Sindacati metalmeccanici lanciano allarme su crisi finanziaria dell'indotto Ilva a Taranto
Quick Look
- I sindacati metalmeccanici avvertono che a inizio ottobre non ci saranno le condizioni per proseguire la produzione nell'indotto dell'ex Ilva a Taranto a causa dell'esaurimento dei fondi europei e della mancanza di materie prime, nonostante i ricorsi pendenti.
- Chiedono al governo impegni finanziari nel prossimo incontro a Palazzo Chigi e il ritiro dei licenziamenti dei primi 2.500 lavoratori.
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Why It Matters
L'ex Ilva di Taranto è stata oggetto di una complessa procedura di cessione e ristrutturazione, con l'Unione Europea che ha approvato un prestito ponte da 390 milioni di euro in attesa della vendita di Acciaierie d'Italia. Il governo ha già autorizzato tre tranche di finanziamento per un totale di 349 milioni, lasciando poche risorse disponibili.
ROMA – Non ci sono più risorse, dal governo ci aspettiamo rispetto anche sulla mancanza di mezzi finanziari per proseguire l’attività a Taranto». I sindacati metalmeccanici, il giorno dopo l’avvio della procedura di licenziamento dei primi 2.500 addetti delle imprese dell’indotto dell’area a caldo dell’ex Ilva, lanciano un nuovo allarme: a inizio ottobre — anche ipotizzando esiti positivi dei ricorsi presentati alla Corte d’Appello sulla decisione di luglio che impone lo stop agli altoforni al 28 ottobre — non ci saranno le condizioni per continuare a produrre. Oltre alla mancanza della disponibilità di materie prime, che si stanno già riducendo, non ci sarebbero fondi «per far marciare gli impianti residui, pagare stipendi e fornitori e anticipare la cassa integrazione».
Fim, Fiom, Uilm e Usb ricordano che nell’ambito del plafond da 390 milioni approvato dall’Unione Europea come prestito ponte in attesa della cessione delle Acciaierie d’Italia, il governo ha autorizzato già tre tranche: una da 149 milioni e altre due da 100. I soldi sono quasi finiti. Situazione di cui chiederanno conto martedì nell’incontro a Palazzo Chigi, cercando impegni del governo a livello finanziario. La procedura di vendita non si è conclusa e la vicenda non si chiuderà in fretta. Mercoledì, invece, ci sarà l’udienza legata alla richiesta di sospensiva della decisione di chiudere l’area a caldo da parte del tribunale di Milano.
«Le aziende ritirino i licenziamenti, in attesa dell’incontro di martedì e degli impegni del governo», dice Luigi Bennardi della Uilm. Biagio Prisciano (Fim) definisce l’indotto «l’anello più debole della catena» e Francesco Rizzo (Usb) parla di «escalation sociale complicata da gestire». Francesco Brigati (Fiom) è preoccupato «per il rischio chiusura causa difficoltà finanziarie». E poi attacca l’esecutivo: «Quello che sta accadendo è frutto di un’assenza di risposte del governo in merito alla prospettiva».
What to Watch
AI outlook — possibilities, not facts
Il governo verrà sollecitato a fornire nuovi impegni finanziari nell'incontro di martedì a Palazzo Chigi
Likely · Within days
Le aziende dell'indotto potrebbero ritirare i licenziamenti in attesa dell'esito dell'incontro governativo
Possible · Within days
Open Questions
- Quali saranno gli esiti dei ricorsi alla Corte d'Appello sulla chiusura degli altoforni?
- Il governo fornirà nuovi impegni finanziari nell'incontro di martedì?
- Quali saranno le conseguenze occupazionali se la produzione dovesse fermarsi definitivamente?





