
La piattaforma ha attivato una task force per rimuovere video che incitano alla violenza e limitare le funzionalità di monetizzazione durante le proteste.
TikTok risponde ai disordini avvenuti a Milano il 17 e 18 ottobre rafforzando la moderazione, bloccando termini di ricerca violenti e limitando la monetizzazione delle dirette per contrastare l'uso improprio della piattaforma da parte di gruppi di giovani.
AI-generated summary
Il 17 e 18 ottobre si sono verificati disordini nel centro di Milano, coinvolgendo numerosi giovani che hanno utilizzato i social media per documentare atti vandalici.
"Distinguiamo tra i contenuti che documentano le proteste e quelli che incitano alla violenza - si legge nella dichiarazione ufficiale dell'azienda -, garantendo l'accesso alle informazioni e il dibattito pubblico, contrastando al contempo l'uso improprio della piattaforma"
Ferma condanna a ogni forma di violenza. Dopo i disordini dello scorso finesettimana che hanno messo a ferro e fuoco il centro di Milano, TikTok comunica la propria disapprovazione e, con una dichiarazione ufficiale, specifica che non consente contenuti che incitano o promuovono attività criminali. “Distinguiamo tra i contenuti che documentano le proteste e quelli che incitano alla violenza – si legge in una nota ufficiale - garantendo l'accesso alle informazioni e il dibattito pubblico, contrastando al contempo l'uso improprio della piattaforma. In risposta ai recenti disordini, abbiamo attivato una task force e rafforzato le attività di moderazione, anche attraverso tecnologie di riconoscimento di immagini e audio".
Attività di moderazione
TikTok riferische che, "con l'evolversi della situazione, continuiamo la nostra attività di moderazione, rimuovendo i video, sospendendo le Live e bloccando gli account che violano le nostre regole. Finora, i tassi di violazione restano in linea con quelli osservati nei periodi precedenti. Stiamo inoltre collaborando con partner di fiducia, tra cui fact-checker indipendenti, per identificare le potenziali minacce emergenti". Per la società sono state introdotte "ulteriori misure di sicurezza, tra cui il blocco dei termini di ricerca che incitano alla violenza o ad attività criminali, la disattivazione del completamento automatico per le ricerche relative alle proteste e la limitazione dei suggerimenti di ricerca. Stiamo inoltre invitando gli utenti a consultare fonti affidabili e a utilizzare le Live in modo responsabile, limitando temporaneamente alcune funzionalità di monetizzazione delle dirette relative alle proteste, per prevenire eventuali forme di sfruttamento economico".
Il tam tam sui social
Secondo le indagini della polizia, i disordini del 17 e del 18 ottobre sono nati da gruppi disaggregati, senza una bandiera politica o un'ideologia definita. I video-esca su TikTok e i messaggi nelle chat hanno spinto moltissimi under 18, provenienti da contesti diversi, a convergere verso il centro di Milano (piazza Duomo, Galleria, San Babila) per compiere vandalismi, rubare e sfidare le forze dell'ordine. Molti dei ragazzi coinvolti hanno utilizzato le piattaforme in tempo reale per pubblicare foto e video con cartelli stradali divelti, pietre in mano o vetrine distrutte. I disordini sono diventati per molti uno "sfondo perfetto" per accumulare visualizzazioni e scattare foto di gruppo. Secondo le testimonianze e le ricostruzioni dei media, infatti, per molti ragazzi l'obiettivo primario era "esserci" per registrare contenuti.

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