'Spari da destra', una foto ANSA riscrive la strage di via Fani
Il libro di Roberto Chiodi ipotizza la presenza di un secondo tiratore in via Fani basandosi su una foto dell'ANSA del 1978
Quick Look
- Una foto scattata in via Fani il 16 marzo 1978 mostra fori di proiettile sulla portiera dell'auto di scorta di Aldo Moro, suggerendo la presenza di un tiratore non appartenente alle Brigate Rosse.
- L'autore Roberto Chiodi ipotizza il coinvolgimento di Gladio.
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Why It Matters
Il 16 marzo 1978 in via Fani a Roma, le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro uccidendo i cinque agenti della sua scorta. La dinamica dell'attentato è stata oggetto di decenni di indagini e controversie giudiziarie.
Come nel racconto 'La lettera rubata' di Edgar Allan Poe: la verità è così in bella vista che nessuno la nota; o la vuol notare. Oppure come il film 'Blow up' di Michelangelo Antonioni, dove la verità può essere rivelata dai particolari di una foto. A scattarla in questo caso è stato il fotografo dell'ANSA Antonio Ianni la mattina del 16 marzo del 1978 in via Fani un quarto d'ora dopo la strage (fu il primo ad arrivare sul posto): ritrae il corpo dell'agente Giulio Rivera riverso all'interno dell'Alfetta della scorta di Aldo Moro; sulla portiera anteriore destra dell'auto, sono ben visibili i fori di una dozzina di proiettili. Sparati "indiscutibilmente da un killer posizionato sul marciapiede opposto rispetto a quello dove sparava il commando dei quattro 'avieri' delle Brigate rosse. Che hanno sempre negato che a destra ci fosse uno di loro".
E allora chi è stato? L'ipotesi di Roberto Chiodi nel suo libro in via di pubblicazione 'Spari da destra. Omicidi di Stato' (disponibile su Amazon) è che quel giorno in via Fani ci fosse anche Gladio. Dell'immagine di copertina del libro i giornali dell'epoca pubblicarono una versione in cui i buchi sono poco o per niente visibili, per problemi legati al meccanismo della stampa e a quello della trasmissione. Ed anche la documentazione ufficiale presente negli atti parlamentari riproduce in gran parte immagini con un contrasto tale da rendere poco leggibili dettagli essenziali della carrozzeria. L'autore ha lavorato sulla foto, l'ha ingrandita e, racconta, "mi si è spalancato un mondo". Come è stato possibile, si chiede, "che nessuno si sia mai accorto di questi buchi neri, una sventagliata visibilissima con la portiera aperta?". E' una delle tante omissioni e degli innumerevoli depistaggi, scrive, che hanno caratterizzato la vicenda e che proseguono ancora oggi, a quasi mezzo secolo di distanza. Chiodi ne mette in fila alcuni, oltre alla foto ANSA: le prove di una via di fuga dei terroristi diversa da quella ufficiale; l'auto del rapimento Moro lasciata sotto l'abitazione del procuratore generale della Corte d'appello di Roma Pietro Pascalino, che fu il dominus delle indagini sul caso; il verbale della Digos che falsifica luogo e orario del ritrovamento; testimoni decisivi eppure mai interrogati; le costole fratturate dello statista mai approfondite. Quegli spari "da destra" sono così non solo una considerazione balistica, ma un'indicazione di responsabilità.
La "geometrica potenza" dell'azione di via Fani non può essere, nell'opinione dell'autore, solo farina del sacco brigatista. In appena un minuto e mezzo, con 91 proiettili sparati, sono stati eliminati cinque agenti (Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino), è stato prelevato Moro indenne ed attuato alla perfezione il piano di fuga. Un'operazione militare che richiedeva complicità e competenze elevate. Quelle di una struttura armata e segreta come Gladio. In quel 1977 del compromesso storico, osserva, "Moro doveva essere eliminato e la crudele responsabilità fatta ricadere sui terroristi". E ci fu una sorta di patto tra Stato e Br che si misero d'accordo sulle "verità dicibili", quelle del cosidetto 'Memoriale Morucci'. Chiodi confida che la foto possa rimettere in moto la macchina giudiziaria, perchè - ricorda - "il reato di strage non si prescrive mai". I legali delle cinque vittime hanno chiesto la riapertura del fascicolo e si sono appellati al gip quando il pm l'ha negata. Il giudice ha concesso fino a fine anno alle parti per trovare elementi nuovi. "L'ipotesi di un ulteriore tiratore sul lato destro dell'Alfetta, se confermata da una perizia sugli originali fotografici e sui rilievi balistici, imporrebbe di riesaminare aspetti fondamentali della ricostruzione della strage", dice l'autore del libro che spiega di aver portato la documentazione fotografica all'attenzione della magistratura attraverso l'avvocato Luigi Li Gotti, uno dei difensori delle vittime.
What to Watch
AI outlook — possibilities, not facts
Il GIP valuterà la riapertura del fascicolo entro la fine dell'anno.
Likely · Within months
Open Questions
- Chi ha sparato dal lato destro dell'auto di scorta?
- La magistratura riaprirà ufficialmente il caso?







