria rete sanitaria locale - aggiunge Alessandro Coppa, medico di emergenza dell'ospedale Careggi -. Passiamo quindi da patologie come il diabete a dolori legati a piccola traumatologia a seguito del terremoto". Il presidio allestito di fronte all'ospedale San José, però, non è l'unico in cui operano i sanitari italiani, impegnati anche negli ambulatori allestiti all'interno di alcuni container a Caraballeda. Dieci chilometri di distanza per percorrere i quali oggi servono oltre due ore, tra strade inagibili e operazioni di soccorso che proseguono ininterrottamente. Qui ci sono anche lettini, flebo e strumentazione medica per potersi prendere cura dei cittadini ormai isolati dal resto del mondo. Accanto all'ambulatorio sorge anche una tendopoli, tra fornelli improvvisati e abiti sparsi ovunque. Gli sfollati provano a cercare riparo dalla stagione della pioggia. Perché il Venezuela ora dovrà fare i conti non solo con la devastazione del terremoto ma anche con il rischio alluvioni. Sono in molti da queste parti a ricordarsi la tragedia del 1999, quando morirono tra le 10.000 e le 30.000 persone. Quando il fago raggiunse fino a tre metri d'altezza, quando l'oceano inghiottì case a palazzi. Quando La Guaira si chiamava ancora Vargas.
Open Questions
- Quanti sono esattamente i feriti o i malati assistiti?
- Qual è l'entità del terremoto che ha causato la devastazione?
- Quali sono le misure preventive in atto contro il rischio alluvioni?







