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Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che spetta agli Stati Uniti decidere se porre fine alla guerra, sostenendo che l'Iran è stato attaccato e si è dovuto difendere. Ha inoltre smentito le voci sul deterioramento della salute della Guida Suprema Khamenei, affermando di averlo incontrato circa un mese fa. Netanyahu ha lasciato l'Assemblea generale dell'Onu dopo aver affrontato proteste di diplomatici che hanno abbandonato la sala e manifestazioni contro la sua presenza, mentre due riservisti israeliani sono stati uccisi dall'esplosione di un drone a Gaza.
Sono gli Usa che 'devono decidere' se porre fine alla guerra: 'Noi non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci'. Così il presidente iraniano in un'intervista a Fox News. 'Non vogliamo continuare. È l'America a dover scegliere se porvi fine o meno'. Pezeshkian ha poi affermato che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, assente dalla scena pubblica da mesi, gode di ottima salute, smentendo le voci secondo cui sarebbe deceduto o in stato di morte cerebrale.
All'ingresso del premier israeliano Benjamin Netanyahu all'Assemblea generale dell'Onu decine di diplomatici di numerose delegazioni hanno abbandonato la sala in segno di protesta, rimasta mezza vuota tra cori pro-Palestina. Lui: 'Se ce ne sono altri se ne vadano subito. Saremmo tutti morti se non avessimo attaccato l'Iran'. L'attrice Susan Sarandon è stata fermata tra le persone che manifestavano nelle strade limitrofe al Palazzo di Vetro contro la presenza di Netanyahu all'Onu.
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L'esercito israeliano ha annunciato che ieri due riservisti sono rimasti uccisi dopo che un piccolo drone esplosivo, che stavano manovrando nella Striscia di Gaza, è precipitato per cause ignote ed è esploso poco dopo. Lo scrive il Times of Israel. I militari sono stati identificati come il sergente maggiore (ris.) Nadav Kali, 24 anni, di Har Halutz, e il sergente maggiore (ris.) Ofek Moalem, 23 anni, di Gerusalemme. Entrambi prestavano servizio nel 7007° Battaglione della Brigata Gerusalemme. Secondo un'indagine preliminare dell'esercito, giovedì pomeriggio i due soldati stavano manovrando droni con visuale in prima persona (Fpv), da una postazione nella zona cuscinetto dell'esercito, nel nord della Striscia di Gaza. Un primo drone ha portato a termine la missione prevista, mentre un secondo, durante la fase di decollo, è precipitato all'interno della postazione militare per cause ancora da accertare. Stando ai primi accertamenti, i soldati si sono avvicinati al drone precipitato alcuni minuti più tardi e lo hanno raccolto; a quel punto l'ordigno è esploso, ferendoli mortalmente. I due sono stati trasportati all'ospedale Barzilai di Ashkelon, dove ne è stato constatato il decesso. In attesa dell'esito delle indagini sulle cause dello schianto e dell'esplosione, l'esercito ha temporaneamente sospeso l'impiego di tutti i piccoli droni in grado di trasportare carichi esplosivi, sia quelli di tipo 'kamikaze' sia quelli progettati per sganciare esplosivi su un obiettivo.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è partito per Israele subito dopo il suo discorso all'Onu, a New York, secondo quanto riportato dall'emittente pubblica israeliana Kan. In seguito al suo intervento all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha incontrato i leader di Paraguay, Panama e Bolivia, esortando i tre Paesi ad approfondire i legami con Israele attraverso gli Accordi di Isacco.
I media israeliani hanno ipotizzato che la visita di Netanyahu a New York sia stata ridotta per motivi di sicurezza. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, aveva precedentemente affermato che avrebbe arrestato il primo ministro israeliano durante la sua campagna elettorale. In un'intervista alla Cnn di martedì, Mamdani ha ribadito di non avere l'autorità per arrestare il leader israeliano, ma ha affermato che il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale (CPI) nei confronti di Netanyahu deve essere rispettato. La visita di Netanyahu ha scatenato manifestazioni in tutta New York, con oltre 100 dimostranti arrestati oggi.
I capi di Stato maggiore di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan si apprestano a tenere una riunione militare urgente alla luce dei recenti attacchi dei ribelli yemeniti filo-iraniani Houthi contro il Regno wahabita. Lo ha riferito il ministero degli Esteri di Riad su X, sottolineando che l'incontro servirà per 'discutere le modalita' di sostegno al Regno in conformità all'Accordo di Mecca per la difesa comune', secondo il quale 'qualsiasi aggressione a una delle parti è considerata un attacco a tutti'. In occasione dell'Assemblea Generale dell'Onu a New York, il ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan Al Saud, ha incontrato gli omologhi pakistano e turco, Mohammad Ishaq Dar e Hakan Fidan. I tre hanno condannato fermamente i 'violenti attacchi diretti contro la Mecca, nonché contro infrastrutture civili ed economiche in Arabia Saudita'.
Sono gli Usa che "devono decidere" se porre fine alla guerra: "Noi non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci". Lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un'intervista a Fox News, in merito a una domanda sulle sue previsioni relative alla fine del conflitto.
"Quando possiamo risolvere le questioni attraverso il dialogo, non dovremmo ricorrere a ucciderci a vicenda. Ma, a causa delle provocazioni di Israele, questa guerra ci è stata imposta", ha aggiunto il presidente iraniano. "Tuttavia, noi non vogliamo continuare. È l'America a dover scegliere se porvi fine o meno", ha osservato Pezeshkian, ribadendo che l'Iran è pronto a raggiungere un accordo con il presidente Donald Trump per porre fine al conflitto. "Perché hanno scelto di far saltare tutto a sole due settimane dalla firma dell'accordo?", ha chiesto, riferendosi al fallimento della fragile tregua. "Se l'attuale governo americano desidera raggiungere un accordo nel rispetto del quadro giuridico internazionale, bene. In caso contrario, che sia prima o dopo le elezioni (di metà mandato Usa), per noi che differenza fa?". Pezeshkian ha insistito sul fatto che gli Houthi non ricevono ordini da Teheran. Washington e i suoi alleati, tra cui l'Arabia Saudita e il governo yemenita sostenuto da Riad, accusano l'Iran di appoggiare il movimento militante Houthi, responsabile di lanci di missili balistici contro il Regno e di combattere contro le forze sostenute da Riad per il controllo dello Yemen. "Gli Houthi sono responsabili delle proprie azioni. Non ricevono ordini da noi: agiscono in quanto forza di resistenza nella regione, in base alle situazioni che sono state loro imposte", ha precisato Pezeshkian, secondo la traduzione fornita da Fox News. "Abbiamo contatti con loro, ma non esiste un rapporto sistematico", ha aggiunto.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, assente dalla scena pubblica da mesi, gode di ottima salute, smentendo le voci secondo cui sarebbe deceduto o in stato di morte cerebrale. Intervistato da Bret Baier, conduttore di 'Special Report' su Fox News, il presidente iraniano ha detto di aver incontrato Khamenei "circa un mese fa" per un colloquio. "Non ricordo le date esatte. Circa un mese, un mese e mezzo fa", ha detto Pezeshkian. "Ci siamo incontrati per circa sette ore". Baier ha chiesto aggiornamenti sullo stato di salute di Khamenei e se fosse in grado di governare. "Certamente, assolutamente sì", ha risposto Pezeshkian, aggiungendo che la sua amministrazione riceve consultazioni e direttive da Khamenei. Incalzato sul motivo per cui la Guida Suprema non si sia ancora rivolta al pubblico dall'inizio della guerra, Pezeshkian ha attribuito l'isolamento di Khamenei alla "mancanza di sicurezza creata dalle azioni di stranieri", definiti "aggressori". Le condizioni di Khamenei sono oggetto di interrogativi da quando, secondo quanto riferito, è rimasto gravemente ferito durante l'operazione 'Epic Fury', che ha ucciso suo padre e predecessore insieme a diversi membri della sua famiglia.
AI outlook — possibilities, not facts
Gli Stati Uniti valuteranno se negoziare direttamente con l'Iran per porre fine al conflitto nelle prossime settimane.
Possible · Within weeks
L'esercito israeliano manterrà sospeso l'uso dei piccoli droni esplosivi almeno fino al completamento dell'indagine sull'incidente a Gaza.
Likely · Within days

