
Il bracciante pachistano di 32 anni è stato trovato morto nel bagagliaio della sua auto. Si ipotizza un regolamento di conti legato allo sfruttamento lavorativo.
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Il ghetto di Borgo Mezzanone ospita circa 5mila migranti in condizioni di estrema precarietà. La vittima svolgeva attività di intermediazione per il trasporto di braccianti agricoli.
Si allunga l'ombra del caporalato sull'uccisione di Sadam Houssain, il bracciante pachistano di 32 anni trovato morto 18 giorni dopo la scomparsa, nel bagagliaio della sua auto. Con quella vettura Sadam portava giovani migranti dal ghetto di borgo Mezzanone fino alle campagne del Tavoliere affinché lavorassero alla raccolta del pomodoro.
Proprio vicino al ghetto, il 22 agosto, è stata trovata l'auto con il cadavere in avanzato stato di decomposizione. Sadam, avrebbe accertato l'autopsia, è stato ucciso di botte, forse accoltellato. Poi è stato caricato nel bagagliaio e lasciato sotto il sole dal 4 agosto, giorno della scomparsa.
"Proprio lui che non aveva mai litigato con nessuno", raccontano gli amici. Le modalità dell'uccisione non chiamano in causa i clan mafiosi locali, ma fanno ipotizzare un regolamento di conti sullo sfruttamento dei lavoratori che vivono nel ghetto di borgo Mezzanone, tra i più grandi d'Europa. Qui la miseria e il disinteresse pubblico caratterizzano la vita di 5mila migranti che vivono in baracche improvvisate fatte di plastica, di mattoni, di lamiere. I bagni sono un sogno.
Le prime indicazioni medico-legali dell'esame compiuto dal prof. Luigi Cipolloni, potrebbero orientare il lavoro dei carabinieri e della Procura di Foggia che ha aperto fin da subito un fascicolo d'indagine per omicidio volontario a carico di ignoti.
L'impressione è che le indagini, avvolte dal massimo riserbo investigativo, siano orientate nell'ambito lavorativo della vittima che era in Italia da quattro anni e lavorava come bracciante nelle campagne del Basso Tavoliere. Un suo amico connazionale, fin da subito, ha rivelato che "Sadam accompagnava quattro migranti al giorno da borgo Mezzanone a bordo della sua auto nelle campagne". Non è escluso che questa attività di intermediazione possa avergli creato problemi e sia alla base del movente del delitto.
In un appunto consegnato a chi indaga, Sadam viene indicato "come il caporale che portava connazionali e migranti del Bangladesh nelle campagne e che lui pagava perchè faceva i contratti con i proprietari delle aziende". Nello stesso documento è scritto che "non ha mai avuto problemi con i suoi connazionali".
Circostanza questa ribadita anche dal fratello Nazim e dall'amico Arshad. "Sadam era una persona buona. Vogliamo la verità", dicono entrambi. Una verità che forse va cercata anche all'interno della favela di borgo Mezzanone. "Non avendo utilizzato i fondi del Pnrr per eliminare i ghetti, oggi ci ritroviamo a parlare ancora di queste tragedie", accusa il segretario Flai Cgil di Foggia Michele Cucchiariello. "Io ho visto tante cose là, le case sono baracche fatte di legno, plastica, cartone. Noi siamo abbandonati. Abbiamo il problema dell'acqua: d'inverno staccano la luce, non ci sono bagni, là non c'è vita", racconta Mohammad Lowe che nel ghetto ha vissuto per tre anni prima di far parte del sindacato Flai.

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