
La comunità scientifica avverte sui rischi per i ritmi circadiani, mentre l'Unione Europea resta divisa sul futuro del cambio d'orario.
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Nel 2018 una consultazione UE ha visto l'84% dei cittadini favorevole all'abolizione del cambio d'orario, ma il negoziato al Consiglio UE è bloccato.
Mantenere l’ora legale d’inverno, tuttavia, non allunga le giornate, ma sposta semplicemente un’ora di luce dal mattino alla sera. È proprio su questo scambio che la comunità scientifica internazionale solleva le proprie perplessità. Recenti posizioni ufficiali delle principali società del sonno, tra cui la British Sleep Society, ribadiscono che mantenere l’ora solare tutto l’anno è l’unica opzione sicura per la salute pubblica. Medici e neurologi concordano sulla necessità di abolire il doppio cambio stagionale (considerato un fattore di stress per i ritmi circadiani), ma ritengono essenziale adottare l’ora solare permanente. La luce naturale nelle prime ore del mattino è infatti preziosa per la sincronizzazione del nostro orologio biologico e per favorire un risveglio naturale. La sua privazione invernale altererebbe gravemente i ritmi sonno-veglia.
Con l’ora legale d’inverno, al solstizio (21/22 dicembre) la differenza geografica si farebbe sentire, in particolare al Nord: i calcoli astronomici confermano che il sole sorgerebbe alle 9:04 a Torino, alle 9:00 a Milano, alle 8:34 a Roma e alle 8:23 a Napoli. Milioni di studenti e lavoratori inizierebbero la giornata lavorativa e scolastica nel buio più totale per un intero trimestre, affrontando le temperature più rigide senza il conforto del sole. Questo provocherebbe un aumento di stanchezza, carenza cronica di sonno, calo di concentrazione e disturbi dell’umore.
A dirimere la questione tra stile di vita serale e ritmi biologici mattutini dovrebbe essere Bruxelles, ma l’ostacolo rimane ancora l’architettura istituzionale comunitaria. Nel 2018, una maxi-consultazione pubblica europea vide l’84% dei cittadini schierarsi per l’abolizione del cambio stagionale, spingendo l’Europarlamento ad approvare nel marzo 2019 una direttiva per lasciare libertà di scelta ai singoli Stati.
Da allora, il negoziato si è arenato al Consiglio dell’Unione Europea. Il blocco è dettato dal timore fondato di frammentare il mercato unico: fusi orari differenti tra nazioni confinanti complicherebbero in modo apprezzabile i trasporti transfrontalieri, la logistica e i collegamenti ferroviari.
Il Nord Europa(come la Finlandia) vuole l’ora solare permanente per evitare albe troppo tardive in inverno, mentre il Sud (Italia, Spagna) difende l’ora legale per favorire il turismo e lo stile di vita serale. Fuori dall’Europa, tuttavia, il doppio cambio è in declino. Proprio a luglio 2026, negli Stati Uniti, la Camera ha approvato il Sunshine Protection Act per istituire l’ora legale permanente (la riforma è in attesa del via libera del Senato). Nello stesso periodo, nel 2024, l’Ucraina ha tentato di abolire il cambio per restare con l’ora solare (riforma votata dal Parlamento ma non firmata dal Presidente), mentre il Kazakistan (marzo 2024) ha unificato i fusi orari bloccando l’orario per tutto l’anno, unendosi a Messico (2022), Brasile (2019) e Russia (tornata all’ora solare nel 2014 dopo le proteste popolari per il buio invernale). L’Asia e l’Africa, infine, hanno abbandonato questa pratica da decenni.
Nonostante una recente spinta parlamentare in Italia – con una risoluzione presentata alla Camera dei Deputati il 15 ottobre 2026 per chiedere al Governo di farsi portavoce dell’ora legale permanente in sede UE – i margini di manovra nazionali restano nulli. L’Italia, come gli altri Paesi membri, è vincolata dalla direttiva attualmente in vigore e non può procedere con deroghe autonome, nemmeno per temporanee sperimentazioni. L’orizzonte per una potenziale riapertura del tavolo negoziale è fissato alla fine del 2026, quando Bruxelles riceverà gli esiti di un nuovo studio tecnico. Fino ad allora, la “liturgia” autunnale resta la stessa: domenica si dorme un’ora in più, ma il pomeriggio la luce ci saluterà in anticipo.
AI outlook — possibilities, not facts
Ricevimento degli esiti di un nuovo studio tecnico da parte di Bruxelles
Likely · Within months

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