Pope Leo

During the night, Russia attacked Kiev by hitting a residential building in the Solomensk district, causing one casualty and traffic restrictions. Ukrainian forces responded by striking a Russian oil refinery in Perm and an electronics plant in Ulyanovsk, about 1,500 km from the front. Zelensky, at the UN, defined Putin as 'patient zero' and asked to stop him.

Ukrainian President Zelensky told the UN that Putin must be stopped, calling him "patient zero", while raids on Kiev continue and a drone attack in Kharkiv caused at least 7 deaths. According to El Mundo, Russia is preparing new drone attacks against Mediterranean countries such as Italy, France and Spain, although Italy and the EU have not confirmed the alert. Meanwhile, Finland asks Musk to extend Starlink to Ukraine to hit Russian launchers, and Italy withdraws from the voluntary military exercises for Kiev scheduled for October.

Upon Benjamin Netanyahu's entry into the UN General Assembly in New York, dozens of diplomats from numerous delegations left the room in protest, leaving it half empty amidst pro-Palestine chants. Netanyahu called those present 'cowards' and said that if he had not attacked Iran 'we would all be dead'. The actress Susan Sarandon was stopped among the protesters in the streets near the UN, together with Darializa Avila Chevalier and Chi Osséo, and taken into custody by the police. The demonstration, organized by Jewish Voice for Peace, attracted about 250 people.

Iranian President Masoud Pezeshkian says in an interview with Fox News that the United States must decide whether to end the war, stressing that Iran was attacked and had to defend itself, and that the Houthis act independently of Tehran.

In his speech to the UN General Assembly, Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu condemned Israeli settlers who attack Palestinian communities in the occupied West Bank, calling them 'a handful of young thugs' and saying he will not tolerate acts of private justice.