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L'articolo presenta i risultati di un sondaggio sulla soddisfazione lavorativa e il desiderio di cambiare carriera tra gli italiani, integrato con dati dell'Organizzazione internazionale del lavoro sulla disoccupazione giovanile e l'emigrazione di giovani qualificati.
La voglia di cambiare varia in base al grado di soddisfazione degli intervistati. Il 28% immagina un percorso professionale in continua evoluzione. Il 15% conta di cambiare del tutto settore almeno una volta nella vita. E il 9% prevede di cambiare del tutto settore più volte. Oltre quattro intervistati su 10 (43%) dichiarano di avere una carriera ideale che vorrebbero realizzare.
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C’è però anche paura di cambiare: spesso è l’età (dal 31% del campione) il freno maggiore, seguita dalla prospettiva di dover ricominciare da capo (28%) e dal timore di fallire (18%). Pesano anche l’incertezza finanziaria (26%) e le responsabilità familiari (19%). Oltre la metà degli intervistati (il 52%) afferma di possedere competenze spendibili nel mondo del lavoro ma di non sapere in quali contesti poterle valorizzare, mentre il 64% vorrebbe capire per quali ruoli il proprio profilo possa risultare idoneo. Il 21% non sa a chi rivolgersi per avere un consiglio e il 36% trova solo indicazioni generiche.
Bisogna poi considerare che orientarsi nel mercato del lavoro risulta complesso. Il 64% vorrebbe poter fare domande rispetto a un ruolo o a una società prima di candidarsi, mentre una persona su tre (30% ) ha avuto difficoltà a spiegare durante un colloquio la propria adeguatezza a un dato ruolo.
Oltre la metà degli intervistati (55% ) - quota che poi sale al 69% tra i giovani dai 25 ai 34 anni - afferma che comprendere meglio i diversi percorsi di carriera darebbe la giusta iniezione di fiducia per compiere il salto. Inoltre, il 68% dei lavoratori italiani che hanno risposto al sondaggio accoglierebbe con favore uno strumento in grado di suggerire nuove traiettorie professionali basandosi proprio sulle proprie competenze ed esperienze maturate.
Va tenuto però presente che lo studio si inserisce comunque in un quadro più generale: in Italia per ogni adulto disoccupato si registrano quasi quattro giovani disoccupati. A confermarlo è il rapporto mondiale dell'Organizzazione internazionale del lavoro-Ilo, che ha analizzato le tendenze dell'occupazione giovanile. Secondo lo studio, nel nostro Paese si registra una penalizzazione per ragazze e ragazzi nonostante il miglioramento dell'accesso all'impiego. Stando al rapporto, sono “sensibilmente diminuite” la disoccupazione e soprattutto l'incidenza dei Neet, “quasi dimezzata nel giro di un decennio, passando dal 25,7% nel 2015 al 13,3% nel 2025”: si tratta della “maggiore riduzione tra tutti i Paesi dell'Ue”. Nonostante questi dati però l'Italia continua a “registrare risultati meno favorevoli della media Ue".
Secondo il rapporto dell'Ilo, tra il 2014 e il 2023 sono emigrati 367mila italiani tra 25 e 34 anni. Tra questi, quasi 146mila (il 39,7%) erano laureati. I rientri dei giovani laureati sono stati poco più di 49mila durante lo stesso periodo, portando a una perdita netta di circa 97mila giovani qualificati.
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