Partito Democratico e L'Unità, scontro sull'acquisto del giornale
Il Pd annuncia l'offerta per riportare la testata nella comunità politica, ma la Romeo Editore frena e rifiuta le condizioni.
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Il Partito Democratico annuncia l'intenzione di acquistare L'Unità per riportarla alla sua comunità politica, ma la Romeo Editore respinge la proposta, rivendicando la libertà d'impresa e valutando altre manifestazioni d'interesse.
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Why It Matters
Il Partito Democratico tenta di riacquistare il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, attualmente di proprietà della Romeo Editore.
L'annuncio, con tanto di rilanci social e benedizione di Elly Schlein, sembrava aver messo la parola fine a una lunga telenovela con una protagonista assoluta - L'Unità - e tanti, forse troppi, attori che da più di 100 anni, dal 12 febbraio 1924 fino ai giorni nostri, si sono alternati sulla scena della testata fondata da Antonio Gramsci.
La notizia, nell'aria con sempre più insistenza in questi primi giorni d'agosto, arriva all'ora di pranzo e sembra apparecchiare un iconico ritorno al passato - da molti auspicato - del quotidiano: "Da oltre un anno - ha svelato una nota del Nazareno - il Partito Democratico lavora perché l'Unità torni nella disponibilità della comunità politica alla quale la sua storia è legata. Lo abbiamo fatto con discrezione, serietà e prudenza". "La nostra disponibilità è piena e concreta", assicurano, tanto da anticipare che l'acquisto della testata sarà "a un prezzo superiore a quello dell'asta del 2022".
Insomma, insistono i dem: è una proposta "limpida" e piena. Tanto da escludere "compartecipazioni societarie". Ma se i soldi, questa volta, ci sono ("le casse del Nazareno sono risanate", esulta il tesoriere Fina), l'oste/editore non sembra d'accordo. Gelando, a dir poco, le aspettative dei democrat pronti addirittura a dare l'annuncio in una Reggio Emilia bardata a gran Pavese per la Festa dell'Unità del 13 settembre.
"Abbiamo letto le dichiarazioni con cui il Partito Democratico rivendica la volontà di riportare l'Unità nella propria disponibilità", replica con una piccata nota la Romeo Editore. "È una posizione legittima, come legittima - in una democrazia liberale - è la posizione di chi detiene la proprietà di un giornale".
E "in un sistema fondato sulla proprietà privata e sulla libertà d'impresa - puntualizza l'attuale casa editrice de L'Unità - non può essere il desiderio di un partito a dettare le regole del mercato".
Il Gruppo Romeo, che già in passato aveva più volte manifestato la volontà di mantenere - in caso di vendita - "una partecipazione di minoranza, risponde dunque picche ai dem che, non avendo accettato Romeo come socio "pur privo di qualsiasi potere di controllo o di condizionamento sulla linea politica ed editoriale del giornale", non possono però nemmeno dire - ragiona l'editore - di aver messo sul tavolo una proposta: "Questa proposta oggi non c'è, perché nessuno può stabilire unilateralmente, peraltro a mezzo stampa, delle condizioni".
Ma alla doccia fredda, segue una secchiata gelata: "L'editore - è infatti la chiusa della nota - si riserva quindi di valutare liberamente altre manifestazioni di interesse ricevute, così come si riserva la possibilità di custodire la testata, per rispetto della sua storia, in attesa che maturino condizioni migliori".
Open Questions
- Quali altri soggetti hanno manifestato interesse per L'Unità?
- Ci saranno nuovi negoziati tra il Pd e la Romeo Editore?







